Commemorazione defunti: papa Leone XIV “Possano le lacrime di tante madri, di tanti bambini, di tanti anziani toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi”

Persone al cimitero depongono fiori nella giornata commemorativa dei defunti, Firenze, 2 novembre 2016. ANSA/ MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

“Possano le lacrime di tante madri, di tanti bambini, di tanti anziani toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi”. È l’appello, sotto forma di preghiera, del Papa, nell’omelia della messa per la commemorazione di tutti i fedeli defunti, presieduta all’ingresso monumentale del Cimitero del Verano. “Tra le otto Beatitudini del Vangelo di Matteo ce n’è una che oggi ci tocca in modo particolare: ‘Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati’”, ha detto Leone XIV: “In questo momento vogliamo pregare per quanti hanno perso da poco una persona cara; in particolare per coloro ai quali l’ha strappata l’assurda violenza della guerra. Possano le lacrime di tante madri, di tanti bambini, di tanti anziani toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi”. “Le Beatitudini sono la via della vita piena e compiuta, già ora e per l’eternità”, ha spiegato il Pontefice, secondo il quale il loro annuncio di salvezza “risuona con particolare forza spirituale in un cimitero, che è come una soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, tra l’esistenza terrena e l’oltre che ci attende”. “Ci siamo radunati a celebrare l’Eucaristia in questo luogo di preghiera e di memoria, di affetto e di speranza”, l’esordio dell’omelia: “La offriamo in suffragio dei fedeli defunti, in particolare di quanti qui riposano e di coloro che ciascuno di noi porta nel cuore”. “Nessun tormento li toccherà”, la citazione del Libro della Sapienza: “Questa è la promessa di salvezza, che specialmente in questo giorno diventa il cuore della supplica che eleviamo al Signore della vita per tutti i fedeli defunti”. “La fede in Cristo ci dice che il nostro legame con i fedeli defunti non è interrotto, ma trasformato”, ha assicurato il Papa, che nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi ha menzionato la “beatitudine” che egli aggiunse al Cantico delle creature, quando capì che era vicina la sua fine: “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale”.