Diocesi
1° novembre: santità francescane espresse dal territorio diocesano
Tutti i Santi è solennità riassuntiva della santità non certo circoscrivibile ai (pochi) proposti dalla Chiesa alla pubblica venerazione e nei suoi calendari (come santi canonizzati o beati). Nessuno può contare neppure la schiera dei figli e delle figlie del Serafico Francesco (proporzionale, crediamo, al numero di essi strepitosamente cumulatosi in otto secoli) che siedono con lui alla mensa del Cielo: una pasqua della Famiglia Francescana che egli stesso profetizzò morente e che l’Ordine richiama nella liturgia con una festa apposita, il 29 novembre, nell’anniversario della Regola bollata (29 novembre 1223). Vogliamo ricordare qualcuno (i più restano ignoti o dimenticati) tra quelli che, non originari di qui come coloro che saranno presentati nel Pomeriggio Francescano dell’8 novembre a Pordenone, sono passati per il nostro territorio e vi hanno talvolta lasciato un segno (specie i più celebri). La scelta, crediamo originale, si è limitata a figure di cui è almeno introdotta la causa: ci è facilitata dal volume Santi e Martiri nel Friuli e nella Venezia Giulia che curammo, coadiuvati dal compianto Ivan Trevisan di San Vito al Tagliamento, per il Grande Giubileo 2000.
D’obbligo cominciare dal più famoso figlio del Serafico, il dottore evangelico, il Santo per definizione, Antonio di Padova, che nel triennio 1227-1230 di ministro della Provincia dei frati minori dell’Italia Settentrionale sarebbe passato predicando nel nostro territorio: uno dei primi miracolati al suo sepolcro patavino era di Polcenigo, Federico, un altro, Nascinguerra, di Sacile.
Famosi santi francescani sono, nel prosieguo dei secoli, gli osservanti (cioè gli aderenti alla corrente dei frati detta degli spirituali) Bernardino da Siena, Giacomo della Marca e Giovanni da Capestrano. San Bernardino, nelle sue continue peregrinazioni di predicazione in Italia (è noto per il monogramma JHS, Jesus Hominum Salvator), sostò nell’estate 1440 a Portogruaro e a San Vito al Tagliamento, ospite qui di palazzo Altan dove fu colpito da copiosa epistassi: il sangue fu raccolto e, il giorno in cui il santo poi morì nel 1444, la cassetta in cui era conservato fu vista fiammeggiare; portata in duomo, lì è ancora conservata in uno degli altari di sinistra. Anche San Giacomo della Marca, pure predicatore itinerante, si fermò a Porto nel 1443, e così il Capestrano, reduce nel 1451 dalla quaresima a Venezia, via Caorle, e diretto a San Vito, e il Beato Bernardino da Feltre, lui pure minore osservante, famoso per essere stato il vindice contro l’usura fondando i monti di pietà: predicò la quaresima 1477 in duomo a Portogruaro.
Nel 1525 nacquero i Cappuccini, frati desiderosi di ritornare alla purezza e severità della regola francescana (specie quanto alla povertà): celebreranno fra due anni il quinto centenario dell’approvazione pontificia della loro riforma (1528). Membro e gloria della Provincia Veneta dell’ordine fu San Lorenzo da Brindisi, dottore della Chiesa, che da vicario di essa nel 1594-1597 transitò anche per il giovane allora convento di San Lazzaro in Portogruaro, mentre padre Innocenzo da Caltagirone, venerabile, fu ministro generale e, come tale, sostò tre giorni nel 1646 a Sacile e poi pernottò nel convento di San Gottardo di Pordenone. In tempi più vicini sappiamo che San Leopoldo da Castelnuovo (Mandic) passò di qui più volte: era entrato nell’ordine nel 1882 studente a Udine dove aveva incontrato il confratello, futuro vescovo, padre Cornelio Cuccarollo, anch’egli ricco di virtù serafica (era lo zio dei nostri compianti preti don Antonio e don Giovanni). Il quasi coetaneo Beato Andrea Giacinto Longhin, nella veste prima di provinciale veneto e poi, ancor più, di vescovo di Treviso, ebbe frequenti contatti con il Friuli e anche la diocesi nostra (in gioventù fu autore di una piccola biografia di Padre Marco d’Aviano). Un cappuccino di recente beatificato, padre Arsenio Maria da Trigolo, predicò nel 1891 (era ancora un gesuita) gli esercizi spirituali nel Seminario di Portogruaro. E non parliamo del seguito anche qui da noi, a mezzo dei Gruppi di Preghiera, di San padre Pio da Pietrelcina, uno dei cui “misteri” (una bilocazione ben documentata) si registrò a Udine nel 1905.
