Rushdie a Pordenone si racconta: l’attentato i nuovi libri

“E’ stato definito dalla critica un maestro della narrazione perpetua, il nuovo Sherazade” così Alberto Garlini ha presentato oggi in conferenza stampa Salman Rushdie, lo scrittore indiano di origine naturalizzato britannico e statunitense, protagonista dell’evento inaugurale di Pordenonelegge 2026, questa sera. Quando intervistato da Federico Rampini riceverà anche il neonato premio “Ambassador of Freedom perché rappresenta la libertà del pensiero”, ha ricordato Michelangelo Agrusti, presidente della Fondazione Pordenonelegge.

Rushdie si è concesso molto alla città e ai giornalisti in questi giorni, trovando la forza non solo di superare ma anche di raccontare il trauma dell’attentato subito nel 2022, quando si è salvato pur perdendo un occhio e l’uso parziale di una mano. Questa vicenda l’ha raccontata nel libro “Coltello. Meditazioni dopo un tentato assassinio” uscito nel 2024 che a sua volta è diventato la traccia anche per il docufilm in uscita proprio domani 17 settembre all’IFC di New York. “Sarà difficile riuscire arrivare in tempo per la premiere – ha raccontato sorridendo Rushdie oggi in conferenza stampa – Il film nasce da un video-diario che ha fatto mia moglie Rachel documentando la mia guarigione, questo è il cuore del documentario, Poi c’è tutto il lavoro che ha fatto il regista Alex Gibney, il miglior documentarista al mondo. C’è tutta la mia storia di scrittore. Per me è stata molto dura guardarlo”.

Rushdie è tornato in libreria quest’anno con altre due pubblicazioni: la raccolta di saggi “Linguaggi di verità” e la raccolta di racconti “L’undicesima ora” uscito in primavera, volume che nel titolo riprendela parabola del Vangelo di Matteo, in cui Rushdie affronta anche il tema della vecchiaia (l’undicesima ora appunto). I racconti nascono da diversi spinti “uno dei quali è proprio l’Italia, e in particolare Italo Calvino. Come sapete Calvino è stato molto incoraggiante e importante agli esordi della mia carriera” ha raccontato Rushdie che con sagacia ha fatto un gioco di parole “vedete in questo mio libro possiamo dire che c’è un po’ di Calvino o un certo calvinismo”. Ha poi aggiunto “ero molto amico di Umberto Eco e di Mario Vargas Llosa, formavamo una sorta di gang, andavamo in giro alle presentazioni dei libri e agli eventi. Oggi purtroppo sono l’unico rimasto di questa gang”.

Rushdie non si è risparmiato nemmeno nel rispondere alle domande sugli scenari contemporanei. “Non sono le guerre il problema oggi, bensì il comportamento dei Governi che promuovono queste guerra. Si veda il mio paese [gli Stati Uniti, ndr] in cui giornalisti e anche comici sono sotto assedio quotidianamente da parte del presidente degli Usa che non ha alcun senso dell’umorismo”. E su Trump, Rushdie si è espresso in maniera molto chiara definendolo una “minaccia sia per la libertà di espressione ma non solo, vedremo cosa succederà, mancano meno di 50 giorni alle elezioni di Midterm”. Quanto al Medioriente e al “regime iraniano è terribile, ogni giorno perseguita la sua stessa popolazione. Al contempo non credo però che quanto stanno facendo gli USA sia giusto: questa guerra non sta aiutando per niente la popolazione iraniana, anzi il regime ne uscirà più forte, questa guerra si è rivelata più produttiva per il regime”. Infine un accenno al film “Naza” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia opera di due registi israeliani contro i quali si è scagliato il governo israeliano ipotizzando di revocarne la cittadinanza, “è terribile ma nulla che mi sorprenda purtroppo. Anzi mi congratulo per il loro coraggio”.