Parco delle Dolomiti friulane: ritemprante

Magnifica e avvincente nel suo fascino regale, la cerchia alpina delle Dolomiti Friulane richiama l’attenzione già di chi, da Pordenone e oltre, volge lo sguardo verso i monti: una imponenza coinvolgente si staglia verso il cielo con il suo richiamo di splendori primordiali. Chi arriva lassù invitato da questo richiamo, si accosta con stupore a una intensa corona  che si estende nelle province di Pordenone e Udine e per un breve tratto anche in quella di Belluno, racchiusa tra il Piave, l’alto corso del Tagliamento, la Val Tramontina e la Val Cellina. Le Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave si presentano come un gruppo piuttosto unitario e compatto, una suggestiva, imponente successione di picchi e creste ondulate.

E’ un paesaggio primordiale, un luogo in cui la natura esprime l’armonia del suo ritmo, un ambiente che conserva una wilderness (selvatichezza) rara in Italia e determinante  per   le caratteristiche suggestive del Parco. Le sue pareti verticali, le forre scolpite dall’acqua e le torri rocciose che si innalzano improvvise creano un paesaggio quasi lunare. Da qui si raggiunge uno dei simboli assoluti delle Dolomiti Friulane: il Campanile di Val Montanaia, un obelisco naturale alto circa 300 metri che domina la conca sottostante. È una meta ambita per escursionisti e alpinisti, tanto da essere considerato uno dei monumenti naturali più spettacolari dell’intero arco dolomitico. Accanto al Campanile si estende il gruppo dei Monfalconi, un insieme di guglie e creste frastagliate che rappresentano uno dei paesaggi più caratteristici del Parco. Le loro forme, scolpite dall’erosione, raccontano milioni di anni di storia geologica. I Monfalconi sono un paradiso per chi ama i trekking impegnativi e gli ambienti d’alta quota: qui si trovano itinerari che portano ai rifugi Flaiban Pacherini, Padova e Giaf, punti di riferimento per chi vuole esplorare la parte più alta e selvaggia del territorio. La fauna del Parco è ricchissima. Ospita camosci, caprioli, cervi, marmotte, volpi, galli cedroni e rapaci come l’aquila reale. La presenza del lupo, tornato naturalmente negli ultimi anni, testimonia la qualità ecologica dell’area. Nei boschi si alternano faggi, abeti rossi, larici e pino mugo, mentre in quota dominano le praterie alpine e le nude rocce. La biodiversità è oggi uno dei valori più importanti del Parco, tutelata tramite progetti di monitoraggio e conservazione. Il Parco non è solo natura: è anche memoria. L’area di Erto e Casso, legata alla tragedia del Vajont del 1963, è oggi un luogo di riflessione e conoscenza. Il percorso che conduce alla diga e ai borghi sospesi sulla valle permette di comprendere quanto fragile sia l’equilibrio tra uomo e ambiente. Il centro visite di Erto offre materiali, testimonianze e itinerari guidati che raccontano la storia e le lezioni apprese da quell’evento. Per chi ama camminare, il Parco offre una rete di sentieri che spazia dalle passeggiate di fondovalle ai trekking più lunghi e impegnativi. Itinerari come il Truoi dal Von, il Sentiero delle Streghe, la salita al Mont Ciavac o la traversata tra i rifugi dei Monfalconi permettono di immergersi in ambienti dove il silenzio è totale e la presenza umana minima. In inverno, le Dolomiti Friulane diventano un luogo ideale per ciaspolate, sci alpinismo e osservazione della fauna. Il Parco è anche un laboratorio di educazione ambientale. I centri visita, come quello di Pianpinedo, offrono percorsi didattici per famiglie e scuole con recinti faunistici, pannelli informativi e attività guidate. È un modo per avvicinare i più giovani alla natura e far comprendere l’importanza della tutela degli ecosistemi alpini. Visitare le Dolomiti Friulane oggi significa scegliere un turismo lento, rispettoso, consapevole. Qui non si cerca la velocità, ma la profondità come, ad esempio, ascoltare il vento tra le fronde. Le Dolomiti Friulane sono un richiamo antico: un invito a riscoprire la montagna vera, quella che non si mostra, ma si conquista. Un luogo dove la natura è ancora sovrana e dove ogni passo diventa un incontro con qualche cosa di autentico.

