Commento al Vangelo
Domenica 14 giugno, commento di don Renato De Zan
14.06.2026. 11° TO-A
Mt 9,36-10,8
In quel tempo, Gesù, 9,36 vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! 38 Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».10,1 Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. 2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; 4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. 5 Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7 Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino
Il Testo
1. Il racconto dei dieci miracoli (Mt 8,1-9,38) si conclude (Mt 9,35-38) con Gesù che, passando di villaggio in villaggio, predica e guarisce. Viene scelto solo Mt 9,36-38. Segue il discoro missionario (Mt 10,1-42). Anche in questo caso vengono scelti i primi otto versetti soltanto, Mt 10,1-8. Questa opzione fatta dalla Liturgia contro ogni logica esegetica, ha però una ragione. La ragione è teologica. La missione (Mt 10,1-8), infatti, risulta essere frutto della “compassione” di Gesù nei confronti delle folle (Mt 9,36-38). All’inizio del brano la Liturgia ha aggiunto l’incipit che chiarisce chi sia il mittente: “In quel tempo, Gesù…”.
2. La formula evangelica è scandita in quattro momenti. Si apre (Mt 9,36-38) con una premessa che può essere valutata come genotesto, come testo cioè che genera gli altri tre. Il secondo momento (Mt 10,1), brevissimo, narra la chiamata dei “dodici discepoli”, mentre il terzo (Mt 10,2-4) contiene l’elenco dei dodici che adesso vengono chiamati non più “discepoli”, ma “apostoli”. L’ultimo momento (Mt 10,5-8) è dedicato agli ordini che Gesù dà perché i dodici apostoli compiano la missione.
L’Esegesi
1. Tutto ha inizio dalla compassione di Gesù per le folle. Nel testo greco la compassione di Gesù è espressa dal verbo “esplagchnìsthe”. Nel linguaggio figurato le viscere (“splàgchna”) indicano essenzialmente la tenerezza della mamma per il suo bambino. Questo è il sentimento di Gesù verso le folle. La prima cosa che deriva dalla compassione del Maestro è la preghiera per gli operai della messe. La missione, dunque, ha origine nella fede che chiede al Padre gli operai. Non nasce da strategie umane.
2. Quando il profeta Ezechiele profetizzò contro i sacerdoti di Gerusalemme, disse: “Per colpa del pastore (le pecore) si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate” (Ez 34,5). Gesù adopera questa immagine profetica (che si trova, per ragioni diverse anche in Gdt 11,19) per indicare lo stato di abbandono sofferto dal popolo di Dio che non era curato dai responsabili d’Israele. Gesù, dunque, sceglie di prendersi cura delle persone.
3. Per compiere quest’opera, chiama dodici uomini. Costoro sono prima chiamati “discepoli”. Non dimentichiamo che il primo compito del “discepolo” è imitare il Maestro. Successivamente vengono chiamati “apostoli”, perché sono “mandati” da Gesù a predicare e a guarire (v. 7: “predicate”; v. 8: “guarite”), prolungando la missione del Maestro: “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. (Mt 9,35).
4. L’elenco dei nomi degli Apostoli sono custoditi da quattro testi: Mt 10,2-4; Mc 3,16-19; Lc 6,14-16; At 1,3. In questi elenchi il primo è sempre Pietro, colui che riceverà da Gesù la responsabilità della Chiesa tutta. L’ultimo è Giuda Iscariota che, nel mistero del progetto divino, si macchierà del peggiore dei tradimenti (in At 1,13 non viene nominato perché non c’è più e Mattia deve essere ancora eletto). In Matteo e Marco uno degli Apostoli si chiama Taddeo, mentre in Luca e Atti prende il nome di Giuda di Giacomo. Nonostante alcune varianti di elenco, gli Apostoli sono associati quattro a quattro, in tre gruppi, sempre identici (Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni / Filippo, Bartolomeo, Tommaso, Matteo / Giacomo, Taddeo o Giuda di Giacomo, Simone e Giuda Iscariote).
5. Costoro hanno il compito di scacciare i demoni, guarire e predicare. Le tre espressioni – “scacciare gli spiriti immondi”, “guarire ogni sorta di malattie e d’infermità” e predicare che “il regno dei cieli è vicino” indicano una azione sola: la predicazione efficace (annuncio verbale e annuncio fattuale) del Regno che mentre annuncia la salvezza, la opera vincendo il male con ogni fisionomia si presenti. La gratuità è il segno dell’inviato (“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”)
Il contesto celebrativo
La preghiera a Dio chiede operai per “la sua messe”, persone capaci di dedicarsi, in forme diverse (cf Presbiterorum Ordinis), al popolo di Dio. La missione continua con il dono di Gesù a coloro che sono mandati. Il vangelo fa notare con chiarezza che i loro poteri sono “derivati” e non “propri”. Sono, cioè, un dono di Cristo e quei poteri vanno gestiti come dono, evitando ogni equivoco di capriccio personale. Colui che è inviato non è “padrone” dei doni. È solo “amministratore”. Il mandato è preciso: con le parole e con le opere va annunciato che il Regno di Dio è salvezza di tutto l’uomo.