Diocesi
Assemblea pastorale diocesana, 23 aprile a Sclavons in seduta plenaria. Omelia del vescovo Giuseppe Pellegrini
Testi di riferimento: Atti 27, 1. 7. 9-12 a. 18-25. 30-38. 41-44.
Carissime e carissimi tutti, il mio cuore è ricolmo di gioia e gratitudine nel vedervi stasera riuniti nell’Assemblea pastorale diocesana, dopo una prima fase vissuta in alcune foranie della diocesi. Gioia perché ci siete, gioia perché il vostro esserci parla di fede e di testimonianza e soprattutto del desiderio di essere parte attiva nel cammino pastorale, nonostante fatiche e difficoltà personali e dell’intera umanità. Anzi, sta proprio qui la bellezza e l’importanza di questo ritrovarci insieme, preti e laici credenti, che non hanno paura di compromettersi e che hanno il coraggio di perdere un po’ di tempo per la crescita delle comunità cristiane superando la logica del ‘si è sempre fatto così’. Desidero fare risuonare in questa nostra Assemblea tre parole: Gioia, Speranza e Coraggio. Gioia perché Cristo Risorto ci aiuta a superare la tentazione del chiuderci in noi stessi e la paura di vivere con poco entusiasmo la nostra fede. Speranza che non si fonda su un facile ottimismo e che non nega le fatiche e le sconfitte, ma su Cristo Risorto che ci aiuta a riaccendere la speranza nel cuore delle persone attraverso il dono dello Spirito Santo, perché nessuno “potrà mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8,39). Coraggio è il volto visibile della fede che nasce dalla fiducia di una presenza, di Dio che in Gesù Cristo ha sconfitto la morte e ci rassicura: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20). La vostra presenza stasera, attiva e costruttiva nei vari contributi raccolti e che raccoglieremo, è un patrimonio prezioso da custodire per far maturare un autentico discernimento ecclesiale necessario per il nostro cammino.
Come ho scritto nella lettera di invito, ci lasciamo guidare dall’esperienza concreta dell’apostolo san Paolo nel suo ultimo viaggio verso Roma con il conseguente naufragio, raccontatoci da Luca nel capitolo 27 del libro degli Atti degli Apostoli. Paolo con altri prigionieri deve essere portato a Roma per presentarsi davanti all’autorità imperiale per essere giudicato da essa. L’espressione finale del testo: “E così tutti poterono mettersi in salvo a terra” (27,44), riassume alcuni movimenti chiave della vicenda narrata, mostrando il glorioso compimento della promessa divina, nonostante i pericoli e le minacce: “Tu devi comparire davanti a Cesare” (v. 24), che Paolo aveva espresso precedentemente: “Dopo essere stato là (Gerusalemme), devo vedere anche Roma” (19,21). Più che il racconto in sé, sembra doveroso chiederci che cosa Luca abbia voluto comunicare alla prima comunità cristiana e a noi oggi, attraverso questo racconto drammatico. Dio guida la storia secondo il suo disegno di salvezza che è rivolta a tutti; questo è il motivo del libro degli Atti e anche di questo episodio. C’è, infatti, un’altra necessità, c’è un’altra prospettiva dalla quale si può guardare la storia: è lo sguardo di Dio sulla storia, è il modo con cui Dio entra nella storia. Certo, da un punto di vista umano era meglio non partire avventurandosi in quella sfavorevole stagione nel mare aperto, ma anche nella condizione in cui si può commettere un errore, c’è un rimedio. Infatti, l’angelo disse a Paolo, uomo saggio e uomo di Dio: “Non temere … Dio ha voluto conservarti tutti i tuoi compagni di navigazione” (v. 24). Infatti, non c’è stata nessuna perdita di vite umane, ma solo quella della nave.
Desidero richiamare un altro fatto accaduto durante il viaggio. In mezzo alla tempesta, Paolo esortò tutti a prendere cibo “necessario per la vostra salvezza” (v.34), prima di buttare il frumento in mare. Da quattordici giorni i passeggeri non prendevano cibo, essenziale per far fronte alle ultime difficoltà. L’esortazione di Paolo fu seguita da un gesto altamente simbolico e con una forte valenza evocativa: “Prese un pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare” (v. 35). Con questo gesto Luca ha voluto evocare il Banchetto eucaristico, richiamando la potenza salvifica che da esso promana e suggerendo al lettore che la salvezza che Dio offre a tutti è già anticipatamente e simbolicamente realizzata nello stesso banchetto. In questo modo Paolo è presentato quale profeta e mediatore della salvezza divina che si rivela destinata anche ai pagani, con il suo ruolo di testimone e di missionario.
