Domenica di Ascensione, 17 maggio, commento di don Renato De Zan

Mt 28,16-20
In quel tempo, 16 gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17 Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18 Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Il Testo

  1. Il testo di Mt 28,16-20 costituisce la parte finale del vangelo di Matteo. Il brano si divide in due momenti. Il primo è una pericope narrativa (Gv 28,16-18a), mentre il secondo è discorsiva (Mt 28,18b-20). Nel testo discorsivo Gesù fa prima una rivelazione (Mt 28,18b), poi esprime un comando (Mt 28,19-20a) e chiude con una promessa (Mt 28,20b). La pericope biblica è stata arricchita di un brevissimo incipit liturgico (“In quel tempo”).
  2. Nella parte narrativa c’è una espressione di non facile traduzione. La traduzione ufficiale dice: “Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono”. Una seconda traduzione possibile sarebbe: “Alcuni lo adorarono ma altri dubitarono”. Una cosa è certa: il verbo greco che esprime il dubbio è all’aoristo. Si tratta di una forma temporale greca che indica un’azione non perdurante, ma puntuale di breve durata (edìstasan). Il dubbio, infatti, è amico della fede: spinge ad approfondire, comprendere ed accogliere. Se non spinge ad approfondire, comprendere ed accogliere il dubbio diventa nemico della fede perché è solamente corrosivo, inutile e dannoso.

L’Esegesi

  1. L’espressione “Gesù si avvicinò” nasconde qualche cosa di meraviglioso. Il Risorto vive ormai nell’escatologia. È il futuro escatologico che si avvicina alla storia (gli undici). Gesù si rivela come colui che ha “ogni potere in cielo e sulla terra”, detto diversamente egli è il vincitore del Male e della Morte, che fino al mistero pasquale della sua morte e resurrezione avevano il potere assoluto sull’uomo.
  2. Gesù, l’Onnipotente, invia i suoi in missione. Non sono gli uomini che devono andare dai discepoli, ma sono loro che devono andare verso tutti i popoli (universalismo senza discriminazioni) compiendo due gesti. Il primo è il dono dell’esperienza sacramentale del battessimo (dove si trova la formula trinitaria: Padre e Figlio e Spirito Santo) e il secondo è il dono del messaggio. Il dono del messaggio è espresso dal verbo greco “didàsko” (=insegno). Il credente è chiamato ad esperimentare la salvezza (sacramenti), ma anche a conoscerla.
  3. Gesù chiude il suo breve intervento con una promessa: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Una lettura attenta di questa promessa fa emergere diverse cose. Due di queste sono le più importanti. La prima consiste nel fatto che le parole di Gesù sono una rilettura del nome profetico di Gesù che è “Emmanuel” (Dio con noi), già citato dall’evangelista in occasione dell’apparizione dell’angelo a Giuseppe (Mt 1,22-23). La seconda svela il significato dell’Ascensione. Non è un allontanamento di Gesù dai suoi, ma è un nuovo modo di essere presente in ogni comunità, accanto ad ogni credente, per tutto il tempo della storia.

Il Contesto Celebrativo

  1. La solennità dell’Ascensione ha la messa vespertina della vigilia e quella del giorno. La Liturgia della Parola è la stessa. Nella “causa” della Colletta della messa del giorno c’è un verità teologica stupefacente:
    “Nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te”. Accanto a Dio c’è il corpo risorto dell’uomo Gesù. Gesù, capo del corpo che è la chiesa, è anticipo di ciò che spetterà a noi. Il testo latino, sempre della Colletta del giorno, dice: “Dove è giunta la gloria del nostro Capo là è anche chiamata la speranza del Corpo” (traduzione italiana: “E noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria”).
  2. Gesù risorto non appartiene più al nostro mondo, delimitato dal tempo e dallo spazio, ma al mondo futuro, ultimo e definitivo, il mondo eterno di Dio. Esiste, dunque, una “distanza-lontananza” tra noi e Gesù risorto: anche questo intende esprimere l’Ascensione. Nell’Ascensione, inoltre, c’è anche qualche cosa della Parusia: “Come l’avete visto salire in cielo, così il Signore ritornerà” (antifona d’ingresso e 1a lettura, At 1,11).
  3. La “distanza-lontananza” di Gesù – abbiam visto – non è separazione e abbandono (“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”). Per questo motivo l’Ascensione viene vissuta con gioiosa serenità: “Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia” (Lc 24,51-52).
  4. Con l’Ascensione inizia la missione della Chiesa, come già visto nel vangelo odierno. Tale concetto è ripreso in modo molto più ampio dalla chiusura del vangelo di Marco: “Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Mc 16,19-20).