Emilio Rigatti 25mila km per “Una luce sempre accesa a Kabul”

Da una luce accesa nella notte alle strade dell’Afghanistan: l’11 settembre è arrivato in libreria per Ediciclo editore “A Kabul per una luce accesa. 25.000 chilometri dal Friulistan all’Afghanistan su una Willys del 1953” di Emilio Rigatti e Amedeo Lovisoni.
Emilio Rigatti, settant’anni e un tumore metastatico, accetta una proposta di viaggio fino a Kabul che, per una persona ragionevole, richiederebbe qualche giorno di riflessione. Nasce così il racconto di 25.000 km attraverso Balcani, Turchia, Iran, Afghanistan, Asia Centrale e Georgia. Con Rigatti e Lovisoni, due donne in sella alle loro Yamaha Ténéré, Francesca d’Alonzo e Julia Gerlach: una ciurma improbabile lungo una rotta che porta a luoghi spesso conosciuti attraverso le cronache di guerra, Cento giorni di polvere, frontiere, guasti, incontri, paesaggi abbaglianti e situazioni in cui paura e meraviglia spesso convivono.
Il viaggio verso Kabul è il pretesto per interrogarsi su cosa significhi ancora viaggiare e su quanto l’incontro possa cambiare l’idea di luoghi e persone. In Afghanistan Rigatti racconta l’ospitalità, la curiosità e le contraddizioni incontrate sulla strada, fino a riconoscere quanto il viaggio serva a «polverizzare i pregiudizi»
La presenza di due donne, Francesca e Julia, permette un confronto diretto con le donne incontrate e approfondisce lo sguardo sulla loro condizione. A Herat, Francesca stringe un rapporto con Somaya Moniry, la prima donna del Paese a cui è stato permesso di lavorare come guida turistica. A Kabul, Rigatti racconta l’incontro con tre ragazze coraggiose, occasione per capire meglio la condizione femminile.
Ironico, colto, digressivo e volutamente scanzonato, il libro tiene insieme racconto di strada, storia, arte, architettura, geografia e cronaca quotidiana. La Willys (jeep) diventa di volta in volta cammella, Pequod e nave dei folli. E tra un imprevisto e l’altro affiora la domanda più profonda: che cosa scegliamo di fare del tempo che abbiamo?
Per Amedeo Lovisoni, partire significa fare i conti con la finitezza e con la possibilità di scegliere, se partire e per dove.
Rigatti spiega: “Il racconto di un viaggio non è il viaggio, lo so. È l’eredità che il viaggio ci ha lasciato. […] Il viaggio è un sogno che si continua a sognare anche quando si è rientrati a casa”..
A Kabul per una luce accesa è il diario di un viaggio picaresco e adrenalinico in alcune delle terre più complesse e affascinanti dell’Asia che invita anche ad ascoltare quel desiderio di non rimandare : “Non sentite che fuori dalla porta di casa c’è un viaggio che vi sta chiamando? – dice Rigatti – Non aspettate. Andate. Io son partito per una luce accesa. Voi… vedete voi.”. Rigatti con Ediciclo licato nove libri, tra cui: La strada per Istanbul, Minima pedalia, Dalmazia Dalmazia.