Le Dolomiti friulane costituiscono l’area più occidentale della montagna del Friuli Venezia Giulia e abbracciano la Val Cellina, la Valle del Tagliamento e la Val Tramontina. Per l’elevato grado di wilderness che ancora conservano, esse sono considerate la parte più incontaminata dell’intero gruppo dolomitico, ora Patrimonio Mondiale dell’ UNESCO.
Sono il paradiso di escursionisti e scialpinisti, di appassionati di walking, free climbing e ice climbing. Le loro guglie, paragonate a chiese e campanili, restituiscono i colori del tramonto e sono le preferite dai fotografi. Sentieri e percorsi sempre curati consentono di attraversare completamente l’omonimo Parco naturale o di seguire itinerari ad anello da rifugio a rifugio. Il campanile di Val Montanaia sfida i trekker più allenati, mentre gli amanti del nordic walking trovano percorsi attrezzati con una specifica segnaletica.
Anche l’ambito pedemontano è tutto da esplorare, con le sue valli scavate dai fiumi tra rocce spettacolari, dove si scoprono grotte e laghi di colore verde smeraldo, si incontrano piccoli borghi tipici tra i più belli d’Italia, si assaggiano specialità gastronomiche degne di marchi DOP e slow food.

Si inizia da Andreis, cuore della Valcellina e sede del Centro Visite del Parco delle Dolomiti Friulane, da cui partono alcuni itinerari naturalistici. Prima di impegnarsi nell’esplorazione vale però la pena di saperne di più sulla cultura locale facendo tappa al Museo dell’Arte e della Civiltà Contadina, dove sono illustrate le lavorazioni di lana, legno e gli “scarpez”, le tipiche calzature di pezza, scoprire le caratteristiche dell’architettura locale, con abitazioni di blocchi di pietre secolari alternati a “dalt”, i ballatoi in legno.

Sono, ovviamente, soltanto alcuni aspetti di un mondo che sembra essersi fermato nel tempo e che mantiene intatte le sue molteplici caratteristiche che lo rendono meta variegata per le sue molteplici attrattive: famiglie, scolaresche, gruppi, singoli e appassionati di nord walking. E’ un mondo talmente ricco di attrattive per tutte le esigenze e attese da renderlo unico. C’è a valle un ragazzo delle superiori, Andrea, che si illumina quando gli si parla del Parco  “unico al mondo” come lui ama definirlo. Lassù ci sono panorami solo da ammirare e percorsi facili da seguire. Davvero attività per tutti, ama sottolineare: alcune di ampia  accessibilità , altre per “specialisti” della montagna. Una meta che va benissimo per famiglie con bambini e perfino per anziani che possono semplicemente guardare e  camminare su percorsi facili, senza fatica. Ed è ancora lui a raccontarci l’episodio dell’aquila “inferma”, ormai incapace di volare, che lui stesso visse in prima persona in quinta primaria, quando con i gruppi della sua scuola  fece visita al centro di cura dei rapaci. Allora tutti furono colpiti da una magnifica aquila  accasciata nella gabbia: lo sparo di un fucile fuorilegge le aveva stroncato un’ala. La sua tristezza, mentre guardava verso il cielo il volo libero di altre aquile felici, era talmente intensa che tutti i compagni di scuola, il giorno dopo, non facevano altro che parlare di lei. Anche la tristezza di questo evento parla delle molteplici iniziative del Parco, compresa la premurosa attenzione per una grande aquila che non avrebbe più potuto volare.

Flavia Sacilotto