Card. Pizzaballa: “la terra di Maria è oggi profondamente ferita. Custodire l’umano, oggi, è già preparare la strada alla pace”

“La terra di Maria è oggi profondamente ferita. Vi sono famiglie distrutte, persone private della casa, bambini che crescono conoscendo quasi soltanto la paura e la violenza”. Lo ha affermato il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, nell’omelia pronunciata ieri pomeriggio, 8 settembre, festa della Natività della Beata Vergine Maria, nella Basilica Santuario “Maria SS. Regina di Anglona”, a Tursi, in occasione del 50° anniversario della Configurazione della diocesi di Tursi-Lagonegro. Richiamando il dramma che attraversa la Terra Santa, il cardinale ha osservato: “Vediamo quanto facilmente l’altro venga ridotto a una categoria, a un nemico, a qualcuno di cui non si riconoscono più il volto e il dolore. E quando si perde il volto dell’altro, diventa possibile dire e fare ciò che prima sembrava impensabile”. Pizzaballa ha quindi invitato a guardarsi “dalle parole facili, anche da quelle religiose”, sottolineando come la nascita di Maria ricordi che “Dio non abbandona la storia, neppure quando la storia sembra contraddirlo”. In questo contesto, ha evidenziato la presenza, in Terra Santa, di “piccoli segni che raramente vengono raccontati”: “persone che assistono i feriti senza domandare a quale popolo appartengano; comunità che condividono il poco che hanno; famiglie che, pur colpite, rifiutano di educare i figli all’odio; sacerdoti, religiosi e laici che rimangono accanto alla loro gente”. Gesti che “non cambiano immediatamente il corso degli eventi, ma custodiscono l’umano. E custodire l’umano, oggi, è già preparare la strada alla pace”. Rivolgendosi alla Chiesa di Tursi-Lagonegro, il patriarca ha ricordato che il legame con la Terra Santa “non consiste soltanto nell’affetto o nell’aiuto, pure necessario. È un legame ecclesiale. Apparteniamo all’unico Corpo di Cristo”. “La Chiesa di Gerusalemme viene a incontrare la Chiesa di Tursi-Lagonegro, e insieme ci poniamo sotto lo sguardo di Maria”, ha affermato, chiedendo preghiera, vicinanza e la capacità di “non dimenticarci quando l’attenzione del mondo si sposterà altrove”. Pizzaballa ha, infine, richiamato la figura di Maria ai piedi della croce: “La speranza cristiana, infatti, non consiste nel negare il male o nel minimizzare il dolore”. “Maria ai piedi della croce non ha chiuso gli occhi davanti alla morte del Figlio. È rimasta. La sua speranza ha preso la forma della presenza”, ha detto il patriarca, invitando a “rimanere accanto a chi soffre, non lasciare solo nessuno, non stancarci di costruire legami, non permettere che la violenza abbia spazio anche nel nostro linguaggio e nel nostro modo di giudicare”.

DR