Ordinazioni sacerdotali: sabato 6 giugno in cattedrale

Il futuro del ministero ordinato della Chiesa non si gioca sulla capacità amministrativa, ma sulla qualità spirituale del ministero. Prendo spunto dai tavoli sinodali diocesani, recentemente convocati dal nostro Vescovo Giuseppe Pellegrini, per alcune tracce da condividere in occasione delle ordinazioni presbiterali, senza la pretesa di essere esaustivo. È tempo di superare il modello del prete “tuttofare”, spesso soffocato dalla burocrazia e dall’isolamento, per restituire al presbitero il suo cuore pulsante: essere uomo di preghiera, di ascolto e di comunione. Tale esigenza piò rappresentare la cornice vitale in cui si inserisce l’ordinazione di Michel, Davide e Matteo, chiamati a diventare il volto di Gesù buon pastore.
L’appello che sale dalle comunità della nostra diocesi è un appello a dare priorità allo Spirito, rinunciando ad alcuni impegni burocratici onerosi. In Evangelii Gaudium (EG 95), Papa Francesco denuncia il «funzionalismo manageriale» che trasforma la Chiesa in un’organizzazione senz’anima, anche liberando il sacerdote da diverse incombenze materiali. Come sottolineato nella Pastores dabo vobis (PDV 26), il sacerdote è chiamato a essere «immagine viva di Gesù Cristo», un compito che richiede tempo per l’interiorità e l’ascolto profondo delle persone.
Solo un prete che ha il tempo per coltivare il silenzio e la preghiera può offrire quel «profumo del Vangelo» che la gente cerca tra le pieghe di una vita spesso affannata.
Michel, Davide e Matteo ricevono questo mandato: non essere tanto amministratori di strutture, ma maestri di spirito che sanno sostare davanti alla Parola di Dio e al Tabernacolo per imparare a sostare davanti alle ferite dell’uomo.
Inoltre, San Giovanni Paolo II ricordava che il presbitero deve essere «uomo della comunione» (PDV 18), capace di suscitare e coordinare i carismi di tutti. Quando laici competenti assumono ruoli nella gestione amministrativa o pastorale per la loro dignità battesimale nella corresponsabilità, il presbitero, pur rimanendo guida e pastore della comunità, può anche tornare a “entrare nelle case”, facendosi compagno di strada e guida e ritrovando la libertà di annunciare il Vangelo.
Infine, un punto cruciale emerso dai tavoli diocesani riguarda la solitudine dei preti. Per arginare questa fatica, emerge la proposta profetica di forme di vita fraterna, anche in vicinanza con le famiglie. Papa Francesco invita a una vera «ascesi contro l’isolamento» (EG 91), ricordando che la gioia del pastore diocesano si alimenta anche nella “mistica dell’incontro” con il contatto fisico e spirituale con il suo popolo. Ancor di più, il Presbiterio che accoglie Michel, Davide e Matteo non è una somma di individui che sono preti, ma un corpo che testimonia la fraternità.
L’ordinazione di questi tre giovani non è solo un loro traguardo personale, ma un dono per l’intera Diocesi e ancor più per il Seminario che li ha accompagnati nella formazione. L’occasione solenne dell’imposizione delle mani diventa il momento in cui la comunità diocesana intera si impegna a sostenerli, affinché non siano mai soli nelle responsabilità, ma sempre “fratelli tra fratelli”.
Cari Michel, Davide e Matteo vi auguriamo di essere preti per il futuro, capaci di abitare la preghiera come respiro e l’ascolto come ministero. Siate uomini che ritrovano ogni giorno la loro gioia più vera: essere ponte tra Dio e l’uomo, architetti di relazioni sincere e capaci di rendere ragione della Speranza che è in voi, con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza (1Pietro 3,15-16).
Don Marino Rossi
Rettore del Seminario diocesano