Electrolux: qualche apertura ma il fiato rimane sospeso

Sulla vertenza Electrolux, dopo il tavolo politico al Mimit di lunedì 21 luglio, il fiato è ancora sospeso: da un lato qualche apertura da parte della multinazionale, dall’altro l’insofferenza – specialmente in Friuli – per delle aperture che in realtà non mettono del tutto in sicurezza il futuro produttivo dello stabilimento di Porcia. A preoccupare è la conferma arrivata ancora una volta dalla multinazionale svedese che le lavasciuga non saranno più prodotte a Porcia, bensì in Tailandia. A Porcia si ipotizza di implementare la produzione di altre tipologie di lavatrici (da 10 e da 12 kg, la linea Omega) così da ridurre da 700mila a 600mila e non 500mila i pezzi prodotti all’anno, e di tagliare dalle cinque attuali a quattro (invece che sole tre originariamente previstie dall’azienda) le linee produttive.

Scenari che per chi conosce la fabbrica purliliese destano comunque preoccupazione: la fabbrica avrebbe una capacità di produzione molto maggiore (oltre 2 milioni i pezzi/anno prodotti negli anni d’oro di inizio 2000), ma anche la preoccupazione che i sindacati hanno più volte espresso circa la tipologia di prodotto delle lavatrici Omega che avrebbero mercato molto marginale.

Dopo diversi tavoli politici e quattro tavoli tecnici, quello di lunedì 21 luglio era molto atteso per capire quali traiettorie si configurano. E la sensazione è che ancora si sia lontani dalla vera speranza, quella di invertire un trend di potenzialità industriali per il continente europeo che al momento preoccupa non solo per il caso specifico, non solo per la presenza in Italia di Electrolux ma anche per l’intera filiera.

Il tavolo si è chiuso lunedì al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al confronto, presieduto dal ministro Adolfo Urso, hanno partecipato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento il pordenonese Luca Ciriani, i vertici italiani del gruppo svedese, le organizzazioni sindacali con i segretari nazionali di Fim Cisl, Fiom, Uilm, Confindustria Alto Adriatico, le Regioni interessate e una delegazione di parlamentari. Sul tavolo, l’annuncio dei 1.719 tagli occupazionali, ma anche i tagli della produzione. Quanto ai tagli del personale, sulla sorte degli oltre 700 tra impiegati ingegneri e staff, la multinazionale non ha dato ulteriori elementi. Un aspetto cruciale proprio per Porcia, dove sono insediati gli headquarter della ricerca e sviluppo (R&D) oltre che il DataCenter. Il tema verrà rimandato ai successivi tavoli del 3 e 4 e del 24 settembre, in attesa del nuovo tavolo politico con il ministro Urso a inizio ottobre. Nel frattempo il Ministro ha annunciato non solo la disponibilità del Governo di intervenire in maniera consistente, ma anche di presentare a fine settembre nel Consiglio Competitività della UE, il documento (appoggiato anche da Francia, Germania, Polonia) di inserire anche il settore dell’elettrodomestico nei settori strategici. Strategia che era stata suggerita da Confindustria nelle settimane passate, all’indomani dell’annuncio del piano di ristrutturazione reso pubblico l’11 maggio.

Il Governo: piano entro ottobre

Aprendo i lavori, il ministro Urso ha rivendicato l’impegno dell’esecutivo “a creare le condizioni necessarie a una soluzione condivisa, concreta e sostenibile, che tuteli tutti i lavoratori, eviti i licenziamenti e salvaguardi gli stabilimenti e le produzioni in Italia”. Il calendario tracciato prevede nuovi incontri tecnici il 3-4 settembre e un nuovo tavolo al Mimit ai primi di ottobre, quando l’azienda dovrà presentare “una nuova proposta industriale” con “tempi certi per il processo di transizione”. Urso ha inoltre inquadrato la vicenda in una dimensione europea, ricordando che negli ultimi sei anni sono già stati chiusi 25 stabilimenti dell’elettrodomestico nel continente: per questo il Governo ha promosso un non-paper sul settore, sostenuto da Francia, Germania e Polonia, che sarà portato al Consiglio Competitività Ue di fine settembre a Bruxelles. Il ministro ha anche ridimensionato il peso della bolletta energetica tra le cause della crisi, sottolineando come i confronti tecnici abbiano “già chiarito che il costo dell’energia ha un’incidenza limitata” sulla vertenza.

I sindacati: passi in avanti, ma non bastano

Sul fronte sindacale, la Fiom-Cgil, con il segretario generale Michele De Palma e la segretaria nazionale Barbara Tibaldi, ha riconosciuto che “sono stati fatti sicuramente passi” nella vertenza, ma ha chiesto ora “strumenti straordinari che il Governo deve mettere in campo”, a partire da ammortizzatori sociali, riduzione dell’orario di lavoro e contratti di sviluppo. Per la Fiom, il nuovo piano dovrà escludere “i 1.700 esuberi” e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, garantendo al contempo innovazione di prodotto e ricerca e sviluppo.

