Diocesi
Bibione: aperta la Porta santa, omelia del Vescovo Giuseppe
Carissimi fratelli e sorelle, dieci anni fa, abbiamo celebrato qui a Bibione l’apertura della Porta Santa nell’Anno giubilare della misericordia. Evento che la Penitenzieria Apostolica ha prolungato anche per gli anni successivi, denominandola ‘Perdonanza Bibionese’. Ringraziamo il santo Padre per il dono che fa a tantissime persone di varie nazionalità di accostarsi ai sacramenti, in special modo a quello della Riconciliazione, e di fare una profonda esperienza di conversione e di perdono, sperimentando concretamente la misericordia e l’amore di Dio. Questa sera, varcando la Porta Santa, non abbiamo compito un rito del passato, ma siamo entrati nel cuore pulsante di Dio che offre a tutti una rinascita, la possibilità di ricominciare e un cammino di conversione.
Permettete che inizi con alcune domande, importanti e necessarie per vivere bene il Giubileo: cosa significa per ciascuno di noi essere credenti autentici? Significa forse accumulare meriti? Significa sentirsi migliori degli altri perché siamo presenti stasera? La Parola di Dio che abbiamo appena ascoltato, ci aiuta rivelandoci una verità straordinaria e sconvolgente: l’amore di Dio è totalmente e assolutamente gratuito; non si compra, non si baratta e non si merita. Ecco perché è una parola che ci avvolge e ci sorregge: dalla sete alla sovrabbondanza dell’amore di Dio; dalla fame di senso alla comunione piena tra di noi. In Isaia l’appello di Dio è chiaro: “O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte” (55,1). In un mondo governato dalla logica del profitto, dove si vale solo se si produce, si paga e si ha successo, Dio scardina le regole del mercato. Egli si rivolge a chi è rimasto senza soldi, a chi ha fallito e a chi ha le tasche vuote e, a tutti si offre gratuitamente. L’acqua diventa il simbolo della vita e il vino e il latte richiamano alla Terra promessa, donatici da Dio che è fedele all’alleanza e alle promesse fatte. Pertanto ogni attesa dell’umanità trova compimento nel suo amore.
San Paolo, nella Lettera ai Romani porta questa esperienza al suo vertice, dicendoci che nulla “potrà mai separaci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù” (8,39). L’apostolo, elencando alcune minacce più terribili del suo tempo: angoscia, tribolazione, persecuzione, fame … e noi possiamo aggiungere per i tempi nostri, instabilità geopolitica globale con molte guerre e rischio nucleare, crisi climatica, rischi legati al cattivo uso dell’intelligenza artificiale, chiusura ai migranti, ci ricorda che Dio non ci lascia soli, è presente e cammina con noi. Nemmeno il nostro peccato più grande e più oscuro può spegnere l’amore di Dio per noi, che non si arrende davanti alle nostre porte chiuse. Lui continua a volerci bene e solo la nostra libertà potrà rifiutarlo. Ciò che muove Gesù nel Vangelo, alla vista della grande folla che lo ha seguito a piedi fino a un luogo deserto, è la compassione (cfr. Matteo 14,14). Non è un vago sentimento di pietà ma è come il fremito di una madre che soffre per il proprio figlio. Gesù vede non solo la nostra fame materiale, ma soprattutto il nostro desiderio di senso della vita, di realizzazione, di vero amore e, anche Lui come il Padre si prende cura di noi. Il brano di Matteo ci offre una particolarità che non è insignificante. Ai discepoli che, non sapendo come sfamare la gente, chiedono a Gesù di congedarla – tentazione sempre presente anche oggi di delegare o di passare oltre senza accorgersi delle necessità e bisogni degli altri – Gesù dice chiaramente: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare” (v.16). La vera conversione inizia quando smettiamo di calcolare ciò che ci manca e iniziamo a consegnare a Dio quel poco che siamo e che abbiamo. Quei cinque pani e due pesci sono il simbolo della nostra fragilità e dei nostri limiti, ma anche della nostra disponibilità e generosità. Quando noi consegniamo la nostra povertà nelle mani di Gesù, Egli le alza al cielo, le benedice e le moltiplica per tutti.
Varcare stasera e in questi giorni la Porta Santa, accostarsi all’amore e alla misericordia del Padre, significa per tutti noi un cambiamento di rotta. Non possiamo uscire da quella porta, che è Cristo, uguali a come siamo entrati. Essere credenti oggi significa assumere gli stessi sentimenti e atteggiamenti di Gesù. C’è una particolarità che contraddistingue la ‘perdonanza bibionese’. Bibione è una rinomata località turistica, crocevia, pertanto, di volti, di spensieratezza ma anche di lavoro e di tante fatiche nascoste. La nostra è una terra di accoglienza dove ogni estate arrivano milioni di turisti in cerca di riposo, di sole e di una sosta dalle fatiche e talvolta anche dalla durezza della vita quotidiana. Sappiamo bene che dietro la bellezza delle spiagge, degli alberghi e delle case, dietro l’accoglienza e il vostro qualificato servizio, si trova una diversità di umanità che porta, talvolta, i segni di un dolore, di una sofferenza, di ferite e solitudini laceranti, che il mare da solo non può colmare. Ma in estate non ci solo i turisti. Ci sono i residenti, i numerosissimi lavoratori e lavoratrici, gli imprenditori e i commercianti, gli addetti ai servizi e alla sicurezza del territorio e del mare, con le numerose autorità civili e militari, che saluto con affetto, che vivono la stagione balneare con impegno e anche con stress, fatiche e problemi personali. Ecco perché la parrocchia, con i vostri sacerdoti e volontari, che ringrazio di cuore, aiutati da numerosi presbiteri in questo periodo, con delle attività formative, sacramentali e spirituali, si fanno carico di tutti voi, prendendo sul serio le parole di Gesù: “Voi stessi date loro da magiare”. Non un nutrimento materiale ma spirituale, fatto di ascolto, di attenzione alle persone, di celebrazione dei sacramenti e di consigli utili per il vostro cammino di fede, facendovi sentire accolti e a casa. Chi viene a Bibione deve poter respirare non solo l’aria buona del mare, ma l’aria pulita di una comunità che accoglie, abbraccia e non giudica e l’aria pulita del Vangelo che aiuta tutti a dare di un senso ancora più bello alla propria vita.
Carissimi tutti, in questi giorni lasciamoci travolgere dall’amore appassionato e dalla misericordia di Dio. Andiamo tutti nel mondo e diventiamo testimoni credibili, con la certezza che nulla potrà mai separarci dall’abbraccio e dall’amore di Dio.
+ Giuseppe Pellegrini
vescovo