Il passato non è solo ieri

Mourners gather at a makeshift memorial in the area where Alex Pretti was shot dead a day earlier by federal immigration agents in Minneapolis, Minnesota, on January 25, 2026. On January 24, federal agents shot dead US citizen Alex Pretti, a 37-year-old ICU nurse, while scuffling with him on an icy roadway, less than three weeks after an immigration officer shot and killed Renee Good, also 37, in her car. His killing sparked new protests and impassioned demands by local leaders for the Trump administration to end its operation in the city. (Photo by Octavio JONES / AFP)

Dal passato arrivano echi che non sempre abbiamo voglia di ascoltare, specie in questo frangente compresso tra un’attualità inusitatamente violenta e un calendario che ripropone giornate rievocanti morti disumane che avevamo creduto definitivamente relegate ad un mondo finito. Lasciata alle spalle la giornata della memoria (27 gennaio) che richiama l’olocausto degli ebrei, ci si appresta a vivere quella del ricordo (10 febbraio) dedicata ai martiri delle foibe e agli esuli giuliano-dalmati. Storie che palpitano ancora nei cuori e nelle menti dei (pochissimi ormai) sopravvissuti ma che pure stillano abbondanti da tante pagine di libri o dalle scene di film che tutti abbiamo raccolto.

La certezza che mai quell’abisso di orrore avrebbe avuto a ripetersi si è fatta col passare dei decenni più traballante, sostituita oggi da un’accesa speranza, mentre guardiamo non senza sgomento ai nostri giorni anche assurdi – se assurdo è ciò che non può essere pensato perché privo di ogni logica e fondamento di ragione – dato che episodi di violenza inaudita e ingiustificata si affacciano di continuo alla cronaca: gli oltre sessantamila morti di Gaza, i trentamila dell’Iran, la guerra crudele e senza fine in Ucraina, l’inaccettabile violenza portata dall’Ice a Minneapolis con caccia all’uomo e uccisioni arbitrarie, fino ai pestaggi di poliziotti a Torino.

Ad accendere lumi di speranze in questo buio della ragione e a ricordare quali siano i binari entro i quali condurre le nostre azioni senza deragliare, si sono levate in questi giorni voci importanti.

Martedì 27 gennaio, giornata della memoria, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarto: “Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione, per chi coltiva odio”, ricordando anche che “fare memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è soltanto un dovere: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza”.

Il giorno dopo, mercoledì 28 gennaio, papa Leone XIV, alla fine della tradizionale udienza ha lanciato un forte appello: “Chiedo all’Onnipotente il dono di un mondo senza più antisemitismo e senza più pregiudizio, oppressione e persecuzione per alcuna creatura umana. Rinnovo il mio appello alla comunità delle Nazioni affinché sia sempre vigilante, così che l’orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo”.

L’arcivescovo di Minneapolis, città violentata dalle azioni dell’Ice, Bernard Anthony Hebda, ha raccontato di come la paura blocchi in casa “i nostri fratelli migranti sia con documenti che senza”, che non mandano più i figli a scuola, che non stanno andando al lavoro da giorni e neppure alle visite mediche per paura di essere arrestati o peggio freddati a bruciapelo come accaduto a Renee Good e Alex Pretti.

Nazione contro nazione, uomo contro uomo: la legge del più forte inventa nuove ragioni e nuove modalità per agire, per dare vesti attuali all’orrore che ha già camminato per le strade del mondo insanguinandole. Poco contano la foggia degli abiti e i sempre nuovi perché, conta invece quello che tutto ciò lascia alle spalle: odio, ferocia, sangue, lutti.

Ma dietro la morte inferta a molti o a uno solo, magari steso a terra, magari dentro un’auto, c’è la morte del patto di convivenza civile fra gli uomini e fra istituzioni e c’è, in fondo, la morte dell’umanità nelle sue espressioni più belle.