Giovani
Dizionario dei ragazzi: un po’ strambotik e molto tuff
All’inizio erano i giovani e ancora ogni giorno del festival comincia con e per loro. Le prime edizioni avevano un’inaugurazione ufficiosa sotto la Loggia del Municipio di Pordenone, con le letture degli studenti del Leo Majo: tradizione salvata e molto ampliata. Tant’è che anche alla 27a edizione, quando ormai il festival del libro e della libertà è diventato un’enorme festa corale di città, associazioni, autori, editori, i ragazzi restano una presenza importante: dalle scolaresche agli angeli, guide alate e sorridenti per ciascuno dei centomila visitatori. Non solo: ogni mattina del festival è ricca di appuntamenti per le scuole: dall’infanzia alle superiori. Tra i tanti incontri uno spicca per originalità e interesse: è la presentazione del Piccolo dizionario (immaginario) delle ragazze e dei ragazzi, specchio di quell’intreccio di vitalità, mistero, simpatia e furbizia che i giovani sono. Definito “atlante affettivo” è un navigatore che porta chi lo legge al cuore delle nuove generazioni e aiuta a capirle un po’ nel loro meraviglioso e intricato groviglio.
L’iniziativa, giunta alla quarta edizione, è promossa e realizzata da Fondazione Pordenonelegge.it in collaborazione con la Fondazione Treccani Cultura, con la partecipazione dell’Istituto Toniolo e di Parole O_Stili. Quest’anno ha coinvolto 57 scuole medie di tutta Italia, di cui 10 di Friuli Venezia Giulia e Veneto: il tutto è stato coordinato da Valentina Gasparet, curatrice del festival, con il direttore artistico Gian Mario Villalta e la supervisione del linguista Giuseppe Antonelli.
Il lavoro parte dalla richiesta fatta a ragazze e ragazzi delle Secondarie di I grado, e ai loro insegnanti, di scegliere alcune parole per raccontarsi: il vocabolario del loro mondo. Il risultato è incredibile: curioso ma illuminante, sorprendente a volte, ironico altre, commovente non di rado. Eccone alcuni esempi, uniti al plauso per un’iniziativa che merita di continuare poiché dei ragazzi saremo curiosi sempre e stanchi mai.
Per camminare tra i lemmi di questo dizionario, e coglierne qualche fiore, scegliamo alcuni filoni guida, come vialetti che portano dentro la generazione Z. Trattandosi di ragazzi non può mancare l’amicizia: “presenza fondamentale nella vita: un amico è come una persona di famiglia e permette di sentirsi accolti, compresi e sostenuti”; “assist” (aiuto): “possiamo fare un assist a un amico o a un compagno in difficoltà, ad es. suggerendo durante una verifica”. Un nutrito filone è quello della scuola: affiorano parole come “allegramente”: “allegramente ho giocato tutto il giorno, dimenticandomi che domani sarà lunedì, avrò una verifica e non ho ripassato”; “ansia” “è come un compagno di banco invisibile e fastidioso che si siede vicino a me prima di una interrogazione”; “collaboratore” (bidello): “è colui che ti dà il ghiaccio quando ti fai male, che consola quando un ragazzo è in difficoltà, che può anche suggerire le risposte di una verifica quando gli alunni vanno in bagno”; “corridoio”: “il corridoio è un salta interrogazioni per parlare con la bidella”; “merenda”: “con un pacchetto di schiacciatine puoi letteralmente comprare i compiti di qualsiasi materia, perfino di matematica”; “professore/i”: “alcuni in classe mettono in atto i tre superpoteri: legislativo, esecutivo e giudiziario, esercitando un potere assoluto, decidono che non bisogna parlare durante la lezione”. Spiccano perle come “quaderno”: “per noi alunni è un contenitore ufficiale de nostri pensieri geniali (o della nostra confusione totale) dove le pagine aspettano di essere riempite con la nostra creatività e il nostro nome scritto cento volte”. Chi non lo ha fatto da ragazzo? E la super perla “disordine”: “il disordinato nel disordine trova la capacità di esprimersi: insomma, se rimanete stregati ad ammirare il quadro di Kandinsky perché non dovreste farlo davanti ai nostri banchi?”.
Imperdibili i lemmi appartenenti al loro gergo in costante divenire: “Bangladino” per persona originaria dal Bangladesh, “chill” per calmo e rilassato, quindi “chillati” per calmati; “crush” è la cotta per qualcuno/a: “lei è la mia crush”; “flexare” è l’ostentare sfacciatamente successi e qualità personali; il “gelovello” (gelo + cervello) è quando la testa va in tilt: “oggi ho studiato molto, ho il gelovello”; “glassato” sta per “stai tranquillo”, “stai glassato”, ma è anche sinonimo di fresco quindi brindare diventa “glassiamo”; “sbisigone” è chi non sta mai fermo; “skillato”: “qualcuno molto bravo a fare una certa attività: questo giocatore è davvero skillato”; “snitchare” per spifferare, fare la spia: “lo ha snitchato ai miei genitori”; “strambotik” per un tipo strambo; “tuff” un ragazzo forte e figo o una ragazza con stile sono “tuff”. Il che denota un mix di pescaggi: parole dal dialetto, da strafalcioni, dalla tecnologia nutrono con varietà il loro verdissimo dizionario.
C’è pure tanto profumo di famiglia, descritta come approdo rassicurante: anche se “fratello” è “colui che possiede l’inutile superpotere di stressare e infastidire all’infinito”, sorella diventa “stare con lei è una esperienza mistica… è quella persona che anche con uno sguardo ti capisce all’istante!”. Indiscusso è invece il valore della nonna: “non è solo un componente della famiglia ma è la colonna portante… è colei che ama follemente tutti”.
Emerge lo sguardo consapevole sul mondo: “autenticità”: “è la qualità di essere fedele a se stessi. Nei social si trova sempre meno, perché molti ragazzi non sono veri e pensano solo ad apparire”; “cambiamento”: è “come fare un viaggio senza mappa: all’inizio hai lo stomaco sottosopra ma poi ti accordi che cambiare è l’unico modo per sognare il futuro e non restare bloccati”; “coraggio”: “è come una piccola luce dentro di sé che ci invita a non arrendersi”; “empatia”: un wi-fi emotivo che permette di sentirsi collegati agli altri senza bisogno di parole”.
Per concludere due definizioni con cui si mostrano e si dimostrano: ci porta dentro il loro animo la parola “abbraccio” che “non è solo un contato fisico: è un cerotto invincibile per l’anima, un ponte costruito da braccia che unisce due cuori”. Mentre “urgente” conferma che ai problemi sanno guardare eccome: “Molte crisi contemporanee hanno carattere improrogabile: cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche, disuguaglianze sociali e trasformazioni tecnologiche che avanzano a un ritmo tale da ridurre i tempi di attesa; qualcosa che preme e che chiede una risposta”. E’ tempo di ascoltarli.