8 settembre, Natività di maria, patrona di Pordenone, omelia del Vescovo Giuseppe

Apertura giubileo in Diocesi Pordenone

Cari fratelli e sorelle,

la celebrazione odierna della Natività della Beata Vergine Maria ci introduce nel cuore pulsante della Storia della salvezza, svelandoci il modo in cui Dio sceglie di relazionarsi con l’umanità. Contemplando la nascita di Maria, la Chiesa non ricorda semplicemente un fatto del passato lontano, ma celebra una certezza teologica fondamentale: le promesse di Dio hanno preso dimora nella vicenda concreta e quotidiana di un popolo. La nascita di questa fanciulla di Nazaret segna l’aurora della Redenzione e manifesta che il Signore non agisce nell’astrazione di teorie lontane, ma si incarna nel tempo, nello spazio e nelle relazioni umane. Dio si impegna con la nostra carne, intreccia il suo disegno eterno con i fili fragili della nostra esistenza e stabilisce una dimora stabile in mezzo a noi.

Questa straordinaria verità emerge chiaramente dalla Parola di Dio che la liturgia ci offre. La prima lettura, tratta dal profeta Michea, ci proietta in un orizzonte di fiduciosa attesa, ricordandoci che il piano divino possiede tempi e modalità che sfuggono alla logica dei potenti del mondo. Il profeta parla di Betlemme di Efrata, una realtà apparentemente insignificante, “così piccola per essere fra i villaggi di Giuda” (5,1), eppure, è proprio da questa piccolezza geografica e umana che Dio fa sorgere colui che deve essere il dominatore in Israele. La promessa di una guida trova il suo compimento definitivo attraverso un grembo materno: “Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve partorire” (v.2).

Maria è la donna della promessa in cui la fedeltà del Creatore si fa visibile e feconda.

Nella sua nascita intravediamo già il capovolgimento evangelico che esalta gli umili, mostrando che la vera grandezza risiede nella disponibilità ad accogliere il disegno divino. Il mistero di questa chiamata, poi, trova una sublime spiegazione nella Lettera ai Romani. L’apostolo Paolo ci esorta a considerare il mistero infinito di Dio all’interno di un progetto d’amore universale: “Tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (8,28). In questa prospettiva, Maria appare come la creatura predestinata, colei che è stata pensata, amata e scelta prima della creazione del mondo per essere la Madre del Verbo incarnato. È il passaggio teologico che delinea il percorso della grazia che trova perfetto compimento in Maria: “Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati… quelli poi che ha predestinati, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati” (v.29-30). La sua nascita non è il frutto del caso o di una coincidenza, ma è l’atto deliberato di un Dio che ama l’umanità e prepara lo spazio per la sua discesa tra gli uomini.

Il brano del Vangelo secondo Matteo (1,1-23), ci conduce all’interno della concretezza storica in cui questo disegno si realizza. La lunga genealogia di Gesù Cristo non è un arido elenco di nomi, ma la narrazione teologica di un cammino umano segnato da luci e ombre intense, mostrando come il progetto di Dio non si sviluppa in un laboratorio di perfezione, ma si fa strada proprio attraverso le contraddizioni e gli sbagli delle persone.

Dio non disdegna e non ha paura degli errori umani; al contrario, assume la nostra storia ferita, entrandovi dentro con pazienza e trasformandola dall’interno, preparando un posto dignitoso al Messia Salvatore. L’annuncio a Giuseppe, svela che la nascita del Bambino adempie la profezia dell’Emmanuele, il «Dio con noi». In questo modo, la nascita di Maria diviene lo snodo fondamentale di questa genealogia, punto di arrivo di una lunga preparazione e aurora della nuova alleanza.

Questa profonda interconnessione tra fede e storia si riflette nella realtà che stiamo vivendo oggi. La festa liturgica della Natività di Maria coincide infatti con la festa civile della nostra città di Pordenone. Lungo i secoli, la comunità pordenonese si è costantemente affidata alla protezione materna della Vergine Maria, trovando nella devozione un punto di riferimento spirituale e civile.

Prendo l’occasione per un deferente saluto e uni sincero ringraziamento al sig. Sindaco e alle varie autorità civili e militari presenti del territorio comunale, provinciale e regionale. Questa felice coincidenza diventa per noi cristiani un’occasione provvidenziale per meditare sull’importanza di un impegno attivo e responsabile nella vita sociale. Celebrare Maria non significa isolarsi dalle fatiche del mondo, ma ricevere la forza per incarnare i valori propri del Vangelo all’interno delle strutture sociali, politiche e culturali del nostro territorio. Siamo chiamati a essere fermento di giustizia, costruttori di pace e promotori della dignità di ogni persona, portando la luce di Cristo là dove si edifica il bene comune della collettività. A questo proposito, l’insegnamento della Chiesa ci offre criteri di discernimento sempre attuali. Non possiamo non richiamare quanto Papa Leone XIV ha esposto nella Lettera Enciclica Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo delle trasformazioni contemporanee. Inserendosi pienamente nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, il Pontefice ha ricordato l’impatto profondo che il messaggio evangelico deve esercitare sulla società civile attraverso i suoi principi guida. Papa Leone ci esorta a non smarrire il primato della persona e della solidarietà di fronte alle sfide di un progresso tecnologico e sociale che rischia di disumanizzare i rapporti comunitari. L’enciclica ci ricorda che una società è autenticamente progredita solo quando mette al centro il bene comune e tutela i più deboli, offrendo una bussola etica essenziale per il nostro agire quotidiano. I valori cristiani non sono norme astratte, ma forze vive capaci di edificare una città più fraterna, equa e solidale.

Questa solenne giornata si arricchisce di un ulteriore motivo di lode e gratitudine al Signore: ricordiamo infatti il 60° Anniversario della fondazione della Parrocchia Beata Maria Vergine delle Grazie – Santuario in Pordenone. Sessant’anni di cammino comunitario, di preghiera, di accoglienza e di evangelizzazione vissuti sotto lo sguardo benedicente di Maria.

In questa felice ricorrenza, desideriamo esprimere la nostra profonda gratitudine per la presenza provvidenziale e instancabile dei monaci Vallombrosani nella nostra parrocchia e nell’intera diocesi. Con la loro spiritualità radicata nella tradizione benedettina, caratterizzata dalla comunione fraterna e dalla preghiera liturgica, i monaci continuano a servire con generosità questo santuario e la comunità parrocchiale. Il loro servizio pastorale e spirituale ha fecondato la vita di intere generazioni, rendendo il Santuario delle Grazie un’oasi di riconciliazione e di consolazione per tantissimi fedeli. Un grazie caloroso al loro Abate generale, al parroco e ai monaci del santuario e ai confratelli concelebranti. 

Carissimi, la nascita di Maria ci invita a guardare al futuro con speranza e a rinnovare il nostro sì al progetto di Dio. Chiediamo alla Vergine Santa, custode della nostra città e Madre delle Grazie, di ottenerci il dono di una fede operosa. La comunità parrocchiale delle Grazie, insieme ai monaci Vallombrosani e la Chiesa di Pordenone, possano continuare a camminare sulla via del bene comune, testimoniando con coraggio la bellezza del Vangelo nella vita sociale ed ecclesiale.

Buona festa.

                                               + Giuseppe Pellegrini, vescovo