L'editoriale
Tre milioni di passi per tre milioni di pasti

Luigi Farroni è in partenza: martedì 25 marzo, giorno in cui si fa memoria dell’Annunciazione dell’angelo a Maria, muoverà i primi dei tre milioni di passi che lo porteranno da Ripe San Ginesio – il paesino di ottocento anime in cui vive in provincia di Macerata – fino a Fatima. Sessantasette anni, pensionato, Luigi ha un obiettivo straordinario che lo muove e lo sostiene: raccogliere fondi per portare un pasto al giorno a tre milioni di bambini nel mondo, che è lo stesso dell’associazione Mary’s Meals (I pasti di Maria) a cui aderisce da anni come volontario, animando incontri nelle parrocchie della sua e di altre Diocesi. Attualmente Mary’s Meals sfama 2,6 milioni di bambini in 16 paesi tra i più poveri del mondo come Sud Sudan, Liberia, Haiti, Benin, Etiopia, Madagascar, Mozambico, Tanzania, Zimbawe ma anche Siria, Yemen, Libano. Per garantire un pasto caldo a un bambino per un intero anno scolastico bastano 22 euro (11 centesimi al giorno): tanto chiede l’associazione e tanto andrà divulgando Luigi nel suo andare lungo 4mila chilometri (quattro volte l’Italia), munito di un carretto, tanta fede, un po’ di confessata paura per le incognite del lungo viaggio, ma inscalfibile nella motivazione.
I suoi passi hanno due gambe: fede e solidarietà. Partirà a piedi alle 8.30 del 25 marzo da Loreto, dopo la benedizione del vescovo santuario, S.E. mons. Fabio Dal Cin (di Vittorio Veneto, già vicario parrocchiale del Duomo di Motta di Livenza ed educatore nel Seminario vescovile), quindi scenderà a Roma per compiere il pellegrinaggio giubilare delle sette chiese, risalirà l’Italia, attraverserà Francia, Spagna e Portogallo per arrivare in 110 tappe, presumibilmente verso fine luglio, a Fatima. Il suo itinerario prevede il passaggio attraverso i grandi santuari di Loreto, Lourdes, Santiago de Compostela e appunto Fatima. Sostenuto dalla fede e dalla generosità del suo cuore, sarà accompagnato solo da un carretto con il simbolo dell’associazione (una tazza azzurra) e poco altro, contando sull’ospitalità di parrocchie e famiglie di volontari come lui, sparsi per l’Europa.
Mary’Meals è una associazione no profit nata da Magnus Mac Farlane-Barrow, un allevatore scozzese, i cui genitori erano tanto legati a Medjogorje da aprirvi una Casa della preghiera. Nei primi anni ’90, durante la guerra dei Balcani, Magnus aveva organizzato e partecipato a una ventina di convogli umanitari, portando aiuti. In seguito aveva aperto una prima organizzazione di aiuti per le zone colpite da gravi crisi nel mondo. Nel 2002, quando si trovava in Malawi in una di queste missioni, in una capanna incontrò una mamma malata di Aids ormai morente, circondata dai suoi sei figli piccoli. Al più grande, Edward, Magnus chiese cosa sperava. Ed Edward aveva risposto: “Vorrei avere abbastanza cibo e poter andare a scuola ogni giorno”. Per quelle due parole, cibo e scuola, Magnus ha cambiato la sua vita e quella di molti altri: se nel 2003 portava i primi 200 pasti nelle scuole del Malawi, oggi ha superato i 2,6 milioni di pasti scolastici al giorno in 16 nazioni povere e, nell’anno del giubileo, il traguardo è raggiungere i 3 milioni di pasti, supportato da tanti volontari come Luigi che hanno sposato il motto: “Scuola+Cibo = Speranza”.
Luigi Farroni ha conosciuto Mary’s Meals a Medjugorje e non l’ha più lasciata: l’idea di portare un bambino a scuola per farlo mangiare e studiare, dando un’opportunità di futuro a chi rischia di spegnersi per fame e malnutrizione, lo ha acceso fin da subito, anche perché in qualche modo lo riportava alla sua prima scelta di vita. A 23 anni era infatti partito per il Paraguay come missionario laico ma lì, incontrando colei che è diventata sua moglie, ha cambiato progetto. Oggi vive questo pellegrinaggio giubilare e solidale come un dono ricevuto, un’opportunità di ritornare ai suoi primi passi di dedizione agli ultimi.
E’ bene chiarire che il racconto di questa storia non è motivato dalla celebrazione di una pur meritevole associazione, anzi è forte la consapevolezza che non mancherà chi valuterà simili imprese come cose da sognatori o da illusi.
Piace però ricordare che la lettura potrebbe anche essere un’altra. Ovvero che al mondo ci sono quelli che i bambini li portano via, rubandoli alle famiglie, e vi sono quelli che li uccidono lanciando missili su ospedali, scuole, villaggi e città. E poi ci sono quelli come Luigi. Di solito i primi sono molti più noti dei secondi. I primi cercano potenza più che fama; i secondi né l’una né l’altra. Il loro obiettivo è oltre, al di fuori di se stessi: è per gli altri che si spendono, donandosi per costruire un mondo un po’ più giusto. Da sognatori, ma anche da innamorati della vita, della sua sacralità e talvolta con una grande fede nel cuore che li spinge, come Luigi, oltre le proprie forze e oltre il proprio coraggio, memori di chi disse: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me” (Matteo 25,40).