Il Comitato di padre Marco per la festa della Natività di Maria

Padre Marco intercedette a Padova nel 1676 il primo dei miracoli per cui divenne famoso in tutta Europa. Sono giusto 350 anni questo 8 settembre!

Ricorderemo tale fatto eccezionale, che cambiò la vita del nostro cappuccino, nel pellegrinaggio a Padova di sabato 12 settembre, festa del Santo Nome di Maria e anniversario della liberazione di Vienna, l’altro “miracolo” di Padre Marco a bene del nostro continente. Saremo 80 pellegrini in visita anche a Sant’Antonio, San Leopoldo, alla Beata Elisabetta Vendramini e con incontri tutti francescani, utili alla preparazione ormai prossima alla solenne celebrazione dell’Ottavo Centenario di San Francesco d’Assisi, prima festa nazionele domenica 4 ottobre.

Diversi sono i momenti di fede nel nome del Beato Marco, promossi dal Comitato, che si terranno in questi giorni che seguono all’Agosto celebrato già in numerosi luoghi per iniziativa dello stesso Comitato (qui due foto del pellegrinaggio nel Friuli terremotato francescano dell’11 agosto scorso).

Li elenchiamo per favorire l’unione spirituale di tutti gli amici e devoti.

Lunedì 7 settembre – San Vito al Tagliamento, Casa del CleroVisita della reliquia del Beato Marco, ai vespri e al rosario, a d. Terziano, d. Luigi e ai preti ospiti, ore 17 [in chiesa è esposta una statua del beato]

Venerdì 11 settembre Basalghelle di Mansuè (Tv)Messa al capitello del Beato Marco, ore 19

Sabato 12 settembrePELLEGRINAGGIO GIUBILARE DA PORDENONE A PADOVA a cura del Comitato B. Marco nel 350° dalla manifestazione taumaturgica del beato cappuccino (Padova 8.IX.1676)

Inserito nel calendario “Pordenone_SanFrancesco800” e con partecipazione delle parrocchie di Pordenone Centro, il Comitato Beato Marco cura la trasferta nella città del Santo e di San Leopoldo Mandic, devotissimo a Padre Marco, con soste per ricordare nel 350° anniversario il primo miracolo che intercedette e presso opere di presenza e servizio delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine fondate a Padova dalla Beata Elisabetta Vendramini (Casa Madre della Congregazione, Opera della Provvidenza “Sant’Antonio” di Sarmeola di Rubano). Partenza da chiesa Beato Odorico, ore 7. Adesioni: tel. 0434 43650; 0434 247518

*A Vienna, sul colle del Kahlenberg, si è tenuta domenica 6 settembre la commemorazione dell’anniversario della liberazione del 12 settembre 1683: da ricordare la lapide trilingue realizzata un anno fa dal Comitato Beato Marco e fissata sulla facciata della Josefskirche

*Domenica 13 settembre, dalle ore 16, a Casa Emmaus di Azzano Decimo, l’Associazione Amici del Beato Marco d’Aviano per la cooperazione missionaria con l’Africa tiene il momento annuale di preghiera, celebrazione, amicizia

Venerdì 18 settembre Santa Lucia di Piave (dioc. Vittorio Veneto), Casa soggiorno per anziani:  Messa con onore alla reliquia del Beato Marco e incontro di approfondimento con gli ospiti preti e fedeli laici. Recita di preghiere mariane del beato, ore 16

A fine settembre è previsto il pellegrinaggio ad Assisi per il quale mancano ancora iscrizioni sufficienti. Prendiamone pure notae chi può ne faccia un pensierino:

Lunedì 28, martedì 29, mercoledì 30 settembrePELLEGRINAGGIO GIUBILARE DA UDINE E PORDENONE AD ASSISI (novena di San Francesco), con tappe nei principali luoghi sacri legati al Serafico e soste anche a Foligno e Spello. Info: Parrocchia Beato Odorico Pordenone tel. 0434 43650 (URGENTISSIME)

*Durante la trasferta viene presentato ai Cappuccini di Assisi il volume della Descrittione del viaggio di Roma del cappuccino p. Giovanni Antonio da Pordenone, devotissimo amico del B. Marco, edito quest’anno

Qui sotto possiamo leggere il racconto del miracolo dell’8 settembre 1676, il cui luogo a Padova abbiamo potuto accertare solo di recente. Preghiamo l’intercessione del Beato Marco in favore di ammalati e persone bisognose di conforti spirituali:

350 ANNI FA. IL PRIMO MIRACOLO INTERCEDUTO DA PADRE MARCO

Padova, 8 settembre 1676. Padre Marco d’Aviano, buon frate e predicatore (il quaresimale in quell’anno l’aveva tenuto addirittura nelle Puglie, ad Altamura), dal vicino convento oggi santuario di San Leopoldo viene richiesto nuovamente dalle benedettine di San Prosdocimo. Una delle monache ha infatti espresso il desiderio di udirne l’omelia, lodatale dalle consorelle dopo che il giorno dell’Assunta non aveva potuto essere presente alla precedente celebrazione del frate in quel monastero, causa l’infermità che la obbliga a letto da tredici anni (da quando aveva 36 anni), “senza potersi muovere in maniera alcuna”.

