Pordenone, Sacro Cuore: Fratel Dario, il rabdomante

Lo chiamano con grande rispetto lo stregone bianco per la sua capacità di trovare l’acqua nei luoghi più impensati dell’Africa, dove si soffre tremendamente la sete. Dario Laurencig è un missionario comboniano laico che da cinquant’anni  vive in Kenya, a Lodwar che è un centro abitato nelle quasi desertiche terre del lago Turkana. Friulano, delle Valli del Natisone, è un uomo di poche parole che bada al sodo. L’acqua la trova quasi sempre, anche dove altri falliscono applicando metodi scientifici. Lui si definisce con orgoglio un rabdomante: colui che riesce a individuare le falde sotterranee seguendo le vibrazioni di una bacchetta di legno a forma di ipsilon. «Appena arrivato ho cominciato a seguire il lavoro  di alcuni esperti idrogeologi – ha raccontato – ma si combinava poco in quelle zone ai margini dei deserti. Allora mi sono ricordato di quando da bambino vedevo nelle montagne friulane degli uomini che, con un ramo di nocciolo, individuavano le sorgenti d’acqua in periodi di siccità. Ho provato a farlo in Kenya e il metodo dava buoni risultati. Certo, alcune prove possono anche fallire, ci sta. Ma insistendo si trova l’acqua».

     Fratel Dario è in Friuli per un periodo di vacanza e ha accolto l’invito di raccontare «un po’ di avventure africane» agli amici che lo sostengono nelle sue attività, «perché l’acqua si trova con la bacchetta, ma poi si devono costruire i pozzi, i quali costano qualche decina di migliaia di euro. E senza benefattori si può far poco». Così va in giro a raccontare le sue imprese a chi lo sta aiutando a finanziare i progetti. Per questo ha accolto volentieri l’invito del Centro missionario del “Sacro Cuore” di Pordenone, che sotto la regia generosa di Lora Quaggiotto non gli fa mai mancare il sostegno. «Le nostre sono piccole gocce di solidarietà», ha spiegato l’infaticabile Lora presentando l’ospite nell’oratorio parrocchiale. In molti anni di attività il gruppo missionario ha infatti allargato una consistente rete di relazioni in giro per il mondo, soprattutto nelle zone più povere dove si estende l’evangelizzazione e la promozione umana per opera di persone di buona volontà.

     Il dialogo è stato incalzante. Sono state soddisfatte varie curiosità. Fratel Dario ha potuto spiegare le situazioni tormentate con concetti semplici. Trovare l’acqua con una bacchetta sembra quasi una magia. Infatti lui ha escluso poteri paranormali: «Qualsiasi fluido genera attrito formando un campo magnetico. Il bastoncino lo registra attraverso una vibrazione. Avevo dimenticato studi e pratiche. Ma in Kenya mi sono trovato coinvolto in alcune situazioni drammatiche causate dalla siccità. Così mi sono dato da fare ripescando rapidamente i vecchi ricordi delle Valli del Natisone. E non mi sono più fermato». Dialogando con lui è saltata fuori la figura di un personaggio d’altri tempi, capace di affrontare ogni tipo di problemi: «Fin da giovane avevo in mente di fare il missionario e quindi ho pensato di imparare alcuni mestieri che mi sarebbero stati utili. Me la cavo un po’ in tutto: idraulica, motori, elettricità, costruzioni. Sono entrato tra i comboniani come laico e ho trovato il mio mondo. A ventiquattro anni ero già in Kenya”.

Fratel Dario ha imparato a muoversi con destrezza e grande umanità in un mosaico complesso di etnie marcate da culture e tradizioni molto diverse, spesso conflittuali. Mescolando l’inglese con lo swahili e altre lingue locali sa dialogare con la gente di quelle terre. Da tempo è uno di loro: un uomo di carisma, ascoltato e apprezzato. In Africa l’acqua è un bene di prima necessità da cercare continuamente, senza stancarsi. Per questo motivo Fratel Dario è chiamato un po’ dappertutto da strutture cattoliche, protestanti, islamiche. Da ministeri in Kenya, Etiopia, Uganda, Sus Sudan e da numerose Ong. E lui non si tira mai indietro. L’acqua è la sua missione.

                                                                                                                                         Giuseppe Ragogna