Attualità
“Stella stellina”: da poesia a tragedia
Ci sono canzoni che restano nella mente per i motivetti leggeri di cui, specie ora, i nostri pensieri angosciati dal mondo in fiamme abbisognano; e ce ne sono altre che restano per il valore simbolico che sanno dare ai propri giorni, come “Dio è morto” di Guccini (il testo – per chi non lo conosce – va a dire tutt’altro rispetto al titolo). Ora sta girando una sorta di ninna nanna, “Stella stellina” di Ermal Meta, che disegna in musica e parole, senza mai citarla direttamente, la guerra e le sue vittime prime: i bambini. Destino beffardo ha voluto che sabato 28 febbraio, mentre la canzone riecheggiava leggera dal palco di Sanremo, i tg raccontassero l’atrocità di un attacco a una scuola: quel testo, che cantato è poesia, fattosi cronaca è diventato solo tragedia di sangue di bambini versato per i giochi di potere dei grandi.
Dice il testo della canzone: “Stella stellina, la notte si avvicina, non basta una preghiera per non pensarci più. Dalla collina si annuncia primavera ma non c’è più quel che c’era, non ci sei più tu”.
Hanno detto i tg: una scuola elementare è stata colpita a Minab in Iran, sono morte 175 persone, per la maggior parte bambine. Prima sono state trasmesse le immagini delle macerie con gli zainetti impolverati e i banchi a gambe all’aria, poi quelle delle fosse a distesa, scavate nella terra grigia.
Nei giorni successivi girandole di ipotesi: la caccia al colpevole (l’Iran ha dichiarato Trump alle prime ore, gli Usa hanno confermato le indagini), le motivazioni (cartografie vecchie di dieci anni a guidare il lancio dei missili: possibile? Oggi non si fa neanche una scampagnata senza guardare una mappa). Le scuse invece no, quelle non risultano essere giunte e sarebbero state del resto parole vuote di fronte a un’enormità non isolata, se – come la canzone – rimanda a Gaza, a bambini, donne e civili che sono i caduti delle guerre moderne.
Mentre cala il silenzio sulla scuola, episodio sovrastato dal frastuono dell’ampio nuovo fronte di guerra, non sa placarsi l’incredulità per la dinamica raccontata.
Restano domande senza risposta: è più assurdo aprire una scuola dentro una base dei Guardiani della Rivoluzione o usare mappe del 2016? Eppure, per la cattura di Maduro come di Khamenei, l’intelligence ha raccontato di sapere esattamente i tempi e i luoghi di ogni spostamento. Possibile che non fossero mai stati rilevati i giochi nel cortile, i movimenti dei bambini? Che la zona non fosse stata monitorata prima dell’attacco?
E resta lo stupore per lo spreco: basta una semplice googolata per apprende che un missile Tomahawk, come quello lanciato sulla scuola elementare, ha un costo che va da 1,5 a 3,5 milioni di dollari. Logica vorrebbe che ad ogni lancio corrispondesse un’accurata ricerca per non sprecare un tale patrimonio.
Certo, se da una parte è vero che l’errore umano è sempre possibile, è anche vero che l’Iran, che ora quelle bambine piange, non avrebbe esitato, una volta diventate esse adolescenti, a richiuderle in casa, lasciarle senza studio, nasconderle dietro l’obbligo del velo, punirle fino alla morte per una ciocca ribelle (come Masha Amini).
Col passare dei giorni, grazie alle inchieste della stampa americana, sono emerse criticità evidenti: la scuola di Minab aveva un sito con le foto delle bambine e delle loro attività, pertanto era tutto fuorché invisibile. Così, il Pentagono ha parlato di errore e il Ministro della Guerra, Hegseth, ha ammesso che c’è un’indagine in corso. “Troveremo la verità e la condivideremo” ha dichiarato, dopo aver ribadito che chi colpisce i civili è l’Iran non gli Stati Uniti.
Intanto però le bambine e i bambini che frequentavano quella scuola, messa dentro una base di addestramento per le Guardie della Rivoluzione non ci sono più, aggiunti alla stellina della canzone, insieme a troppe altre vittime delle guerre dei grandi. Papa Francesco era solito ricordare come l’industria delle armi fosse tra le più redditizie e di come fosse “terribile guadagnare con la morte”. Lo fanno ora in tanti e ancora di più: negli Usa Trump ha comandato di quadruplicare la produzione, la Russia alimenta l’Iran e neppure il nostro paese è fuori da questo gioco.
“Stella stellina – chiude la canzone – la notte è nera nera, la rabbia e la preghiera non basteranno più”. Ed è quello che accade: a scempio subìto si risponde minacciandone uno più grande.
Simonetta Venturin
