Pordenonelegge
Il terremoto del Friuli dagli scritti di p. Turoldo
Il Centro Studi padre David Maria Turoldo con il patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in occasione dei 110 anni dalla nascita del frate e poeta David Maria Turoldo e in concomitanza con i 50 anni dal terremoto del Friuli, ha promosso una raccolta degli scritti del frate poeta proprio sul terremoto che, nel maggio e settembre del 1976, si abbatté sulla sua terra natale.
Il volumetto antologico intitolato “Dalle macerie la speranza” e pubblicato dalle edizioni Scholé-Morcelliana, presenta per la prima volta insieme gli articoli e gli scritti del noto religioso raccontando attraverso il suo sguardo sul campo, non solo la tragedia che colpì l’amata terra natale subito raggiungendola, ma anche la formidabile rinascita diventata un modello esemplare per tutta l’Italia.
Il libro è introdotto da un denso saggio introduttivo firmato dal saggista Marco Roncalli e dall’italianista Lorenzo Cardilli e si apre con una presentazione di Daniele Parussini, presidente del Centro Studi Turoldo.
Non pochi i testi capaci di evidenziare, al di là della retorica, le peculiari reazioni di una popolazione che – pur provata nei lutti e nei disastri subiti – seppe dimostrare un’indubbia capacità organizzativa, ma anche grande dignità e compostezza. Senza dimenticare il contributo di tante realtà che, nel segno della solidarietà, condivisero questa storia con i terremotati. Compresa la Chiesa locale la cui risposta fu “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”.
Dietro le cronache legate all’evento, in filigrana, traspare anche la “svolta” nei rapporti fra padre David e la sua terra natale, palesata da un ritorno che lo vide farsi voce del suo popolo chiamato a continuare a vivere.
Anche negli anni successivi – ricorda Roncalli in apertura della raccolta – Turoldo avrebbe continuato a celebrare non solo la resurrezione del Friuli (con versi come “E pure i morti di notte lavoreranno con silenziose cazzuole”), ma pure a leggervi una sorta di magistero etico per il nostro Paese (“E la ricostruzione, almeno morale, dell’Italia, non potrebbe ricominciare proprio dal Friuli?”).
Di grande interesse l’analisi critica di tutti i testi recuperati qui offerta da Cardilli, che si concentra sui topoi turoldiani, lo stile pastorale, i caratteri linguistico-retorici, l’uso di argomentazioni cariche di pathos e immagini bibliche. Si staglia nitido il profilo del frate intellettuale e del poeta, e persino – al pari dell’amico Pasolini, mancato l’anno prima- dello scrittore “corsaro”: dove si riconoscono i tratti di un “mediatore che tratta col potere, al limite anche quello divino, dando voce ai deboli e ai subalterni senza cancellarne le specificità o ridurne l’esperienza a modelli diversi”.