Alcune considerazioni ‘pastorali’ per il cammino personale e per le nostre comunità cristiane.
° Innanzitutto questa visione lucana costituisce motivo di speranza anche per noi e per le nostre comunità. Dio non è assente, ma è all’opera in modo efficace nella storia attuale per realizzare il suo disegno di salvezza. Non c’è dunque posto per lo scoraggiamento e la delusione di fronte alle difficoltà e alle tragedie del nostro tempo. Il racconto si conclude con un’immagine altamente significativa: chi nuota e chi si aggrappa su tavole e rottami della nave. La salvezza non arriva evitando la tempesta, ma attraverso di essa. La nostra missione non è di difendere a tutti i costi la nave, ma assicurarci che ogni persona possa trovare un pezzo di legno a cui aggrapparsi. Ogni comunità cristiana è chiamata a discernere con spirito di profezia, come oggi si stia dispiegando l’azione divina nella storia, senza mai dimenticare il modo di vedere e di agire di Dio.
° Paolo invita anche noi al gesto di coraggio di “buttare il grano”, di abbandonare le àncore e la zavorra del passato. Nella bibbia il grano è segno di abbondanza, di ricchezza e di sicurezza. Questo atto per Paolo ha significato la rinuncia ad ogni risorsa terrena, al profitto per salvare le persone. Per noi è un invito ad alleggerire alcune delle nostre strutture per essere pienamente disponibili all’annuncio del Vangelo. Molte delle nostre ‘certezze’ (strutture e attività pastorali che non funzionano più, abitudini sociali del passato, il prestigio di un tempo) sono diventate zavorre. Siamo invitati a lasciarci spingere dal vento dello Spirito!
° Dio offre a tutti la possibilità di salvarsi, ma la salvezza non si può sperimentare individualmente e indipendentemente dagli altri, ma nella forma della comunità. Paolo è stato chiamato a vigliare per impedire fughe individualistiche (cfr. vv. 30-31) e per far si che i passeggeri si salvassero tutti insieme. Siamo chiamati a superare la tentazione di rifugiarci nel privato, o in piccoli gruppi elitari. L’umanità si salva insieme. Il nostro servizio è di ricostruire il senso di comunità e di fraternità, lottando contro l’individualismo che oggi è la ‘vera tempesta’ dell’umanità.
° Prima del naufragio finale, Paolo ha spezzato il pane invitando tutti a mangiare. Questo gesto ha trasformato il momento di panico in un’esperienza di comunità, di solidarietà e di coraggio. Oggi per noi diventa un forte richiamo a valorizzare ancora di più, a livello personale e comunitario, l’incontro con Gesù nell’Eucaristia. L’annuncio non passa attraverso grandi discorsi, ma nella testimonianza di uno stile di vita ‘eucaristico’, che si nutre della Parola, dell’Eucaristia settimanale e nell’operosità della carità.
Papa Leone, nella lettera ai cardinali inviata il 14 aprile, ha dato avvio ad un processo, che trovo interessante. È il cammino sinodale che anche noi stiamo vivendo, alla luce dell’Evangelii Gaudium che deve diventare sempre di più il nostro punto di riferimento. Richiamo solo qualche passaggio della lettera del papa, perché possa essere utile per il confronto assembleare e per alcune scelte prioritarie che saremo chiamati a fare. A livello personale papa Leone richiama l’importanza che ogni battezzato rinnovi l’incontro con Cristo passando da una fede semplicemente ricevuta a una fedelmente vissuta nel primato della preghiera, nella testimonianza che precede le parole e nella coerenza tra fede e vita. A livello comunitario sollecita il passaggio da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, dove le comunità sono soggetti vivi dell’annuncio e comunità ospitali, capaci di ascolto e di relazioni vere. Un annuncio che si diffonde per attrazione e non per conquista, superando la logica della conservazione. Un’attenzione va prestata, continua papa Leone, alla necessaria riforma dei percorsi di iniziazione cristiana.
Con queste sollecitazioni, guidati dallo Spirito Santo, viviamo questa prima Assemblea pastorale dopo l’Assemblea sinodale. Buon cammino!
+ Giuseppe Pellegrini, vescovo