Mercoledì 22 la Giornata mondiale della Terra

Nella Giornata mondiale della Terra che ci invita a riflettere su “Our power, our planet”, il nostro “potere” si esercita anche a tavola: mercoledì 22 aprile il mondo celebra la 56^ edizione dell’Earth Day, un appello unanime per affrontare la crisi climatica e cogliere le opportunità di un futuro a zero emissioni di carbonio. Ma i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International avvertono che il “paradosso green” è dietro l’angolo: sprechiamo infatti con maggiore frequenza i cibi più sostenibili, frutta fresca verdure e insalate che sono il pilastro della dieta mediterranea: settimanalmente, la hit dei cibi più sprecati conta 22,2 grammi di frutta, 20,6 grammi di verdure, 19,6 grammi di aglio e cipolle e 18,8 grammi di verdure, come annota il Rapporto “Il caso Italia” diffuso in occasione della 13^ Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio 2026), da oggi disponibile anche online sul sito sprecozero.it al link https://www.sprecozero.it/wp-content/uploads/2026/04/Report-WW26_Febb.pdf.

Le conseguenze? Piuttosto significative, in termini di impatto ambientale: su scala annua, e per l’intera popolazione italiana, la somma di questo spreco “vale” 103.734 Km2 di suolo utilizzato per coltivarli, pari all’intera superficie dell’Islanda. Sprecando quel cibo abbiamo quindi consumato le risorse di una superficie equivalente dell’Islanda, mentre in termini di emissioni lo spreco ammonta a 162.085 t CO2 eq, ovvero le emissioni annuali di circa 80.000 auto: per neutralizzarle servirebbero 7 milioni di alberi. E sul piano dello spreco idrico l’impatto è di 22.397.200 metri cubi d’acqua, ovvero – per visualizzare questa imponente massa d’acqua – più della metà del bacino del Lago di Nemi, corrispondente a 9.000 piscine oppure ai consumi annui di 300.000 persone.

Naturalmente sono questi dati del tutto parziali in tema di spreco, perché l’intera filiera italiana legata allo spreco alimentare domestico stima 554 grammi di cibo gettato pro capite ogni settimana – ben 79,14 grammi che ciascuno di noi spreca ogni giorno – per un costo globale di 7 miliardi e 363 milioni (i’indagine CAWI, promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos – Doxa). Sottolinea Luca Falasconi, coordinatore del Rapporto “Il caso Italia” 2026: «i dati Waste Watcher evidenziano un paradosso da monitorare con attenzione, perchè il tema è ambientale, ma anche sociale ed economico. Sprecare meno permette di liberare risorse, protegge il reddito familiare, sostiene l’ambiente e valorizza il cibo acquistato. Vale a maggior ragione per lo spreco del cibo che meglio rappresenta la dieta mediterranea, quindi lo stile alimentare più salutare per noi e per il pianeta: frutta, verdure e insalata.  La sfida è aumentare la sensibilità, trasformarla in abitudini automatiche e strumenti semplici, pianificare meglio e dare priorità ai prodotti deperibili. In questo percorso anche strumenti concreti come l’App Sprecometro possono offrire un supporto importante ai consumatori, aiutandoli a monitorare le proprie abitudini, a prevenire gli sprechi domestici e a tradurre la consapevolezza in comportamenti quotidiani più sostenibili. Una transizione culturale fatta di impegno quotidiano, in direzione degli obiettivi dell’Agenda 2030».

Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, illumina la connessione di questi temi con le implicazioni di sostenibilità sociale: «dobbiamo cercare la dimensione umana dietro le crude statistiche e promuovere una nuova visione culturale e civile legata alla fruizione del cibo, perché l’alimentazione sia non solo sufficiente, ma anche sana e sostenibile. Lo spreco è spesso figlio dell’accesso a cibi di scarsa qualità: la sostenibilità sociale è un valore primario e riconoscere il diritto ad un’alimentazione adeguata, lo ius cibi, significa garantire l’accesso fisico ed economico a cibo nutriente e di qualità, ponendo la nutrizione umana al centro delle politiche climatiche. Produrre, consumare, sprecare hanno un grande impatto sull’emissione di climalteranti. Un valore di cura e responsabilità che attraversa la grande questione dei diritti umani sul pianeta: per questo la campagna pubblica spreco zero ringrazia la sua Ambasciatrice di buone pratiche 2026, Sara Segantin, per l’impegno nel delicato caso di Zainab, la giovane afgana che è riuscita a raggiungere l’Italia dopo anni di segregazione a Kabul e in Iran. Siamo fieri di aver aggiunto il nostro contributo a questo risultato».

Sara Segantin – giornalista, scrittrice, Ambasciatrice per il Patto Climatico Europeo e cofondatrice di FridaysForFuture Italia – ha infatti devoluto a favore della giovane afgana Zainab il gettone solidale messo a disposizione dalla campagna Spreco Zero, di cui è Ambasciatrice quest’anno. Nel 2025 era venuta a conoscenza della vicenda: Zainab, una ragazza di Kabul di 17 anni, aveva passato gli ultimi quattro segregata in casa dai talebani perché il fratello maggiore combatteva nella resistenza nel Panshir. Dopo aver raggiunto l’Iran, dove si era nascosta per molti mesi, finalmente a fine gennaio Zainab è atterrata all’aeroporto di Fiumicino, per iniziare una nuova vita e dare nuova luce al suo futuro. «Le grandi crisi di oggi – afferma Sara Segantin – dal clima alle guerre, alle implicazioni economiche globali, sono legate l’una all’altra. Diritti umani e questioni ambientali sono un’unica cosa: lottare per la giustizia climatica significa stare dalla parte dell’umanità, con giustizia e dignità. Per Zainab – aggiunge – la segregazione nella sua casa di Kabul era diventata una tomba. Guardava i vestiti scolastici in un angolo, coperti di polvere, e piangeva. Privata del diritto di fare tutto, viveva con l’incubo dei matrimoni forzati.

È fuggita avventurosamente in Iran, passando mesi chiusa in una stanza a Teheran, senza documenti, con la paura che ogni colpo alla porta fosse la polizia iraniana. Poi sono arrivate anche le bombe e i contatti whatsapp si sono interrotti a lungo. Adesso finalmente, in Italia, guarda al suo futuro e prova a darsi un’occasione per ricominciare. Un banco, un libro, dei compagni di classe sono la sua speranza di futuro».

22 aprile, Giornata mondiale della Terra.

Ogni anno, il 22 aprile, la Giornata mondiale della Terra celebra l’anniversario della nascita del moderno movimento ambientalista nel 1970. Fino a quel momento, l’indifferenza rispetto alle questioni ambientali impediva di cogliere le minacce dell’inquinamento per la salute dell’uomo e del pianeta. Le premesse per una svolta arrivarono con la pubblicazione, nel 1962, del bestsellerPrimavera silenziosa” di Rachel Carson. Il libro segnò un cambiamento cruciale, diventando subito un bestseller con oltre 500.000 copie vendute in 24 Paesi, sensibilizzando l’opinione pubblica sulla tutela degli organismi viventi, dell’ambiente, degli inestricabili legami tra inquinamento e salute pubblica. Fu quella l’alba del moderno movimento ambientalista: dal 1970, Earth Day è la più diffusa giornata di impegno laico nel mondo. La 50^ edizione, nel 2020, si è svolta nel contesto della pandemia covid: in quell’occasione oltre un miliardo di persone ha seguito la diretta streaming della tre giorni organizzata per l’occasione, la più grande mobilitazione di massa online della storia. Earthday.org continua a portare avanti il ​​lavoro e l’eredità dei fondatori. L’organizzazione promuove l’attivazione dei cittadini del mondo con il suo appello per la creatività, l’innovazione, l’ambizione e il coraggio necessari ad affrontare la crisi climatica e a scegliere la via per un futuro #zeroemissioni.