Terminata la messa della festa della Natività di Maria, suor Vincenza Francesconi, che era scesa in chiesa barellata, si fa dare la benedizione dal padre, dopo avere pregato insieme a lui che “gli fece far atti di fede”. La formula che egli sceglie è quella diffusa in quel tempo dal confratello padre Francesco da Bagnone che ricalca il testo della celebre benedizione a frate Leone di San Francesco accentuando l’invocazione a Dio della liberazione “da tutti i mali secondo la vostra fede, perché tutto è possibile a chi crede”. E davvero l’impossibile si fa possibile giacché, tracciato Padre Marco il segno di croce, suor Vincenza sente l’impulso di alzarsi dal lettuccio su cui era inchiodata da così tanto tempo e dice: “Io sono sana”. A un comando del padre, ella subito sale e scende le scale del monastero da sola “con tanta facilità come se mai fosse stata amalata” (così si legge nella relazione del padre guardiano di allora dei Cappuccini di Padova).

Facile comprendere lo sconcerto in primis del frate, che fino allora era stato solo un “buon” cappuccino, umile al punto di tentare di tirarsi indietro più volte dal ripetuto invito delle monache che ne avevano ammirato la predica di qualche settimana prima. E difficile da gestire il tripudio, anzi il tumulto che segue subito alla notizia dell’accaduto miracoloso, coinvolgendo l’intera città e sconvolgendo il convento dei frati dove si riversano malati d’ogni genere che guariscono. Si tenta allora (dalla curia) di allontanare dalla città Padre Marco che il mese dopo viene trasferito a Venezia, dove – malgrado la sua perfetta obbedienza alle disposizioni – i miracoli si susseguono, anzi si intensificano: e sono davvero eclatanti!

Il fermento cittadino viene a un certo punto anche qui stoppato e al frate non resta che cercare di far perdere le sue tracce pellegrinando nella campagna del basso Veneto, da Chioggia (dove peraltro viene beneficiato di una guarigione il vescovo) a Rovigo, Lendinara e infine Verona. Qui lo raggiungono a fine anno ancora storpi, ciechi, infermi che non lo lasciano in pace, ma anche il sollievo dell’autorizzazione superiore a impartire la benedizione, ottenutagli dai confratelli – che ne conoscevano la fede, rettitudine ed esemplare osservanza della vita religiosa – ricorsi a Roma al segretario di stato del papa. Qualche giorno dopo il miracolo primo interceduto da Padre Marco, che qui ricordiamo a 350 anni esatti di distanza, è eletto Innocenzo XI Odescalchi: quel pontefice, oggi beato, pio e austero, invierà Padre Marco a Vienna – dove il 12 settembre di sette anni più tardi, per la sua preghiera, sortirà la liberazione della città (anch’essa prodigiosa, e decisiva per la cristianità e civiltà europea) – avendolo definito “il taumaturgo del secolo” per la moltitudine dei prodigi che ne solcheranno fino alla morte l’esistenza consacrata all’apostolato missionario del perdono per amore di Dio e della pace con tutti.                                                                 Walter Arzaretti

Ricordiamo i 350 anni del primo miracolo da Padre Marco interceduto (svolta della sua vita) durante il pellegrinaggio pordenonese di ottanta persone nella Padova Francescana di sabato 12 settembre. Esso tocca i luoghi di due altri taumaturghi, Sant’Antonio e San Leopoldo (del primo Padre Marco era devotissimo e il secondo lo è stato non meno, anche a lui!): quando mancano solo tre settimane all’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi, il padre serafico di loro tutti e del Beato Odorico che al Santo dettò la Relatio del suo viaggio in Oriente. A farci corona, oltre ai frati conventuali e cappuccini, sono le clarisse del monastero di San Bonaventura e le Francescane Elisabettine della Beata Elisabetta Vendramini. Oggi la chiesa in cui avvenne quel prodigio, che è molto documentato, è stata ripristinata al culto dopo le demanializzazioni conseguenti alle soppressioni ottocentesche ed è detta “duomo dei militari”, affidata alla cura dell’Ordinariato Militare per l’Italia.