Beni ecclesiastici e 8xmille

Capita diverse volte, transitando nei vari canali nazionali della TV, di incappare in alcune trasmissioni – di alto sapore comunicativo – riguardanti il recupero di beni culturali altrimenti destinati a deteriorarsi e di fatto a scomparire. In tali trasmissioni, com’è giusto, si riconosce il lodevole lavoro di tanti volontari ed associazioni create allo scopo. Naturalmente non si può che plaudire e ringraziare queste realtà che meritoriamente si prodigano per la salvaguardia, cura e conservazione di questi beni.

Nel contempo facevo una amara considerazione rispetto alla ignavia che segna la gran parte della popolazione in merito ai beni culturali ecclesiastici. Non solo, pensavo a quante persone, energie e risorse vengono destinate per preservare questi beni, sistematicamente utilizzati, vissuti, goduti da parte di tutti gratuitamente; nel mentre e talvolta vi è piuttosto una pretesa di utilizzo degli stessi beni scomposta, inadeguata ed anche inopportuna. La nostra diocesi di Concordia-Pordenone si colloca tra le diocesi italiane di medie dimensioni; è caratterizzata da un alto numero di parrocchie (circa 190) e una popolazione di oltre 360.000 battezzati. Se consideriamo che molte parrocchie nel loro territorio hanno più di un edificio-chiesa, oltre a campanili, cappelle ed oratori sparsi nel loro territorio, possiamo tranquillamente affermare che gli edifici sacri presenti nel suo territorio sono circa 450, numero che non ha la pretesa di essere irriformabile, in quanto non esiste ad oggi una statistica scientificamente condotta. Tale numero dice la quantità di questi beni culturali, senza entrare nel merito della loro qualità artistica e dei moltissimi beni mobili in essi contenuti: quadri, oreficeria, statuaria, documenti storici ed archivistici, paramenti sacri di antica fattura ecc. Ricordiamo pure la presenza del Museo diocesano, della Biblioteca del Seminario e dell’Archivio vescovile, che custodiscono molti fondi e beni artistici parrocchiali per evitare depauperamenti di vario genere. Questi beni vengono goduti da tutti e sono un patrimonio che rende interessante e attraente il nostro territorio. Gli stessi beni hanno bisogno di cura, di continua manutenzione e restauri, di persone che vi si dedichino a vario titolo, di ingenti risorse economiche. Diversi sono i canali di finanziamento. Risorse dedicate dalle varie Amministrazioni statali, regionali e comunali; le Fondazioni sempre molto sensibili alla custodia dei beni culturali; non mancano donazioni di banche e di privati. C’è però un canale di finanziamento che ai più sfugge. Tale canale è supportato dai proventi derivati dall’8xmille. Il singolo cittadino che, nella dichiarazione dei redditi, pone la sua firma – nel riquadro dell’8xmille – a favore della Chiesa Cattolica concorre alla salvaguardia dei beni culturali ecclesiastici, che sono il 70/80 per cento del totale dei beni culturali presenti in Italia. Tali beni rendono l’Italia un unicum nel panorama mondiale. In questi ultimi tre anni sono stati aperti e finanziati, nel territorio della diocesi, 11 cantieri di vario genere. In significativa parte i costi sono stati coperti dall’apporto dell’8xmille. In conclusione, mi pare sia bello ringraziare tutti i diversi protagonisti che lavorano per la cura e il mantenimento di questo notevole patrimonio: parroci, Consigli pastorali, Ufficio diocesano arte sacra, uffici diocesani, Commissione arte sacra, professionisti. Inoltre, si rende necessario educare non solo le comunità cristiane ma tutti i cittadini dell’alta valenza e delle significative ricadute che la firma nell’8xmille, a favore della Chiesa Cattolica, comporta per salvaguardare questo ingente e irrinunciabile patrimonio culturale: se venisse meno l’Italia non sarebbe più la realtà che tutti ci invidiano.

dott. Giovanni Mauro Dalla Torre

Presidente Commissione diocesana Arte Sacra