Domenica 25 ottobre, commento di don Renato De Zan

25.10.2026. 30° Domenica del T.O.-A

Mt 22,34-40

In quel tempo, 34 i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37 Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il grande e primo comandamento. 39 Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Amerai il Signore, amerai il tuo prossimo come te stesso

Il Testo

1. I testi evangelici che pongono Gesù in opposizione alle autorità ebraiche continuano senza sosta. Dopo la parabola dei due figli, la parabola dei vignaioli omicidi, la similitudine del banchetto nuziale, il tributo a Cesare, Gesù viene ancora “messo alla prova”. Prima della domanda su quale sia il comandamento più grande, Gesù ha una discussione con i sadducei sulla vita oltre la morte dimostrando che esiste la vita dopo la morte, ma è ben diversa da quella di questo mondo. Ora Gesù viene interrogato (Mt 22,34-40).

2. Il Testo evangelico viene arricchito del solito incipit, “In quel tempo”, ed è anche impoverito dell’avverbio temporale “allora”. La formula che ne risulta è facilmente suddivisibile in tre momenti. C’è la presentazione della scena (Mt 22,34). Segue la domanda insidiosa del dottore della legge (Mt 22,35-36) e, infine, troviamo la risposta di Gesù (Mt 22,37-40). La risposta del Maestro è suddivisibile in quattro parti. La prima parte [a] contiene il comandamento dell’amore di Dio ed è seguita subito dalla seconda parte [b] che è costituita da un commento. La terza parte [a’] contiene il comandamento dell’amore del prossimo e di se stessi ed è subito seguita dalla quarta parte [b’] che è costituita da un ulteriore commento.

L’Esegesi

1. Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei sul tema della vita dopo la morte, più precisamente sulla resurrezione. Ciò significava che Gesù non poteva senz’altro avere simpatie teologiche di tipo sadduceo. Che fosse fariseo? Bisognava appurarlo. Chiedendogli di rispondere alla domanda (“qual è il più grande comandamento della legge?”) equivaleva a chiedergli: da che parte stai? Questo significa “metterlo alla prova”. Ma “metterlo alla prova” aveva anche una seconda valenza.

2. La risposta di Gesù, infatti, avrebbe svelato di quale corrente rabbinica il Maestro facesse parte. Se avesse risposto che non c’è un comandamento maggiore di un altro, avrebbe svelato le sue simpatie filo-farisaiche. Per i farisei, infatti, era considerato un oltraggio gerarchizzare i comandamenti in quanto tutti i comandamenti (più di seicento) avevano pari forza vincolante e pari valore. Se avesse dato una risposta positiva, gerarchizzando i comandamenti, Gesù si sarebbe posto sul filo di demarcazione tra ebraismo ed eresia. Dipendeva da come avrebbe articolato la risposta. Sarebbe stato, comunque, facile accusarlo.

3. Gesù non la pensa come i farisei. Non è vero che tutti i comandamenti hanno pari forza vincolante e pari valore. D’altra parte Egli rifiuta di gerarchizzarli. Propone, invece, due comandamenti che in qualche modo “contengono” tutti gli altri e contemporaneamente ne costituiscono l’anima: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. Per dimostrare questo, però, il Maestro si serve della Scrittura.

4. La prima parte della risposta è la citazione di Dt 6,4-5. Si tratta contemporaneamente di una preghiera, di una confessione di fede e di un vero e proprio comandamento. Dio è uno solo e a lui appartengono l’intelligenza e la volontà dell’uomo (= cuore), la vita e la persona del credente (= anima) e tutto ciò che è e possiede (kol mechodéka = tutto il tuo di più). Questo è il comandamento è il primo e il più grande. L’altro è “omòia”, cioè simile, eguale, paritario al primo.

5. Per il secondo comandamento, Gesù si serve di un testo tratto dal codice di Santità, Lv 19,18 (“Amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”). È un comandamento che ha come destinatari dell’amore sia il prossimo sia se stessi. Tra dunque, sono i destinatari dell’amore dell’uomo: Dio, il prossimo e se stessi. Ma di che amore si tratta?

6. La risposta si può trovare nella teologia giovannea. Durante l’ultima cena Gesù dice ai suoi: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34). L’amore non trae origine dal sentimento, ma dall’imitazione di Cristo. Solo la contemplazione e la familiarità con il Maestro possono ispirare questi due comandamenti che sono la sintesi “della Legge e dei Profeti”

Il Contesto Celebrativo

La prima lettura (Es 22,20-26) è una sintesi dell’atteggiamento interiore verso il prossimo che il credente ebreo è chiamato ad assumere. La Colletta propria non è che la sintesi del brano evangelico. L’amore verso Dio, verso il prossimo e verso noi stessi nasce da un cuore “libero e pacificato” che è dono di Dio.