Papa leone XIV: l’8 maggio, un anno dopo l’elezione, è a Pompei

“Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa”. Così Leone XIV, nell’omelia della messa presieduta all’esterno del Santuario di Pompei, davanti a 20mila persone, ha spiegato il senso della sua visita pastorale nella città mariana, prima parte del primo viaggio apostolico in Italia, che proseguirà questo pomeriggio a Napoli. “L’aver poi scelto il nome di Leone, mi pone sulle orme di Leone XIII, che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio magistero sul Santo Rosario”, ha proseguito il Papa: “A tutto ciò si aggiunge la recente canonizzazione di san Bartolo Longo, apostolo del Rosario”.

Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono”,

l’appello finale, riferito al tragico scenario internazionale. “Quando san Giovanni Paolo II indisse l’Anno del Rosario – l’anno prossimo si compirà un quarto di secolo –, lo volle porre in modo speciale sotto lo sguardo della Vergine di Pompei”, ha osservato Leone: “I tempi da allora non sono migliorati. Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso”, perché “la pace nasce dentro il cuore”.

Giovanni Paolo II, nell’ottobre 1986, aveva radunato ad Assisi i leader delle principali religioni, invitando tutti a pregare per la pace, ha ricordato inoltre il Pontefice: “In diverse occasioni anche recenti, sia Papa Francesco che io abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione”. “Da questo Santuario, la cui facciata san Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace, oggi eleviamo con fede la nostra Supplica”, il riferimento alla conclusione della messa, in cui la voce del Santo Padre si è unita ai fedeli di Pompei e a quelli di tutto il mondo: “Gesù ci ha detto che tutto può ottenere la preghiera fatta con fede. E san Bartolo Longo, pensando alla fede di Maria, la definisce ‘onnipotente per grazia’. Per sua intercessione, venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo. Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore, che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato”.

“Oggi come ai tempi dell’antica Pompei, è necessario annunciare Cristo a una società che si va allontanando dai valori cristiani e ne smarrisce persino la memoria”, l’esordio dell’omelia, in cui il Papa ha preso in prestito le parole pronunciate da Giovanni Paolo II in questo stesso luogo il 7 ottobre 2003, a conclusione dell’Anno del Rosario, rilanciando per il Terzo Millennio la prospettiva della nuova evangelizzazione. “Centocinquant’anni fa, ponendo la prima pietra di questo Santuario, nel luogo in cui l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo aveva sepolto sotto la cenere i segni di una grande civiltà proteggendoli per secoli, san Bartolo Longo, insieme alla moglie contessa Marianna Farnararo De Fusco, gettava le basi non solo di un tempio, ma di una intera città mariana”, il riferimento alle origini della nuova Pompei, città-santuario fondata da un apostolo del Rosario e della carità. E proprio con l’incontro con il “Tempio della carità”, adiacente al Santuario, è cominciata la visita pastorale a Pompei, perché il “Tempio della fede” e quello della carità si sostengono a vicenda:

“Niente potrà fermarci nel compiere il bene e la speranza in un futuro di pace”.

Al centro dell’omelia, il Vangelo dell’Annunciazione, che spiega come dal grembo di Maria “si irradia la Luce che dà il senso pieno alla storia e al mondo”. “L’Ave Maria è un invito alla gioia”, ha spiegato il Papa: “dice a Maria, e in lei a tutti noi, che sulle macerie della nostra umanità provata dal peccato e pertanto sempre incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, è venuta la carezza di Dio, la carezza della misericordia, che prende in Gesù un volto umano”. Maria, così, diventa Madre della misericordia: dal suo “Eccomi” nasce non soltanto Gesù, ma anche la Chiesa, e Maria diventa insieme Madre di Dio – Theotòkos – e Madre della Chiesa. La preghiera del Rosario, “sorta e sviluppatasi progressivamente nel secondo Millennio, affonda le radici nella storia della salvezza, e proprio nel Saluto dell’Angelo alla Vergine ha come il suo preludio”. “L’Ave Maria che si ripete nel Santo Rosario è un atto di amore”, ha detto Leone: “Il Rosario ha una fisionomia mariana, ma un cuore cristologico ed eucaristico. Se la Liturgia delle Ore scandisce i tempi della lode della Chiesa, il Rosario scandisce il ritmo della nostra vita riportandola continuamente a Gesù e all’Eucaristia. Generazioni di credenti sono state plasmate e custodite da questa preghiera, semplice e popolare, e al tempo stesso capace di altezze mistiche e scrigno della più essenziale teologia cristiana”.

Il Rosario è “un compendio del Vangelo, che san Giovanni Paolo II ha voluto integrare con i Misteri della luce”: “spinge lo sguardo verso i bisogni del mondo”, e in particolare verso “due intenzioni che rimangono di pressante attualità: la famiglia, che risente dell’indebolimento del legame coniugale, e la pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana”.

MN