Cultura
Giornate del Cinema muto: 8 ottobre da segnare in agenda
Una giornata da segnare in agenda quella di giovedì 8 ottobre alle Giornate del Cinema Muto, con un fitto programma di proiezioni con alcuni dei titoli più attesi di questa edizione e altri appuntamenti.
L’onore della prima serata, alle 21 al Teatro Verdi, spetta al film Pest in Florenz (La peste a Firenze nel secolo XV, 1919) con la regia di Otto Rippert e la sceneggiatura di Fritz Lang. Fa parte della rassegna articolata su due anni, questo e il prossimo, Weimar senza censure, tabù e trasgressioni nel cinema tedesco, 1919- 1920, dedicata alla breve stagione in cui la censura statale in una Germania distrutta dalla guerra cessò di esistere e il controllo veniva svolto unicamente dalla polizia locale. Il vecchio mondo si era dissolto e all’orizzonte non si vedevano altro che macerie e il paese oscillava tra la licenza più sfrenata e la reazione più violenta. Si affermarono due generi di prodotti, i film cosiddetti educativi o di sensibilizzazione rispetto a certi temi come la sessualità e film più sensazionalistici che puntavano su ogni genere di trasgressione, droga, alcolismo, follia, satanismo.
Se è vero che molti talenti fiorirono in quella stagione, da Conrad Veidt ad Anita Berber a Reinhold Schünzel, è altrettanto vero che la maggior parte della produzione venne per decenni considerata di basso valore rispetto ai grandi capolavori espressionisti degli anni Venti, come Il gabinetto del dottor Caligari, Nosferatu, Metropolis. Al di là di ogni valutazione artistica, l’interesse dei film della rassegna, anche per lo spettatore di oggi, sta nel mai risolto dilemma tra “le esigenze dell’espressione creativa, e spesso trasgressiva, da un lato, e il danno alla collettività dall’altro”. Più in generale, questi film registrano la situazione emozionale di una società sconvolta che, come in tutti i tempi di incertezza e di crisi, ha bisogno di un capro espiatorio, di un altro da sé cui attribuire la responsabilità di una situazione instabile e fuori controllo. Pest in Florenz (il cui titolo completo era Peste a Firenze, sette capitoli del Rinascimento italiano rielaborati da Fritz Lang) è una allegoria morale che traccia “una visione oscura e senza compromessi di una civiltà che mette in scena la propria fine.” Quando scrisse la sceneggiatura del film, Lang aveva 29 anni, aveva combattuto nell’esercito austriaco riportando numerose ferite e l’orrore di quella esperienza avrebbe segnato i suoi film per tutta la vita.
In chiusura di serata, alle ore 23, Death Day (US,1934) di S.M. Eisenstein, tratto dal materiale filmato in Messico per un’opera mai portata a termine dal grande maestro del cinema sovietico. È il terzo film tratto dal girato (gli altri sono Lampi sul Messico, Eisenstein in Messico e Time in the Sun) ed è dedicato alla festività del Giorno dei Morti, quando il popolo esorcizza la paura della morte con l’ironia e lo sberleffo carnevalesco per affermare la bellezza e la continuità della vita. Eisenstein, accolto trionfalmente negli Stati Uniti dagli ambienti intellettuali di sinistra, incontrò molte difficoltà per realizzare il suo progetto messicano, e richiamato in patria da Stalin, con cui i rapporti stavano diventando sempre più difficili, dovette cedere parte del girato allo scrittore Upton Sinclair che ne aveva finanziato la produzione. Il recentissimo restauro che viene presentato alle Giornate di Pordenone si basa su una copia nitrato 35mm quasi completa che il British Film Institute acquistò da Sinclair nel 1939 e su diversi secondi di una copia ridotta (16mm) conservata nella David Bradley Collection presso il Moving Image Archive delle Indiana University Libraries.
