Castelnuovo e Clauzetto: il 24 e 25 settembre due giornate studio sul terremoto con l’Ordine degli Architetti

 

A cinquant’anni dal terremoto che nel 1976 segnò profondamente il Friuli, le giornate di studio organizzate per il 24 e 25 settembre 2026 a Castelnovo del Friuli e Clauzetto intendono proporre una riflessione sul lungo percorso della ricostruzione, con particolare attenzione alla salvaguardia del patrimonio storico, architettonico e religioso del Pordenonese. Le iniziative, organizzate dall’Ordine degli Architetti PPC di Pordenone e inserite nel programma commemorativo del cinquantennale intitolato “Dalle macerie alla rinascita. Gli interventi di restauro post-sisma del patrimonio architettonico storico ed ecclesiastico nel Friuli occidentale: sfide, criteri, risultati” affronteranno il tema del sisma non soltanto come evento distruttivo, ma come momento di trasformazione capace di generare nuove consapevolezze sul valore dell’identità dei luoghi e sulla necessità di preservarne la memoria.

Il 24 settembre, a Villa Sulis di Castelnovo del Friuli, il convegno intitolato “Gli effetti dell’articolo 8 della legge regionale n. 30/1977 sulla ricostruzione e il restauro del patrimonio edilizio storico-rurale danneggiato dal sisma del 1976” approfondirà appunto gli effetti dell’articolo 8 del disposto normativo regionale n. 30/1977 sulla ricostruzione e il restauro del patrimonio edilizio tradizionale. L’esperienza friulana rappresenta, sotto questo profilo, un caso di particolare interesse: circa 1.600 edifici del Friuli occidentale furono schedati dai gruppi tecnici regionali e recuperati attraverso una normativa che riconosceva il valore ambientale, storico, culturale dell’architettura dei borghi rurali. La ricostruzione divenne così occasione per interrogarsi sul rapporto tra sicurezza, conservazione, tecniche di restauro e tutela dell’identità del territorio.

Il 25 settembre, a Clauzetto, presso la Sala consiliare, il percorso proseguirà con l’incontro intitolato “Custodire il sacro: identità e spiritualità nel restauro degli spazi liturgici danneggiati dal sisma del 1976 nella Diocesi di Concordia-Pordenone”, dedicato agli spazi liturgici danneggiati dagli eventi tellurici. La giornata unirà una visita alla Pieve di San Martino d’Asio, con l’analisi dei danni e degli interventi necessari, a un seminario dedicato al ruolo delle chiese nella ricostruzione. In Friuli gli edifici sacri non hanno rappresentato soltanto spazi di culto, ma autentici punti di riferimento per la memoria e l’identità delle singole Comunità. Alla presenza di qualificati professionisti, in questa occasione verranno affrontati i temi del recupero degli edifici religiosi e devozionali compiuti nei comuni pordenonesi “gravemente danneggiati”, mentre saranno approfonditi, con esempi compiuti, anche i risultati ottenuti in questi ambiti con le moderne tecniche di restauro adottate nei più recenti terremoti che hanno colpito la Penisola.

I due appuntamenti, condivisi con l’Ufficio per i Beni Culturali ed Edilizia di Culto della Diocesi di Concordia-Pordenone, intendono quindi proporre una lettura complementare della ricostruzione: da un lato il recupero dell’architettura rurale e del paesaggio costruito, dall’altro la conservazione del patrimonio religioso e della sua dimensione comunitaria. A cinquant’anni dal sisma, il confronto tra storia, architettura, restauro e memoria offre l’opportunità di rileggere quell’esperienza come un patrimonio di conoscenze ancora attuale, capace di orientare le future strategie di tutela, prevenzione e valorizzazione del territorio friulano.

Il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Pordenone Paolo Tomasella ha inteso sottolineare come i convegni dedicati al terremoto «rappresentino una preziosa testimonianza dell’attività di una Comunità professionale, quella degli architetti, che ha sempre assecondato i temi del restauro con attenzione, competenza e passione. Un impegno che ha contribuito a sviluppare una consapevolezza condivisa sul valore della conservazione e della ricostruzione filologica di beni culturali rilevanti. Gli architetti hanno saputo quindi mettere le proprie conoscenze al servizio dei territori colpiti dal sisma. In questo percorso, la professione si è resa protagonista di una delle più significative esperienze italiane della ricostruzione e di cui siamo stati testimoni».

I convegni rappresentano pertanto anche la memoria viva di un impegno di molti professionisti architetti che in condizioni di emergenza hanno accompagnato e contribuito alla rinascita dell’intera comunità friulana.

Il Presidente dell’Ordine Architetti PPC di Pordenone

Arch. Paolo Tomasella