Il Patto tra le fedi: germoglio del mondo che vorremmo

Roma, 25 giugno2026. Firma del Patto fra le religioni in Italia. I responsabili delle religioni che sono in Italia, sottoscrivono un Patto per dare continuità e prospettiva al lavoro congiunto e per dare ufficialità all'esperienza chiamata "La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale".

Che la chiesa lanci appelli alla pace è un fatto ad oggi percepito come scontato, ma è altrettanto vero che nel lontano passato non sono mancate azioni violente: una per tutte le Crociate. Atti violentissimi hanno coinvolto anche credo diversi: per limitarci a tempi noi vicini, non si possono scordare i sanguinari attacchi dell’Isis contro la civiltà occidentale (dalle Torri gemelle agli attentati di Parigi, Londra, Bruxelles e in mezza Europa), l’avvallo di guerra santa contro un satanico occidente dato dal Patriarca Kirill all’invasione dell’Ucraina da parte del presidente russo Putin o lo scontro di fondamentalismi (integralisti religiosi ebraici versus integralisti di Hezbollah) che insanguina il Medioriente. Quando fede e ideologia si mescolano con la sete di potere terreno, la colomba della pace si invola e farla tornare è arduo. Per questo, alla firma del Patto tra le fedi, sottoscritto il 25 giugno all’Ara Pacis di Roma, l’anima ha sorriso.

Si tratta di un documento che può ben dirsi storico, condiviso da quindici leader di diverse confessioni religiose presenti in Italia, intitolato: “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. Il primo di futuri passi, dato che l’adesione comporta l’assunzione di impegni concreti, e al contempo l’esito di un percorso ecumenico avviato nel 2023 da Papa Francesco nell’ambito del Cammino sinodale delle chiese che sono in Italia e definito “La via italiana del dialogo interreligioso”. Guardando ancora più indietro, potremmo forse anche intenderlo come il frutto più maturo di un primo incontro interreligioso per la pace voluto da Giovanni Paolo II nell’ottobre 1986, quando lo stesso convocò ad Assisi, città di Francesco il santo della pace, oltre 160 leader e rappresentanti delle Chiese cristiane e delle grandi religioni mondiali, istituì la Giornata mondiale di preghiera per la pace e dichiarò il dialogo interreligioso strumento imprescindibile per scongiurare i conflitti. Un secondo incontro importante avvenne poi ad Abu Dhabi (emirati Arabi uniti) nel quale papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar firmarono il Documento sulla Fratellanza umana per la pace e la convivenza comune.

Ben consapevoli che una rondine non fa primavera, non è però possibile non guardare al Patto ora sancito con immensa speranza. Lo hanno firmato: la Cei per la Chiesa cattolica, l’Unione per le comunità ebraiche in Italia (Ucei), l’Unione delle Comunità islamiche in Italia (Ucoi) con altre realtà islamiche, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, la Federazione delle chiese Evangeliche d’’Italia (FCEI), l’Unione Buddista italiana (UBI), l’Unione Induista italiana, l’Assemblea spirituale Bahà’ì d’Italia, la Sikhi Sewa Society e l’Istituto Tevere per il dialogo culturale e religioso.

Nove sono gli impegni presi da ciascuno dei quindici leader e nove le azioni concrete. Tra gli impegni: “educare le rispettive comunità al dialogo”, “contrastare ogni forma di pregiudizio, oppressione, discriminazione ed estremismo”, come pure “prendere posizioni nette contro l’odio” (si pensi in caso di azioni violente, attacchi, attentati) come contro le “persecuzioni per motivi religiosi”. Tra le azioni: la costituzione di una Giornata nazionale per il dialogo interreligioso, la promozione di “progetti condivisi di conoscenza delle tradizioni, di educazione alla pace e di valorizzazione del ruolo delle donne”. Aspetto, quest’ultimo, dalla notevole valenza, dato che non tutte le religioni hanno uno sguardo paritario su uomini e donne. Quel che in sintesi emerge è una volontà di impegno comune sul doppio binario del dialogo e della pace, il primo come metodo, il secondo come obiettivo.

Il cardinale Zuppi, presente alla firma come presidente della Cei, che ha guidato il cammino del tavolo interreligioso in questi anni, lo ha definito “un momento di grande gioia e di grande impegno”, facendo intendere la valenza di quanto compiuto: non un beau geste simbolico ma la consapevolezza condivisa che senza dialogo la pace si fa utopia. Ha infatti dichiarato che il Patto viene portato avanti “con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi”.

Il giorno dopo, 26 giugno, aprendo il Concistoro, papa Leone XIV ha ribadito ai cardinali l’importanza della pace con grande schiettezza: “La guerra non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie”. E in chiusura dello stesso, il 27 giugno, appellandosi ai 178 cardinali presenti li ha spronati a farsi artefici “della cultura della cooperazione e del dialogo capace di dare nuova forza al multilateralismo perché i popoli imparino nuovamente a cercare insieme il bene dell’intera famiglia umana”. La pace, per parafrasare papa Francesco, sembra dunque avere oggi un accresciuto numero di artigiani all’opera.

Una rondine non fa primavera, si è detto, e il Patto siglato in Italia non si applica al mondo, dove le cose vanno troppo spesso in tutt’altro modo. Ma ciò non toglie che il Patto si mostri un germoglio del giardino in cui il genere umano potrebbe vivere, affratellato e solidale, senza sprecare risorse ed energie per accaparrarsi l’aiuola del vicino o, ancor peggio, per perseguitarsi e uccidersi.