Electrolux in sciopero: lavoro, persone e coesione sociale

Un migliaio di lavoratori in sciopero, una delegazione di sindaci in rappresentanza dei 51 Comuni della provincia di Pordenone, il vescovo Giuseppe Pellegrini accompagnato da Luigi Piccoli in rappresentanza della Commissione diocesana di Pastorale Sociale e del Lavoro, tutti convocati dalle Rsu dello stabilimento Electrolux di Porcia e dalle organizzazioni sindacali, le tre sigle unitarie Fim Cisl, Uilm e Fiom Cgil. Tutti erano presenti all’assemblea pubblica che si è tenuta al di fuori dei cancelli dell’Ingresso Nord dello stabilimento.

Ma anche ex lavoratori oggi in pensione ed ex sindacalisti che ricordano ancora sulla propria pelle i brividi di dodici anni fa quando dopo otto mesi di proteste e 108 giornate di sciopero riuscirono a evitare la chiusura del plant di Porcia.

E ancora, i lavoratori della filiera: con le rappresentanze sindacali unitarie di Nidec, Casagrande, Zml, Lc, Tecnomec, ma anche Sodexo e Europromos, una presenza “di indotto” e di filiera, come rilevato da Gianni Piccinin, segretario provinciale della Fim Cisl. Questo perché “il piano comunicato dall’azienda è un messaggio chiaro: spostare la produzione di lavasciuga e delle lavatrici non-Omega, significa portare fuori il 30% della produzione, che significa non avere più l’equilibrio tra costi di manutenzione dello stabilimento e rendimento della produzione. Significa che il prossimo passo è la chiusura. Il territorio ci deve ascoltare, perché è in gioco la difesa non solo dello stabilimento ma del territorio stesso del suo lavoro e della sua identità. La Zanussi non si spegne, noi siamo la Zanussi” ha esordito Roberto Zaami, segretario provinciale Uilm.

E simbolicamente è stata decisiva la presenza tra i lavoratori del vescovo di Concordia-Pordenone Giuseppe Pellegrini: “Sono qui come cittadino, come fratello – ha esordito il Vescovocome pastore di una comunità cristiana che non vi lascia soli. Con me c’è la Diocesi attraverso la Pastorale Sociale. Il lavoro è fondamentale per mantenere le famiglie e per dare dignità alla persona. Perciò manifesto oggi qui solidarietà e amicizia a voi lavoratori e ai vostri cari. Lottando insieme con voi, se necessario, perché la Chiesa è chiamata a essere vicina e a salvaguardare la dignità della persona, compresa la dignità lavorativa. Vi accompagneremo e cammineremo assieme”.

I SINDACI

Poi gli interventi dei sindaci di Porcia e Pordenone. “Sono figlio di operai della Zanussi – ha ricordato il primo cittadino purliliese, Marco Sartini – sono quello che sono grazie alla Zanussi dove ancora oggi lavorano familiari e parenti. Quella paventata è una sciagura per le nostre famiglie e per le persone, sono problemi di cui noi sindaci ci faremo carico. Chiudere o ridurre è l’inizio di un percorso triste che potrebbe portare alla chiusura. Chiudere uno stabilimento come Porcia significa che per ogni lavoratore di questa fabbrica ne dipendono altri 3 o 4 fuori”.

Sono poco meno di 1300 attualmente gli addetti Electrolux a Porcia, di cui 620 operai, una ottantina circa nel Data Center di via Modotti e il resto addetti nel settore impiegatizio.

“La lavatrice è il simbolo dello sviluppo industriale – è intervenuto Alessandro Basso, sindaco di Pordenone – i grandi imprenditori assieme ai lavoratori hanno costruito questo progresso. Mai come in questi giorni tra sindaci ma anche consiglieri regionali, europarlamentari, a tutti i livelli e schieramenti, siamo compatti nel parlare la stessa lingua. Il prossimo anno Pordenone sarà Capitale Italiana della Cultura, ma questo traguardo si regge su fondamenta solide, il lavoro e l’industria. Quello presentato è un piano di dismissione, tagliare sullo sviluppo tecnologico significa che l’azienda prevede un certo destino”.

RSU E ORGANIZZAZIONI SINDACALI

“Il piano così com’è va rifiutato, non si possono scaricare le difficoltà sui lavoratori – ha poi preso la parola Stefania Zille, Rsu della Fim Cisl – la multinazionale deve fare la propria parte assumendosi la responsabilità concreta verso il territorio che per decenni ha contribuito al suo sviluppo. Chiediamo al Governo centrale una politica industriale forte perché oggi le imprese sono soffocate. Difendere l’industria significa difendere l’occupazione, la famiglia, la coesione sociale. Perciò non arretreremo di un passo”.

