Domenica 24 maggio, commento di don Renato De Zan

Gv 20,19-23

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Pentecoste: Ricevete lo Spirito Santo

Il Testo

1. Il testo di Gv 20,19-23 appartiene alla parte finale (Gv 20,19-29) della prima conclusione del vangelo di Giovanni (la seconda conclusione si trova in Gv 21). Il brano è la parte iniziale della pericope di Tommaso. Presenta l’esperienza del primo incontro di Gesù con i discepoli (solo dieci). Prima, Il risorto aveva incontrato Maria Maddalena, affidandole il compito di annunciare un messaggio ai discepoli stessi.

2. La formula liturgica presenta una parte narrativa (Gv 20,19) e una parte discorsiva (Gv 20,19e-23). La parte narrativa presenta la cronologia dell’avvenimento (il primo girono della settimana, che noi chiamiamo “domenica”) e l’apparizione del Risorto a porte chiuse (!). La parte discorsiva è scandita in due momenti dalla ripetizione del saluto “Pace a voi” (Gv 20,19e.21a). Nel primo viene evidenziata la gioia dei discepoli “al vedere il Signore”, nel secondo, c’è la missione dei discepoli (che continua quella di Gesù ricevuta dal Padre) e il dono dello Spirito, legato al perdono dei peccati.

L’Esegesi

1. La comunità cristiana delle origini era pienamente consapevole che lo Spirito agiva nella storia molto prima della Pentecoste. Giovanni Battista fu “colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre” (Lc 1,15). Zaccaria “fu pieno di Spirito Santo, e profetò” (Lc 1,67). Gabriele disse a Maria: “Lo Spirito Santo scenderà su di te” (Lc 1,35). Elisabetta “ fu colmata di Spirito Santo” (Gv 1,41c). Lo Spirito Santo “era sopra” Simeone (Lc 2,26). Gesù è “pieno di Spirito Santo” (Lc 4,1; cf  Lc 3,22) non in forma episodica, ma continuativa. Questi pochi esempi mostrano, dunque, il dinamismo dello Spirito molto prima della Pentecoste.

2. Nessuna meraviglia, per il credente, scoprire che prima e dopo la Pentecoste c’erano già state “altre Pentecosti”. Gesù, morendo, “parédoken to pnéuma”, trasmise lo Spirito (Gv 19,30) e, subito dopo la sua risurrezione, come Risorto “alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»“ (Gv 20,22-23). Anche dopo la Pentecoste ci sono fenomeni spirituali identici alla Pentecoste: glorificazione di Dio e locuzione in altre lingue. Si tratta dell’episodio di Cornelio, narrato in At 10,1-48.

3. Gv 20,19-23 presenta l’adempimento della profezia di Gesù sul dono dello Spirito. Tale dono è legato strettamente al perdono dei peccati: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”. Degno di nota è il passivo teologico “saranno perdonati”, che sottintende “da Dio”. Si tratta di uno dei vari testi che fondano il sacramento della riconciliazione. L’uomo, se liberato dai peccati, – secondo la logica biblica – è liberato anche dalla morte. L’episodio di Pentecoste (At 2,1-11) è il brano classico della Pentecoste dove l’autore sacro mostra come lo Spirito ricomponga in unità la disunione degli uomini, annullando il peccato di Babele.

Il Contesto celebrativo

1. Con At 2,1-11, la Chiesa raccoglie le ricchezze di fede di tutte le altre “Pentecosti”. Le motivazioni teologiche sono diverse. Vediamo solo tre. Una prima ragione si trova proprio nel giorno della Pentecoste ebraica che celebra la consegna della Toràh da parte di Dio al popolo ebraico per mezzo di Mosè. La comunità di Gesù celebra il dono dello Spirito che è la nuova legge del Cristianesimo. Una seconda ragione consiste nel fatto che tale avvenimento salvifico fece percepire alla comunità di Gesù – attraverso le fiammelle di fuoco – come Dio fosse amico (la fiamma di fuoco nell’alleanza di Dio con Abramo in Gen 15), presenza nella storia (il roveto ardente di Mosè in Es 3) e guida (la colonna di fuoco che guida gli ebrei nell’esodo in Es 13). Una terza ragione consiste nel fatto che l’episodio di Pentecoste di At 2 coinvolge persone di “ogni nazione che è sotto il cielo”: l’universalismo della comunità cristiana voluto dallo Spirito è evidente.

2. Nella Messa della vigilia viene illustrato il peccato dell’uomo che provoca la dispersione dei popoli attraverso l’incomprensibilità delle lingue (prima lettura: Gen 11,1-9). Il vangelo, all’opposto, mostra come il dono dello Spirito che Gesù donerà a tutti coloro che crederanno in Lui (Gv 7,37-39), abolendo la dispersione dei popoli avvenuta a Babele.

I bellissimi testi che la Liturgia offre come “prima lettura allargata” costituiscono un pellegrinaggio di fede nel coniugare il tema dell’alleanza – da cui scaturisce la Toràh (Es 19,3-8.16-20) – e la promessa del dono dello Spirito (Gl 3,1-5) che i cristiani possederanno come intercessore presso Dio (cf Rm 8,22-27).