Domenica 8 febbraio, due eventi per il 30° del Vescovo Abramo Freschi

Sono trenta il 10 febbraio gli anni che ci separano da monsignor Abramo Freschi, il primo vescovo di Concordia in Pordenone e, prima ancora, una delle personalità più volitive della regione: un “imprenditore della carità” fu anche definito per la sua grande intraprendenza nel sovvenire a bisogni allora impellenti del Friuli uscito ancora più misero dalla seconda guerra mondiale. E sono in questo 2026 ottant’anni dalla fondazione da parte di don Abramo nel 1946 a Udine dell’Ente Friulano Assistenza (EFA) a mezzo del quale egli poté essere il “padre” dei grandi centri di accoglienza ed educazione di Cividale (oggi è il rinomato Centro di Formazione Professionale di Rubignacco), e di Lignano al mare e di Piani di Luzza (Forni Avoltri) ai monti: queste ultime furono le colonie più grandi d’Italia, capaci di offrire per decenni vacanze inedite a decine di migliaia di bambini e ragazzi friulani (assolvono tuttora al compito di un’accoglienza turistica a misura di tutti).
La fama delle singolari doti di don Abramo, uomo serio e silenzioso ma fattivo, raggiunsero presto Roma dove egli approdò in pieno Concilio quando la “mitica” POA (Pontificia Opera di Assistenza) abbisognava di un adeguamento a tempi e problemi nuovi che richiedevano il passaggio dall’“assistenza” (ed emergenza post-bellica) allo stile della “solidarietà”: e fu monsignore (come lo si chiamava laggiù) a mettere le premesse al nuovo corso della Chiesa chiamato Caritas, pure con una insospettabile apertura missionaria: egli volò nel ’68 a portare aiuti al Biafra, dove si moriva di fame, caricando un aereo zeppo che volò a quota bassissima, di notte, evitando di far troppo rumore e rischiando peraltro di precipitare sotto le mitragliatrici delle fazioni in guerra.
Paolo VI, che tanto stimava Freschi, due anni dopo lo chiamò a dare il nuovo attuale assetto alla nostra diocesi così vicina alla sua di origine. Qui era venuto ancora nel ’47 (in Seminario a Pordenone) a consigliare i preti della nostra POA a gettarsi nell’impresa delle colonie: e nacque Bibione dopo una provvisoria collocazione da lui offerta per tre stagioni (1948-50) a 1600 bambini della nostra diocesi nella “sua” Lignano.

VESCOVO DI CONCORDIA PORDENONE
A Pordenone era dunque ben noto quando ci arrivò nell’ottobre 1970 andando a vivere nel piccolo appartamento del vescovo in Seminario, che non abbandonò neanche quando fu pronta l’ultima sua (imponente anch’essa) opera, il Centro diocesano Attività Pastorali, lasciando al successore di iniziarne l’abitazione nella parte riservata a vescovado.
Carità e sobrietà: così monsignor Freschi amministrò – è il verbo giusto – la nostra Chiesa particolare, affrontando come lui sapeva fare anche il terremoto di cinquant’anni fa (aveva già vissuto in prima persona, portando gli aiuti del papa, il bradisismo di Pozzuoli, 1967, e il sisma del Belice, 1968, oltre che il disastro del Vajont, 1963, e l’alluvione di Firenze, 1966), per un ventennio: di problemi, più che di soddisfazioni, che accomunarono la Chiesa in Italia (defezioni dal ministero e dal seminario compresi).
Non aveva cercato quel posto, né altri similari (aveva rinunciato all’arcivescovado di Cagliari nel 1969 e mai sollecitò poi il predecessore qui monsignor De Zanche a lasciare il titolo della diocesi: questi visse infatti a Portogruaro fino al 1977 con il pieno titolo di vescovo diocesano; Freschi ne fu fino allora il coadiutore e della diocesi l’amministratore “sede plena”).
Nel volume che dedicammo ad “Abramo Freschi sacerdote e vescovo” a un anno esatto dalla scomparsa – e sono 420 pagine soprattutto di testimonianze – leggiamo di lui un ritratto illuminante pure oggi, a firma di un officiale della Curia Romana: “Schivo e discreto, circospetto e cauto, sensibile e delicato, alieno dal protagonismo vociante e ciarliero, alieno, come è sempre stato, dalla ambizione del carrierismo” (mons. Agostino Lauro, Congregazione del Clero, pp. 151-154).

DOMENICA 8 FEBBRAIO
Questo 30° anniversario vede domenica 8 febbraio la celebrazione a Pordenone (al mattino sarà nella sua Pagnacco), della messa – non nella chiesa del Centro diocesano che accoglie le spoglie del vescovo edificatore – nel duomo da lui voluto concattedrale della diocesi.
La santa messa viene celebrata dal Vescovo mons. Giuseppe Pellegrini alle ore 18.
Prima della celebrazione, però, a partire dalle ore 16.30, sempre in San Marco, un concerto d’archi è offerto alla memoria di monsignor Freschi dal Complesso d’Archi del Friuli e Veneto diretto a Udine dal nipote di lui violinista Guido Freschi.

Non sarà l’unica tappa di tale iniziativa: c’è la data di San Vito al Tagliamento (22 marzo). Le ulteriori saranno nella chiesa del Redentore a Udine, dove don Freschi, giovane cappellano dall’anno 1937 della sua ordinazione sacerdotale, aveva iniziato la sua avventura di carità (ancora prima della famosa “operazione reduci” da lui diretta nel maggio 1945, a guerra appena finita), in giugno a Pagnacco, d’estate nei summenzionati Centri EFA di Cividale (frequentato da migliaia di giovani), Piani di Luzza, Lignano, e anche a Sappada dove la casa “Abramo Freschi” è stata donata dalla sorella Maria al nostro Seminario. Si concluderà a Maniago, Spilimbergo e Portogruaro: per non dimenticare chi ha scritto la storia del Friuli e della diocesi di Concordia-Pordenone.

WA