Toni più critici quelli di Uil e Uilm. Vera Buonomo, Davide Sperti e Gianluca Ficco hanno chiesto “interventi straordinari al Governo, per cambiare la traiettoria industriale di Electrolux e dell’elettrodomestico in Italia, non solo per mitigare le ricadute sociali”. Il sindacato ha giudicato “insufficienti” le modifiche al piano industriale finora prospettate dall’azienda, perché “restano condizionate a eventi ancora incerti” e non escludono comunque la chiusura di Cerreto d’Esi né la saturazione degli altri stabilimenti, mentre resta la minaccia di un ridimensionamento delle funzioni di staff, direzionali e di ricerca. La trattativa riprenderà a settembre; nel frattempo Uil-Uilm chiede all’azienda di “interrompere immediatamente qualsiasi azione unilaterale di delocalizzazione”.

Anche la Fim-Cisl, con il segretario generale Ferdinando Uliano e il segretario nazionale Massimiliano Nobis, parla di “piccoli passi in avanti ma ancora insufficienti”, in attesa di risposte sui volumi e sulla continuità occupazionale. Nel corso del vertice l’azienda ha illustrato le prospettive sito per sito: a Forlì investimenti su piani cottura e forni, a Susegana il completamento della gamma dei “prodotti svizzeri” con un target di 500mila pezzi, a Porcia la possibilità di investire sulle lavatrici di grande capacità fino a 600mila pezzi, a Solaro la crescita sui volumi europei delle lavastoviglie (già a quota 700mila), a Cerreto d’Esi azioni per ridurre il gap competitivo nel settore delle cappe. Per la Fim, però, il piano iniziale “prefigura un inaccettabile processo di deindustrializzazione”: il sindacato denuncia il “proseguimento del trasferimento di codici di produzione e di volumi da Cerreto d’Esi verso l’estero” e chiede all’azienda di “congelare subito queste iniziative”, giudicando “del tutto inaccettabile” anche l’ipotesi di passare da due turni a un solo turno in tutti gli stabilimenti. L’appuntamento di settembre, avverte la Fim, dovrà portare “una vera quadratura del cerchio”. Durante il confronto sono state illustrate le prospettive e gli interventi previsti per i diversi siti produttivi nazionali:
Forlì: L’azienda ha confermato investimenti mirati sui piani di cottura a gas e sulla gamma dei forni, finalizzati alla riduzione dei costi di prodotto e al rilancio della competitività di gamma.
Susegana: Pur registrando una forte esposizione alla competizione asiatica, è previsto il completamento della gamma dei cosiddetti “prodotti svizzeri”, con un target produttivo stimato a 500 mila pezzi.
Porcia: È prevista la possibilità di investire sulle lavatrici di grande capacità, accompagnate da aggiornamenti tecnologici impiantistici volti a incrementare la produzione fino a 600 mila pezzi.
Solaro: Forte di una produzione consolidata di 700 mila lavastoviglie, il sito rappresenta un percorso di crescita nei volumi europei attraverso nuovi prodotti e investimenti mirati.
Cerreto d’Esi: Sono state individuate diverse azioni per migliorare l’efficienza e ridurre il costo del prodotto, pur permanendo un elevato gap competitivo con i concorrenti nel settore delle cappe. L’azienda ha comunque ribadito l’impegno al mantenimento dell’attività produttiva e alla ricerca di soluzioni adeguate.

Regione Friuli Venezia Giulia: nessun atto unilaterale

Dal Friuli Venezia Giulia, gli assessori regionali al Lavoro e alle Attività produttive, Alessia Rosolen e Sergio Emidio Bini, hanno definito l’incontro “interlocutorio”, segnalando che Electrolux “non esclude una ristrutturazione finalizzata alla vendita” e “parla espressamente di delocalizzazioni”, senza fornire elementi certi sugli esuberi impiegatizi né chiarezza sulla futura organizzazione della ricerca e sviluppo. Per la Giunta, la vertenza “deve restare di carattere nazionale”, con il coordinamento del Mimit, e l’azienda non deve assumere “iniziative unilaterali” sull’organizzazione del lavoro e sui volumi produttivi, “come invece risulterebbe stia già avvenendo in alcuni siti”. La Regione si è detta pronta a fare la propria parte, ma solo nell’ambito di “un autentico progetto industriale” che garantisca stabilimenti, occupazione e competitività.

Confindustria Alto Adriatico: riconoscere il settore come energivoro

Sul piano industriale è intervenuta anche Confindustria Alto Adriatico, che al tavolo ha insistito sulla necessità di intervenire “sulle condizioni strutturali di competitività del comparto”, chiedendo il riconoscimento dell’elettrodomestico come settore energivoro, così da consentire alle imprese di accedere agli strumenti previsti per le attività a maggiore intensità energetica. “Il riconoscimento del settore tra quelli strategici dell’Unione europea – ha dichiarato il presidente Michelangelo Agrusti – può creare le condizioni per una politica industriale più efficace, capace di sostenere investimenti, occupazione e capacità produttiva”. Proprio in questa direzione, nel corso della riunione il ministro Urso ha annunciato che Italia, Francia, Germania e Polonia presenteranno entro fine settembre alla Commissione europea la richiesta di inserire l’elettrodomestico tra i settori strategici dell’Unione.

I prossimi passi

Il tavolo si è chiuso senza un accordo definitivo, ma con un calendario condiviso: i confronti tecnici riprenderanno il 3-4 e il 24 settembre, mentre il nuovo incontro “politico” con il ministro Urso al Mimit si terrà a inizio ottobre, quando Electrolux dovrà presentare una proposta industriale aggiornata. Nel frattempo resta alta la tensione sulle iniziative unilaterali dell’azienda.