Diocesi
Spilimbergo, 13 settembre: apertura anno pastorale
La Chiesa diocesana a Spilimbergo tra futuro e memoria: l’avvio dell’Anno Pastorale nel 50° del Terremoto
Si apre domenica 13 a Spilimbergo l’Anno Pastorale 2026/2027 della Diocesi di Concordia-Pordenone, un appuntamento centrale per la comunità ecclesiale che si intreccia con la solenne commemorazione del 50° anniversario del terremoto del Friuli del 1976. Una giornata densa di significato, pensata per avviare il secondo biennio di attuazione delle indicazioni nate dall’Assemblea Sinodale diocesana e fare memoria viva della rinascita di questo territorio.
Il programma: dal Teatro Miotto al Duomo
I lavori si apriranno alle ore 16.00 presso il Teatro “Miotto”, dove sacerdoti, diaconi, religiosi e vice-presidenti dei Consigli Pastorali parrocchiali e di Unità pastorale si confronteranno con la nuova Lettera Pastorale del vescovo Giuseppe Pellegrini: «Liberi per amare e per servire». L’incontro metterà a fuoco gli orientamenti del prossimo biennio tra ascolto della Parola, meditazioni del Pastore diocesano e testimonianze di buone prassi fiorite nelle parrocchie.
Al termine dell’assemblea, alle ore 17.15, i partecipanti si muoveranno in corteo a piedi per le vie del centro cittadino fino a raggiungere la piazza del Duomo.
Qui, alle ore 18.00 in Duomo Santa Maria Maggiore, si celebrerà la solenne Messa giubilare per il 50° del sisma. A presiedere l’Eucaristia sarà mons. Edgar Peña Parra, Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino (già Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato vaticana). All’altare concelebreranno mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia e presidente della CET, diversi vescovi della regione e due presuli legati alle radici diocesane: mons. Livio Corazza, originario di Pordenone e vescovo di Forlì-Bertinoro, e mons. Brice Armand Ibombo, vescovo di Ouesso (Congo), formatosi negli anni di studio nel seminario diocesano.
Alla liturgia prenderanno parte le massime autorità civili del territorio: il presidente della Regione Massimiliano Fedriga con assessori e consiglieri regionali, il Prefetto e il Questore di Pordenone, assieme ai sindaci dei comuni della diocesi. Al termine del rito, a tutti i fedeli verrà consegnato il testo della nuova Lettera Pastorale assieme a un’icona ricordo.
Le parole del Vescovo Giuseppe: «Uno sguardo aperto al bene e al mondo»
Alla vigilia dell’appuntamento, il vescovo Giuseppe Pellegrini ha delineato le intenzioni che animano l’avvio del cammino pastorale e il ricordo del sisma:
«Con questa apertura vogliamo offrire un segno a tutto il territorio diocesano, non solo alle zone terremotate: come Chiesa desideriamo essere attenti alle persone e alla concretezza della vita quotidiana, alle gioie come alle fatiche. Il titolo scelto per la Lettera, “Liberi per amare e per servire”, richiama la bellezza dell’essere liberi: si è veramente liberi quando ci si distacca un po’ da se stessi e dalle proprie preoccupazioni per prendersi a cuore il bene altrui. È il fondamento della corresponsabilità: non siamo più chiamati a procedere da soli o in cerchie ristrette, perché vi sono tante persone desiderose di mettersi a servizio del bene comune».
Nel riandare al 1976, mons. Pellegrini ha ricordato anche la propria esperienza giovanile:
«All’indomani del terremoto salii in Friuli per una decina di giorni con altri tre compagni di scuola e di seminario: sentivamo che la solidarietà non poteva fermarsi alle parole, ma esigeva gesti concreti. Quel dramma generò uno stile friulano straordinario: le istituzioni collaborarono senza anteporre protagonismi personali e si mosse una marea instancabile di volontari, parrocchie e singoli che per anni, ogni fine settimana, salirono quassù a spalare e ricostruire. Fu una rinascita materiale, ma soprattutto umana e spirituale».
Una lezione che per il Vescovo parla al presente:
«La presenza del Nunzio Apostolico ha per noi un valore speciale: richiama l’universalità della Chiesa e ci ricorda la figura del Papa. Ci sollecita a non chiuderci in noi stessi, ma a vivere la corresponsabilità e la comunione con l’orizzonte del mondo intero».