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Electrolux Porcia: la firma nella notte Porcia respira
La firma è arrivata alla mezzanotte tra il 3 e il 4 novembre, dopo un confronto durato due giorni e due mezze nottate, tra la multinazionale Electrolux, le organizzazioni sindacali e le Rsu di Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Confindustria, Ministero delle Imprese e del Made in Italy e le cinque regioni coinvolte tra cui il Friuli Venezia Giulia e il Veneto.
Alla fine il ministro Adolfo Urso ha firmato l’accordo che mette in salvo la produzione in Italia nei quattro stabilimenti più lo stabilimento di Cerreto d’Esi che sarà oggetto di ristrutturazione e cessione.
La trattativa Electrolux è iniziata lunedì 2 novembre alle 13 ed è proseguita prima nella forma di tavolo tecnico tra organizzazioni sindacali con i rappresentanti dei lavoratori e il management italiano della multinazionale svedese, poi in serata con i rappresentanti delle Regioni coinvolte (compresi Friuli Venezia Giulia e Veneto) e dalle 22 (al rientro da Londra per il bilaterale Italia-Gran Bretagna) con la plenaria politica col ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che si è protratta per tutta la giornata di martedì 3 novembre fino alla firma arrivata in nottata a mezzanotte.
Una vertenza complessa, con posizioni difficili da far collimare; nella notte sono intercorsi dialoghi anche tra il Ministero per lo sviluppo economico (il Mimit appunto) e il Ministero del Lavoro, per l’attivazione dei “contratti di espansione” (forma già prevista ma non ancora attiva, che prevede la riduzione di orario da parte dei lavoratori a patto del ricambio generazionale con l’introduzione di giovani forze). I contratti di espansione sono una delle leve richieste dalle organizzazioni sindacali a garanzia che quello operato dalla multinazionale svedese non diventi nell’arco del prossimo triennio (tale la durata del “piano” di riorganizzazione) in realtà una lenta dismissione industriale. Altro punto su cui i lavoratori sono fermamente posizionati, e con loro anche le istituzioni (le Regione Fvg in primis) è uno stop alla riduzione non solo dell’organico ma soprattutto della produzione. I sindacati lo avevano annunciato: quello che era uscito dalle assemblee negli stabilimenti era la compattezza, non si lascia indietro nessuno dei cinque stabilimenti. Mentre il nostro numero del Popolo va in stampa è ancora in corso la lettura dei testi che metteranno fine a questa sfibrante e terrorizzante vertenza. Quello che ci si aspetta è lo scorporo dei 150 lavoratori di Cerreto d’Esi che meriteranno un percorso ad hoc. Gli esuberi dovrebbero calare: il numero di operai dovrebbe scendere sotto la soglia dei 400, limature dovrebbero esserci anche per gli impiegati, rispetto ai 600 esuberi annunciati di cui ben 246 a Porcia (tra staff impiegatizio, ricerca e sviluppo e data center di Pordenone), si spera di ridurli di un’ottantina. Chieste rassicurazioni sugli investimenti, che dovrebbero salire da 90 a 100 milioni di euro. Altro nodo centrale: ridurre la prevista diminuzione della produzione. Le lavasciuga sono centrali per Porcia: finora se ne producevano 220mila all’anno. La proposta dell’azienda (bocciata da sindacati e Regioni) era di scendere a 70mila si è spuntata la mediazione di 140mila all’anno, ossia circa 690mila pezzi nel triennio (di fatto quanto ora viene prodotto a Porcia).
Esuberi, rispetto agli iniziali 1719 esuberi annunciati a maggio, poi scesi a 1250 e infine 1090 (tolte le uscite volontarie già avvenute e i non rinnovi contrattuali) per chiudere in nottata poco più di 900 uscite volontarie: ossia ridotte da 650 a 395 le eccedenze tra gli operai. Rimangono 512 (e non i 600 di maggio) i lavoratori del settore impiegatizio considerati esuberi. Trattativa avviata anche per gli stanziamenti previsti negli incentivi economici all’uscita, che arrivano a tetto massimo di 75mila euro con 30 anni di anzianità.
Valentina Silvestrini