In mattinata, alle 10.30, si torna all’arte del benshi con Taki no shiraito (Il filo bianco della cascata, 1933) del maestro del cinema giapponese Kenji Mizoguchi, vincitore per tre anni consecutivi, nel 1952, 1953, 1954, del Leone d’Argento alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Taki no shiraito si può ascrivere alla tradizione teatrale shimpa, un genere di dramma popolare imperniato su storie di donne che si sacrificano per uomini di condizione sociale inferiore o di inferiori capacità. Anche per questo film è previsto l’intervento di una tra le più apprezzate benshi, Kumiko Omori, e delle musiciste Makia Matsumura al pianoforte, Kisayo Katada alle percussioni e Nobuakira Kiyomoto allo shamisen, tradizionale strumento musicale giapponese a tre corde.
Per la sezione il cinema delle origini, alle 9.00 sarà sullo schermo uno dei film migliori di Marshall Neilan, M’liss(Giglio selvatico, del 1918) con Mary Pickford protagonista, Frances Marion alla sceneggiatura, Walter Stradling alla fotografia, vale a dire una squadra di altissimo livello. Tratto da due racconti di Bret Harte, il film offre a Neilan la possibilità di realizzare un western non convenzionale, ricco di personaggi eccentrici e ambientato in aspri paesaggi naturali. Grande merito va attribuito a Walter Stradling che purtroppo morì giovane dopo aver realizzato altri tre film con Neilan. “In un’epoca di eccezionali direttori della fotografia lui si ergeva sopra tutti, scrisse lo storico Kevin Brownlow. Sono stati pochi i film con esterni più squisiti di M’liss”.
Ultima delle grandi firme del programma di giovedì 8 ottobre è Yevgeni Bauer, il padre del cinema russo prerivoluzionario. In soli quattro anni, dal 1913 al 1917, anno della sua morte, realizzò più di 80 film, mettendo a frutto tutta la sua esperienza artistica sviluppata nel teatro, nella pittura e nell’arredamento. Il film – in programma alle 14 per la rassegna del Canone rivisitato curata da Paolo Cherchi Usai – è Zhizn Za Zhizn (Una vita per la vita, 1916) tratto dal romanzo di Georges Ohnet Serge Panine del 1881.
Per la sezione sulle antichità greco romane, alle 15.15, Bruto (1911) di Enrico Guazzoni che precede il celeberrimo Quo vadis e che segna il debutto da protagonista di Amleto Novelli.
Per la rassegna sul cinema spagnolo, alle 16.15, Voluntad que vence, del 1919, diviso in un prologo e tre parti, con protagonista Alba Tiberio, una delle più straordinarie performer internazionali dello spettacolo popolare degli anni Dieci. Trasformista, acrobata, tiratrice, ballerina, caricaturista, musicista e atleta, arriva al cinema quando è già una celebrità dello spettacolo dal vivo. Della sua biografia si conosce poco; alcune fonti indicano come luogo di nascita Trieste, anno 1898; sicuro invece luogo e data di morte, Parigi 1961. L’accompagnamento musicale dal vivo per Voluntad que venceè del gruppo Croscat-Ramblers con Aleix Cansell al pianoforte, Giuseppe Campisi al contrabbasso, Enric Fuster ai tamburi, Nil Mujal al sax tenore e clarinetto, Joan Mar Sauqué alla tromba e Pablo Martín al trombone.
Sempre giovedì 8 ottobre, alle 17.45 al Teatro Verdi, il costumista Mark Bridges, premio Oscar per The Artist (2011) e Il filo nascosto (2017), sarà il protagonista dell’annuale conferenza “L’arte dei costumi”, ideata per le Giornate nel 2022 dalla costumista e storica Deborah Nadoolman Landis, direttrice del David C. Copley Center for Costume alla School of Theater, Film and Television dell’UCLA. “The Artist (2011): ricordi del costumista Mark Bridges svelerà l’iter creativo e le sfide che comportarono la realizzazione nel XXI secolo di un film muto in bianco e nero a basso budget.
Le Giornate del Cinema Muto sono realizzate grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine, della Fondazione Friuli e con la partecipazione di BCC Pordenonese e Monsile.