Cristina Savi presenta “Friulane” di Giuseppe Marcotti

Il Circolo della Cultura e delle Arti di Pordenone, con il patrocinio del Comune di Pordenone e in collaborazione con Biblioteca Civica di Pordenone e FIDAPA – Pordenone, organizza martedì 21 aprile alle 18 in sala Degan della Biblioteca Civica di piazza XX Settembre a Pordenone, l’incontro dedicato al libro di Giuseppe Marcotti dal titolo “Friulane”. Il volume narra le storie delle figlie della piccola patria, ne parlano Giovanni Santarossa (editore dell’opera) e la giornalista Cristina Savi.

Un viaggio attraverso quindici secoli di storia, dove le donne friulane emergono con forza, ironia e sorprendente modernità. Un grande affresco che restituisce voce a figure rimaste troppo a lungo ai margini, raccontando un Friuli vivo, dinamico e profondamente umano.

«Grazie mio caro Marcotti. Che dirle e che scriverle?
In questo periodo così triste della mia vita lei, con il suo straordinario libro,
mi ha ridato il sorriso e la ringrazio per aver svelato
le tante storie delle donne friulane portandole sul palco della storia.
Credo che molte friulane la ringrazieranno»
(Caterina Percoto)

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FRIULANE
Son qui narrate le figlie della piccola patria
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Riproposto nella collana “Storie” da Giovanni Santarossa, il volume recupera e restituisce al pubblico contemporaneo un’opera straordinaria, pubblicata per la prima volta nel 1884 e a lungo dimenticata.

Non si tratta solo di una ristampa, ma di una vera operazione culturale: riportare alla luce uno dei più completi affreschi sull’universo femminile friulano.

Dalle monache dei conventi coinvolte in scandali e tensioni, alle donne dei villaggi protagoniste di conflitti e relazioni quotidiane; dalle dinamiche economiche dei matrimoni alle figure capaci di amministrare, resistere, scegliere.

Come sottolinea Santarossa, è «un libro intrigante, sapido, strapieno di informazioni», capace di smentire l’immagine di un Friuli femminile passivo: qui emergono vitalità, ironia, capacità di reagire.

Un’opera che non racconta solo storie, ma cambia il modo di guardarle.
Svelato le tante storie delle donne friulane portandole sul palco della storia.

Nel monastero maggiore di Cividale, sul finire del Cinquecento, il silenzio delle regole viene infranto.
Alcune giovani monache denunciano la presenza di uomini sui tetti, proprio sopra le loro celle.

La badessa interviene con una decisione tanto semplice quanto sorprendente: fa murare il fumaiolo mentre, all’interno, si stanno consumando incontri proibiti.

Ne nasce uno scandalo che coinvolge figure insospettabili e svela una realtà fatta di desideri, compromessi e libertà negate.

Non è solo cronaca: è il ritratto di una società viva, attraversata da tensioni e relazioni che la storia ufficiale ha spesso ignorato.

«Grazie mio caro Marcotti. Che dirle e che scriverle?
In questo periodo così triste della mia vita lei, con il suo straordinario libro, mi ha ridato il sorriso e la ringrazio per aver svelato le tante storie delle donne friulane portandole sul palco della storia. Credo che molte friulane la ringrazieranno»
— Caterina Percoto
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GIUSEPPE MARCOTTI
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nacque a Campolongo al Torre nel 1850, in una famiglia friulana benestante e culturalmente attiva.

Studiò giurisprudenza tra Bologna e Firenze, città in cui scelse di stabilirsi, avviando una intensa attività giornalistica e letteraria.

Collaborò con importanti testate, tra cui La Nazione, e fu corrispondente di guerra durante il conflitto russo-turco del 1877, maturando una profonda conoscenza degli scenari europei.

Scrittore prolifico, si dedicò a romanzi storici, cronache e saggi, spesso costruiti su documenti e ricerche dirette.

Tra le sue opere più significative: Cronache segrete della polizia toscana (1898), Il Montenegro e le sue donne(1896), La Madre del re galantuomo (1897).

Fu segretario generale della Società Dante Alighieri dal 1900 al 1906, contribuendo alla diffusione della cultura italiana.

Dopo la morte della moglie, si ritirò nella sua villa in Toscana, continuando a scrivere fino alla morte, avvenuta a Udine nel 1922.

La sua opera si distingue per la capacità di unire rigore storico e narrazione, offrendo uno sguardo vivido, diretto e spesso sorprendente sulla società del suo tempo.

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