Chiesa
Leone XIV in Uruguay. Card. Sturla: “Porterà un messaggio di gioia e speranza, molto necessario”
Domani, venerdì 6 novembre Papa Leone XIV toccherà per la prima volta, da Papa, il suolo americano nel Paese più secolarizzato del Continente, “ufficialmente” senza Natale e Settimana Santa: il piccolo Uruguay: circa tre e mezzo di abitanti, la metà dei quali nella area metropolitana della capitale, Montevideo; poco più di 2 milioni e 750mila battezzati (76%), ma sono molti meno a professarsi cattolici, secondo alcune recenti inchieste. Secondo Equipo consultores, solo il 36% della popolazione si dichiara cattolico. Secondo Latinobarómetro, circa la metà della popolazione afferma di non professare alcuna religione. Se laico è il Paese, ancora più laiche sono le Istituzioni, “figlie” della Costituzione del 1918, che ha separato in un modo unico al mondo Stato e Chiesa. Basti pensare che, in Uruguay, il Natale si chiama Festa della Famiglia, e la Settimana Santa Settimana del Turismo. Malgrado questa eredità storica, oggi il rapporto con le Istituzioni è buono, e il Papa verrà ricevuto con tutti gli onori, all’aeroporto di Carrasco, dal presidente Yamandú Orsi.
Il Papa si tratterrà in Uruguay meno di 48 ore e farà base sempre a Montevideo. Ulteriori tappe saranno, sabato 7, Paysandú, terza città per dimensioni e numero di abitanti, importante centro economico del nord del Paese, e, domenica 8, Florida, luogo della Dichiarazione d’Indipendenza del 1825 e del santuario della Virgen de los Treinta y Tres, patrona dell’Uruguay, dove il Papa celebrerà la messa. Il pomeriggio di sabato e la sera di sabato 7 saranno caratterizzati da un intenso programma nella capitale, con le visite al quartiere periferico di Botto, a Casavalle, e all’Università Cattolica, prima della Veglia di preghiera nello Stadio del Centenario.

(Foto arcidiocesi di Montevideo)
Nell’imminenza dell’arrivo di Leone XIV, il Sir ha intervistato il card. Daniel Fernando Sturla Berhouet, arcivescovo di Montevideo e vicepresidente della Conferenza episcopale dell’Uruguay.
Eminenza, come si è preparata la Chiesa uruguaiana e, in particolare, quella di Montevideo, a questa visita del Papa Leone XIV?
La Chiesa uruguaiana si è preparata da tempo a questa visita che attendevamo con grande desiderio, poiché da diversi anni speravamo che Papa Francesco venisse a trovarci. Ebbene, ora sarà il Papa Leone a venire.
Ci siamo preparati in molti modi attraverso la catechesi, la preparazione delle comunità e, ovviamente, tutta l’organizzazione della visita vera e propria. Ci siamo anche adoperati per raccogliere i fondi necessari a coprire le spese che, per la nostra Chiesa – che è una Chiesa povera – comporta l’accoglienza del Papa e il desiderio di farla nel miglior modo possibile. Sono state fatte anche diverse iniziative, sia sulla stampa, sia attraverso conferenze, sia con la pubblicazione di qualche libro, sia nella promozione dell’enciclica del Papa Magnifica Humanitas, quindi ci stiamo preparando davvero molto bene.
Il Paese è noto come il più secolarizzato dell’America Latina. Ciononostante, c’è attesa, c’è entusiasmo per l’arrivo del Papa? Qualche esempio?
Sì,
c’è una grande attesa.
Per quanto riguarda Montevideo, c’è un’aspettativa impressionante tra la gente, per non parlare dei cattolici, ma anche nell’ambiente comune della città c’è un’aspettativa, c’è un desiderio, c’è un’aspirazione ad accoglierlo. L’Uruguay è un Paese che ha più di 100 anni di secolarizzazione, di separazione tra Chiesa e Stato, e che presenta quella, diciamo così, caratteristica per cui le nostre festività, le feste religiose, sopravvivono con nomi secolarizzati. Ad esempio, in Uruguay il Natale si chiama “Giornata della Famiglia”, l’Epifania è la “Giornata dei Bambini”, l’Immacolata era la “Giornata dei Re” e, soprattutto, la Settimana Santa è la “Settimana del Turismo”. Tutto questo è davvero radicato nella realtà. Eppure, ci stiamo preparando. Per esempio, il quartiere di Borro, che si trova nel bacino del Casavalle, una zona di grande povertà in Uruguay che il Papa visiterà, si sta preparando con tutta la gente, con una festa di quartiere impressionante, con grande entusiasmo e anche con la costruzione di alloggi che la parrocchia ha avviato e che il Papa visiterà: sono destinati alle famiglie povere che vivono in baracche e che ora andranno a vivere in case dignitose, e questo grazie alle tante persone che hanno collaborato con il parroco, padre Pablo Coimbra.
(Foto arcidiocesi di Montevideo)
(Foto arcidiocesi di Montevideo)
Qual è il momento del programma papale che attende con maggiore intensità?
Personalmente, è proprio la visita del Papa al quartiere di Borro.
Una presenza, quella del Papa, che manifesta la vicinanza della Chiesa verso i più poveri, ma anche perché in quella zona di Montevideo, la zona più povera della città, la Chiesa è presente con una quindicina di opere di promozione:
parrocchie, cappelle, scuole, scuole professionali, progetti socio-educativi per dare lavoro ai giovani, case di riposo, e quelli che chiamiamo “club per bambini”, che offrono assistenza ai ragazzi, in momenti al di fuori dell’orario scolastico. Poi, c’è il Liceo Jubilar, una scuola secondaria gestita gratuitamente dalla Chiesa, che ha svolto un ruolo di punta nell’ambito dell’istruzione nei quartieri più popolari.
E in conclusione, quale messaggio, quale eredità della Chiesa alla società potrà portare Leone XIV?
Prima di tutto vogliamo ascoltare ciò che il Papa vorrà dirci, ma credo che il Papa porterà un messaggio di gioia, di speranza, che è molto necessario nella società uruguaiana e che questo sarà molto importante. Viviamo in una società in cui il valore della vita, in un certo senso, si è piuttosto perso, e credo che il Papa ci parlerà di quella magnifica umanità e del valore sacro della vita umana, e del fatto che la vita vale la pena di essere vissuta.
Bruno Desidera