“Non parliamo al passato, noi abbiamo bisogno di costruire un futuro per tutti gli stabilimenti Electrolux in Italia – ha gridato Pietro Mancino, Rsu Fiom Cgil – Da qualche anno l’azienda ha iniziato ad avere un rapporto poco trasparente anche con le Organizzazioni Sindacali, cosa mai accaduta prima. La chiusura di Cerreto d’Esi e il licenziamento dei suoi 170 lavoratori sono stati annunciati con una piccola frase, senza nemmeno il coraggio di comunicarlo ai lavoratori. E Porcia è l’altro stabilimento che sarà molto colpito. Si prevede di tenere qui solo le tre linee lavatrici Omega, questo significa che ci sono anche esuberi nascosti non conteggiati in quelli comunicati. Questo piano è una carneficina, è come fossimo in guerra. Electrolux ha posto tre problemi posti da Electrolux (costo del lavoro, dell’energia, delle componenti acciaio e plastica) senza dare prospettive di soluzione. Ma non si cercano scorciatoie buttando sulla strada 1700 persone. Sono questioni che stanno al di sopra dei lavoratori, come il fatto che è fondamentale proteggere le filiere produttive dei settori strategici con intervento pubblico, anche economico se serve. Vogliamo un’Europa green, verde, democratica, ma vogliamo un’Europa del lavoro, senza manifattura non c’è ricchezza. Grazie al Vescovo, alle Istituzioni, ai delegati sindacali di altre aziende, perché è importante una alleanza di sistema. Vedremo se il 25 Electrolux riproporrà lo stesso piano davanti a un Ministro della Repubblica, noi non lo possiamo accettare. Chiediamo al Governo che Electrolux diventi uno spartiacque: se perdiamo non perdono solo i lavoratori, ma l’intera Italia”.

“Quest’azienda nella sua storia passata ha dato lavoro a un territorio ben oltre il pordenonese: al vicino Veneto, all’udinese. È stata una storia di industria, di crescita e di sviluppo. Nel 2014 fu fatta una battaglia per tenere le imprese qui, una battaglia vinta ma anche pagata e sudata. Noi siamo disposti a scrivere, a partecipare a lettere condivise, ma con un principio: l’azienda deve ritirare i licenziamenti altrimenti non rimane nulla di cui discutere, si discute per un rilancio non quando si licenzia. Resisteremo un minuto in più” ha dichiarato Simonetta Chiarot segretaria provinciale della Fiom Cgil.

“A Roma ci saremo, il 25 maggio giornata in cui l’azienda aveva già concordato un fermo di produzione” ha concluso Marco Romano, Rsu della Uilm.

IL PIANO ANNUNCIATO

L’annuncio con cui la multinazionale ha presentato un piano di tagli produttivi e di personale (1700 esuberi in Italia) è avvenuto l’11 maggio a Mestre, in un incontro con i sindacati convocato dall’azienda per fare il punto sugli assetti organizzativi collegati al precedente annuncio del 23 aprile, quello con cui Electrolux ha annunciato la partnership negli Stati Uniti con il colosso cinese Midea.

L’ipotesi di un ingresso di Midea anche nel comparto italiano di Electrolux è stato negato dall’azienda stessa. Ma i timori sono che all’orizzonte ci sia un disimpegno dalla piattaforma europea da parte della multinazionale svedese, a favore invece di una delocalizzazione verso l’Asia. Dall’11 maggio, a Porcia, i lavoratori hanno fatto 12 ore di sciopero, un numero ancora esiguo “perché la battaglia sarà lunga” hanno motivato. I tagli così draconiani sia in termini di lavoratori che di produzione sono stati una doccia fredda imprevista e repentina, le due linee che verranno dismesse a Porcia sono quelle che più attualmente stanno vendendo. Le tre linee nuove che rimarranno sono quelle meno richieste e appetibili per il mercato. Motivo per cui le preoccupazioni sono molto forti e si spingono ben oltre questo piano da 1700 esuberi.

EUROPA

Di “piano inaccettabile” hanno parlato sia le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia sia già il Ministro Adolfo Urso. Da Bruxelles anche l’eurodeputato Alessandro Ciriani ha fatto sapere “: “Il caso Electrolux è un campanello d’allarme che nessuno può permettersi di sottovalutare. “il piano annunciato dall’azienda, con 1.700 esuberi in Italia, è inaccettabile”eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR.
“L’industria europea non può essere lasciata sola di fronte a regole che, nate formalmente per difendere ambiente e competitività, rischiano invece di trasformarsi in un boomerang contro chi produce in Europa. È in questo quadro che si inserisce il tema CBAM, che va affrontato urgentemente e senza ipocrisie” ha aggiunto. “È proprio su questo – sottolinea Ciriani, che sta seguendo il dossier per il gruppo ECR-Fratelli d’Italia – che stiamo lavorando al Parlamento europeo, nel negoziato sulla revisione del CBAM. La proposta oggi sul tavolo, che riguarda anche l’estensione del meccanismo ai prodotti a valle e il rafforzamento delle misure anti-elusione, rappresenta una partita decisiva per il futuro della manifattura europea. La revisione del CBAM significa impedire che le nostre imprese paghino il prezzo della transizione mentre prodotti finiti e componenti importati da Paesi extra-UE entrano nel mercato europeo senza oneri equivalenti. Se questa distorsione non verrà corretta, il rischio è che l’Europa finirà per tassare la propria industria e lasciare un vantaggio competitivo a chi produce fuori dai nostri confini”.