Chiesa
Bibione: le reliquie accolte in chiesa e il culto dei santi
Nel corso dell’estate la parrocchiale Santa Maria Assunta di Bibione accoglie le reliquie di San Francesco d’Assisi (giugno), Giovanni Paolo I (4-26 luglio) e Giovanni Paolo II (dal 1° agosto): presenza e dono alla comunità e ai tanti turisti che intendono rivolgere le loro preghiere a questi eroi della fede.
Sul culto delle reliquie abbiamo chiesto un commento a don Chino Biscontin, nostro sacerdote diocesano, che vi proponiamo.
Il culto delle reliquie: in qualche modo Dio, che si è fatto carne per noi,
si manifesta ai credenti. Ed ecco che, dopo Gesù, ci sono i santi
Il Vangelo secondo Giovanni inizia con queste parole: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”. Queste affermazioni stanno al centro della fede cristiana: in un uomo (“carne”) come noi, eccetto che per il peccato, Dio si è manifestato.
Dio non lo si può vedere, ma se ci deve essere un rapporto tra noi e Dio è necessario che Egli ci venga incontro con una manifestazione a noi umanamente percepibile.
La manifestazione suprema è l’uomo Gesù, Figlio di Dio. Gesù può affermar e: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”.
A loro modo e nella loro misura anche i Santi manifestano umanamente la vicinanza di Dio.
Il fatto è che noi esseri umani non siamo solo spirito, ma anche corpo, non solo intelligenza e pensiero, ma anche sensibilità e percezioni corporali. E questo vale anche per il nostro rapporto con Dio, con Maria santissima, con i santi. Basta che riflettiamo su quello che accade in noi quando preghiamo davvero, e cioè quando non solo recitiamo una preghiera, ma quando con il pregare ci rivolgiamo personalmente a Gesù, alla Madonna, a un Santo, a Dio stesso: necessariamente si forma in noi una qualche immagine, senza la quale il nostro pregare non avrebbe una direzione e ricadrebbe dentro di noi. Ci sono di grande aiuto i dipinti, le statue, le chiese, persino la natura percepita come creato.
Quella che viene chiamata la “devozione popolare” ha una sua sapienza in merito.
“Devozione” significa il desiderio dalla vicinanza, dell’incontro con la Persona sacra verso cui si dirige l’attenzione; “popolare” sta ad indicare la spontaneità, non dipendente da complesse elaborazioni intellettuali, con cui si ha intima fiducia di giungere a quell’incontro. La venerazione delle reliquie è un aspetto di grande importanza di questa devozione. La reliquia, infatti, rende percepibile e concreta la vicinanza della Persona invocata, la fa sentire vicina e raggiungibile. Il fatto poi che ci siano Santuari che custodiscono le reliquie, o avvenimenti che comportano un notevole afflusso di fedeli per venerarle, rende ancora più forte sia la devozione che l’esperienza della vicinanza, e questo grazie ad una fede condivisa e perciò sentita come più luminosa, più certa.
Non mancano i pericoli di deviazioni, quando ad esempio si passa da un atteggiamento propriamente religioso, che afferma il primato della grazia come dono libero di Dio, a una credulità ingenua quasi magica: basta toccare una reliquia, recitare qualche formula di orazione, compiere qualche rito e l’effetto desiderato si verificherebbe automaticamente. O quando si perde di vista che al centro di ogni devozione e preghiera deve essere Dio, verso cui nutrire una piena fiducia, e che quali siano le intenzioni di Dio verso di noi lo impariamo sempre e di nuovo da Gesù, conosciuto attraverso i Vangeli.
Don Chino Biscontin