Alex Zanardi: don Pozza, “la morte si è presa il corpo ma l’anima le è sfuggita”

Si sono svolti nella piovosa mattina di martedì 5 maggio nella basilica di santa Giustina in Padova i funerali di Alex Zanardi, mancato lo scorso primo maggio. Per lui il Presidente del Veneto, Stefani, aveva proclamato un giorno di lutto regionale.

“La morte pensava di averlo vinto, finalmente. Non ha fatto bene i conti neanche stavolta. Si è presa il corpo, ma l’anima le è proprio sfuggita. In corsia di sorpasso, è andata ad infilarsi dritta nelle storie dei ragazzi di Obiettivo3”. Così don Marco Pozza, nell’omelia dei funerali di Alex Zanardi ha indicato nell’associazione fondata dal campione – che allena atleti con disabilità, oggi guidata dal figlio Niccolò – la principale eredità del suo amico.

Il sacerdote ha inquadrato la vita di Zanardi attraverso il Vangelo dei talenti: “La differenza non la farà il numero”, ma la capacità di farli fruttare, come insegnava Pietro Mennea: “Ho ricevuto dei talenti in dono. Non mi sono addormentato sopra, ma li ho fatti fruttare”.

Don Pozza ha immaginato l’incontro finale tra Zanardi e Dio con le parole del Vangelo: “Vieni, Alex buono e fedele, prendi parte alla mia gioia. Perché ero in carcere e tu, in Autogrill, sei stato ad ascoltarmi”.

Ha infine citato il libro “Il gabbiano Jonathan Livingston”, che Zanardi gli aveva regalato con una frase sottolineata: “Velocità perfetta vuol dire solo esserci, essere là”. “Alex – ha concluso don Pozza – anche da morto continuerà a parlare di obiettivi”.