Pordenonelegge
A Pordenonelegge la storia della caserma Goi-Pantanali nel terremoto del ’76
Questo libro ci riporta alla sera del 6 maggio 1976, un racconto che desidero rivolgere soprattutto ai giovani che forse conoscono poco questa storia. Il terremoto distrusse e provocò morti, tra cui 29 giovani militari di leva nella sola caserma Goi-Pantanali. A tutti loro va il nostro ricordo ed è a loro che è dedicata questa presentazione.
Ringraziamo le famiglie dei caduti che hanno mantenuto viva la memoria per cinquant’anni e, in particolare, la signora Giuseppina Carnelutti, mamma dell’autrice, a testimonianza di come la memoria si tramandi di generazione in generazione.”
È il pensiero espresso dall’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, che ha portato i saluti del governatore Massimiliano Fedriga in occasione della presentazione del volume “La lunga notte della caserma Goi-Pantanali. Storie di uomini, macerie e rinascita”, svoltasi all’auditorium della Regione nell’ambito del programma di Pordenonelegge, quest’anno nel segno del motto “Semina chi legge”.
L’incontro, moderato dalla giornalista Giacomina Pellizzari in un auditorium gremito di ragazzi, ha visto gli interventi degli autori Flavia Virilli e Romeo Michele Tomassetti.
Tomassetti, già comandante del 3° Reggimento Artiglieria da montagna della Brigata Alpina “Julia” con vaste competenze di storia militare e luoghi della Memoria, è intervenuto con Virilli, giornalista e vicesindaco con delega alla cultura del Comune di Gemona del Friuli e insieme al padre, è referente delle famiglie per la custodia della memoria dei caduti della Goi-Pantanali.
Il libro, pubblicato dall’Ente Editoriale per l’Esercito in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli (1976-2026), ricostruisce gli avvenimenti legati alla caserma di Gemona del Friuli nelle ore del sisma del 6 maggio 1976 e nei giorni successivi. La narrazione prende le mosse dal sacrificio di 29 giovani militari di leva deceduti sotto i crolli e dal gesto dei superstiti che scavarono a mani nude per salvare i commilitoni e prestare i primi soccorsi alla popolazione civile.
Nel suo intervento, l’assessore Amirante ha rimarcato il valore pedagogico della memoria rivolta in particolare alle giovani generazioni, evidenziando il ruolo determinante svolto dall’Esercito Italiano e dagli Alpini al fianco delle comunità locali nella fase dell’emergenza e della successiva ricostruzione.
La pubblicazione combina testimonianze dirette con le fonti ufficiali dell’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Memorie Storiche, registri e rassegne stampa dell’epoca. Il testo è corredato da una documentazione fotografica d’archivio e dalle immagini scattate da Claudio Grossi, all’epoca giovane artigliere in servizio nella struttura.
L’opera è infine dotata di QR code che consentono di approfondire il racconto attraverso contenuti audiovisivi e documentali.