Commento al Vangelo
Domenica 8 novembre, commento di don Renato De Zan
Mt 25,1-13
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:1 Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3 le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4 le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi.5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.6 A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. 7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8 Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9 Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 10 Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12 Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.
Le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze
Il Testo
1. Con il capitolo venticinque del vangelo di Matteo, siamo agli sgoccioli della vita pubblica di Gesù. Il Maestro sembra preso da una impazienza particolare nel voler annunciare agli uomini come ci si prepara all’incontro con Dio alla fine della vita: bisogna essere vigilanti e pronti (la similitudine delle vergini: Mt 25,1-13); il giudizio di Dio sarà proporzionale come dimostra la similitudine dei talenti (Mt 25,14-30) e seguirà la gioia del premio oppure il castigo (il giudizio finale: Mt 25,31-46).
2. Non c’è differenza tra testo biblico e testo della formula liturgica. Il testo biblico è stato solo arricchito di una lunga introduzione: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola”. Il brano di Mt 25,1-13 è stato collocato dall’evangelista a conclusione del discorso escatologico insieme ad altri racconti parabolici che invitano alla vigilanza operativa. Il testo ha una introduzione (liturgica), una parte centrale data dalla similitudine (“Il regno dei cieli sarà simile”) e da una conclusione di tipo sapienziale esortativo
L’Esegesi
1. Abbiamo già visto come Gesù adoperi volentieri la similitudine per partire da una esperienza ben conosciuta dai suoi ascoltatori e giungere a esplorare qualche cosa del mistero (morte e entrata nel Regno). Il brano ha molti accenni allegorico-simbolici: le lampade, le vergini, lo sposo e il suo ritardo. Cogliere queste allegorie aiuta molto a comprendere la similitudine stessa.
2. Le lampade accese sono simbolo della preparazione a qualche cosa di importantissimo come poteva essere l’Esodo (cf le vesti strette ai fianchi): “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese” (Lc 12,35). Le vergini rappresentano le comunità cristiane come si può dedurre da S. Paolo: “Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo” (2Cor 11,2). Lo sposo, poi, è una chiarissima allusione a Gesù: Abbiamo già visto 2Cor 11,2, ma ci sono anche le parole di Gesù: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno” (Mt 9,15).
3. Le comunità della Chiesa nascente erroneamente erano in attesa della imminenza della Parusia che, però, non arrivava secondo i gusti di questi cristiani. La similitudine, infatti, dice: “Lo sposo tardava”. Ciò è indice di qualche ritocco della Chiesa nascente sulla similitudine del Gesù storico. San Paolo, però, aveva avvertito i cristiani: “Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio. Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, io vi dicevo queste cose?” (2Ts 2,1-5)
4. Le vergini sagge erano pronte all’arrivo dello sposo. Le stolte, invece, no. Le prime entrano. Le altre restano escluse. L’insegnamento è duro, senza sfumature. Per questo la conclusione esorta i lettori: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”. Vegliare equivale a pregare e a coltivare la fede operosa nella carità. Per quanto riguarda la fine, poi, vanno ricordate altre parole del Maestro, il quale esclude tutti dalla conoscenza della fine, tranne ovviamente il Padre : “Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio (=come uomo), ma solo il Padre” (Mt 24,36).
5. Pietro (o un suo discepolo) invita i credenti ad accogliere il tempo dell’attesa come un tempo di misericordia. Più il ritorno di Gesù tarda, più tempo hanno i credenti per convertirsi e migliorare la propria vita: “Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, cercate d’essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace. La magnanimità del Signore nostro (= ritardo del ritorno di Gesù) giudicatela come salvezza” (2Pt 3,14-15).