Attualità
Arsenale Italia, polveriera mondo
Alle nostre latitudini la parola arsenale rimanda a Venezia: alle galee di ieri e all’arte della Biennale di oggi. Più comunemente l’arsenale è un deposito e fabbrica d’armi: quello che l’Italia si avvia a diventare con una spesa militare che ha registrato una crescita di circa il 60% rispetto al 2022. Lo ha reso noto l’ultimo Annuario Mil€x 2026 in una conferenza stampa tenuta alla Camera dei deputati (23 luglio) da Armando Lomuti M5S, Laura Boldrini Pd, Francesco Vignarca Rete italiana pace e Disarmo. L’annuario è uno strumento di analisi, indipendente dal governo, nato per capire e divulgare il reale impegno di spesa in armamenti della nazione. Un lavoro che mira ad andare oltre i numeri ufficiali, ricostruendo movimenti e mettendo in luce gli impatti economici, politici e sociali. Ebbene, il resoconto di qualche giorno fa, ha rivelato che la spesa militare italiana cammina in salita, soprattutto lungo la strada dell’acquisto d’armi, e con una tendenza a impegnare più risorse di quelle previste (Avvenire del 24 luglio e sito ufficiale Mil€x: www.milex.org).
Vignarca, della Rete Pace e disarmo, ha spiegato che la spesa militare dal 2010 ad oggi si aggira sui 500 miliardi: poco meno di mezzo trilione. Va subito e doverosamente precisato che nella cifra sono comprese tante voci: armamenti ma anche stipendi e pensioni, costi operativi delle Forze armate, ricerca e sviluppo. E questo ridimensiona il tutto. Resta comunque un dato di fatto: la spesa in armamenti ha superato per la prima volta i 13,2 miliardi in un solo anno (la crescita del 60% prima citata): era di 3 miliardi nel 2006. Certo il mondo è cambiato, c’è il sostegno all’Ucraina, ma il riarmo resta una spesa molto consistente per il biennio 2025-26: 13,2 miliardi (di cui almeno 4 vanno all’industria bellica made in Usa, complice il nuovo corso imposto dall’attuale presidente Trump). Spesa che resterà elevata anche nel futuro: sono 130 i miliardi previsti nei prossimi quindici anni per l’acquisto dei nuovi sistemi di difesa.
Altro aspetto che il rapporto ha messo in luce è che gli stanziamenti definitivi per l’acquisto di armi finiscono sempre col superare le cifre previste dalla Legge di Bilancio con un aumento compreso tra il 9 e il 16%. Nel 2025 la cifra è passata da 31.3 a 35.5 milioni (+13,5%) e – denuncia il Mil€x – questo sarebbe avvenuto “nel momento di massima opacità informativa”.
Il paese non è però afono sulla questione: oltre al lavoro dell’Annuario Mil€x, da altre parti si alzano voci: voci contrarie al riarmo poiché saldamente ancorate alla convinzione che “un’altra difesa sia possibile”.
Lo stesso papa Leone XIV mercoledì 21 luglio, due giorni prima della presentazione del rapporto, ha pubblicato il suo ultimo libro da titolo e tema inequivocabile: “Disarmata e disarmante” nel quale chiede a “ciascuno di fare della pace la causa della propria vita”.
Vicino a noi, domenica 9 agosto ad Aviano, si tiene la commemorazione delle tragedie di Hiroshima e Nagasaki, cancellate dalle atomiche nel 1945. La manifestazione, che si svolge davanti la base militare USAF, è portata avanti dal Tavolo per la Pace di Pordenone insieme a molteplici organizzazioni e movimenti pacifisti. Il pensiero guida è che il riarmo non equivalga alla sicurezza propagandata, ma esponga piuttosto l’umanità al rischio di una guerra catastrofica.
Non sono paure infondate. Vediamo quale guerra gli Usa di Trump abbiano scatenato dal 28 febbraio contro l’Iran (dopo la precedente operazione “Martello di Mezzanotte” del 22 giugno 2025) per evitare che possegga l’atomica. E al contempo, solo qualche giorno fa, lo stesso Trump ha concluso accordi da miliardi di dollari con l’Arabia Saudita consentendole invece un programma nucleare, seppur limitato – così si è detto – al solo uso civile.
Favorevoli o contrari, il mondo si va facendo polveriera, arsenale rigonfio di morte a portata di un bottone o di una volontà punitiva contro qualcuno, qualora le altre armi non bastassero a fermare il nemico di turno. E allora è il caso di meditare sul quesito che ci pone il papa nel nuovo libro: “La Chiesa pone umilmente oggi all’attenzione di tutti una domanda: la specie umana deve continuare ad abitare la Terra?”.
Simonetta Venturin