Del ramo dei Minori, risultato dell’unificazione a fine Ottocento di diverse correnti di frati francescani, è il Beato fra Claudio Granzotto, celebre anche come scultore (umillimo), figlio della non lontana Santa Lucia di Piave. Egli venne a Cordenons, nel convento dei suoi frati, in ragione della commissione datagli nel 1936 dalla famiglia del comm. Ratz di scolpire un busto marmoreo di questi, opera che egli compì nel settembre dell’anno seguente trasportandola a destinazione su una carretta: allora si fermò tra i confratelli otto giorni ritoccando volto e occhi della statua della Madonna della vecchia chiesa di Sclavons. Per assonanza religiosa e geografica (frate minore anche lui, originario di Mansué), ricordiamo ora il martire in El Salvador beato padre Cosma Spessotto (1980, appena tre mesi dopo il sacrificio della vita del santo arcivescovo Oscar Arnulfo Romero), che studiò teologia dal settembre 1944 nel convento di Madonna di Rosa: il cui santuario, l’ultimo giorno di quell’anno tremendo di guerra, fu centrato da una bomba che tuttavia, prodigiosamente, non colpì l’immagine venerata di Maria e neanche i frati e fedeli che stavano per raggiungerlo. Famoso tra i minori veneti è padre Ignazio Beschin, oggi venerabile, già ministro provinciale (1937-1943) e perciò venuto in visita ai frati nei conventi pure di Sclavons e San Vito al Tagliamento (è l’autore di una corposa fondamentale biografia del Venerabile Padre Bernardino da Portogruaro). L’amico Ivan aggiunge all’elenco dei santi ospiti in regione un frate minore transitato di qui quand’era soldato di sanità nella grande guerra, esattamente dopo la rotta di Caporetto (1917) che vide il nostro esercito attestarsi sul Piave: è il servo di Dio padre Ireneo Mazzotti, poi fondatore della Piccola Famiglia Francescana, istituto secolare presente pure in diocesi nostra. Anche il terziario don Pirro Scavizzi sostò durante la Prima guerra mondiale a Pordenone dal 1916 all’anno dopo, facendo la spola su un treno-ospedale dei Cavalieri di Malta tra il fronte carsico e le retrovie.
Concludiamo con alcuni santi o venerabili che, vivendo la loro condizione, in questo caso di sacerdoti, condivisero lo spirito francescano come terziari. San Giovanni Bosco (non si sa comunemente che egli sia stato un seguace di San Francesco), il 14 luglio 1883, diretto in Austria, dalla stazione di Casarsa fu condotto in carrozza a San Vito al Tagliamento dove parlò dal sagrato del duomo alla folla accorsa in piazza. Il friulano San Luigi Scrosoppi, fondatore a Udine delle Suore della Provvidenza, le accompagnò a Portogruaro (nel 1857) e a San Vito al Tagliamento (nel 1883) ad aprire la prima e l’ultima lui vivente comunità di servizio (lungo, apprezzato servizio) nei rispettivi ospedali. Il triestino venerabile don Marcello Labor (di nascita ebraica, già medico sposato con figli e poi vedovo), sappiamo, fu cappellano a Fossalta di Portogruaro nel 1943-1945, messo qui in salvo dalle persecuzioni razziali naziste. San Giovanni XXIII Angelo Giuseppe Roncalli (il papa buono era terziario francescano), venne da cardinale patriarca di Venezia a Portogruaro (1955, in duomo e al Marconi per il decimo delle Acli cittadine), nel 1956 a inaugurare la strada San Stino-Caorle e, privatamente, pure a Domanins, nella villa del sindaco di Venezia Spanio, nonché a Piani di Luzza, in Carnia (1955), ad ammirare la grande colonia montana di monsignor Abramo Freschi.
Walter Arzaretti