Portogruaro
Portogruaro: punto nascite appeso ad un filo
Il futuro del Punto Nascita di Portogruaro resta appeso ad un filo. La giunta regionale, con la delibera 453 del 28 maggio con cui ha preso atto delle indicazioni ministeriali, ha di fatto sancito la “riconversione funzionale” del reparto, destinato a fare solo attività pre e post partum. Il Punto Nascita non raggiunge infatti la soglia minima dei 500 parti all’anno, garanzia di sicurezza per donna e nascituro secondo le linee guida internazionali. Il reparto di Portogruaro, che comunque ha dato prova di una continua crescita (dai 229 parti del 2019 ai 345 del 2025) non è l’unico in Veneto a dover chiudere: a rischio chiusura entro l’anno ci sono anche i Punti Nascita di Adria, Valdagno e Castelfranco Veneto. Tuttavia, anche altri reparti del Veneto (11 su 32, compresa San Donà di Piave) non raggiungono la soglia minima ed è su questo che il sindaco Luigi Toffolo si è detto pronto a chiedere spiegazioni direttamente il Ministro della Salute, Orazio Schilacci. Nel frattempo, il consiglio comunale, all’unanimità ha approvato una mozione che impegna sindaco e giunta a “richiedere formalmente alla Regione e all’Ulss 4 di attivare ogni possibile iniziativa nel Comitato Percorso Nascita nazionale e nel Tavolo di Monitoraggio ministeriale, oltre all’istituzione di un tavolo tecnico permanente tra Regione, Ulss e Comuni del Veneto orientale”. Il consiglio ha impegnato sindaco e giunta anche a “chiedere la presenza di rappresentanti della Giunta Regionale del Veneto e della Direzione dell’Ulss 4 in un imminente consiglio comunale aperto volto a comprendere le reali possibilità di rivedere la scelta di chiusura del Punto Nascita di Portogruaro”. Sul tema si è espressa anche la Conferenza dei sindaci, che ha inoltrato una richiesta formale di incontro urgente all’assessore regionale alla Sanità e Sociale, Valeria Gerosa. “La nostra – ha detto il presidente della Conferenza Sanità, Gianluca Falcomer, sindaco di Cinto Caomaggiore – è una terra di confine, di lavoro e di sostanza, abituata a rimboccarsi le maniche e a pretendere rispetto. Il Punto Nascita di Portogruaro non è una semplice casella su un foglio di calcolo, ma un presidio di vita e di sicurezza fondamentale per le famiglie del Portogruarese, della fascia del Tagliamento e del Livenza. Pensare di smantellare un servizio del genere – ha aggiunto – significa depauperare un intero mandamento e costringere i nostri cittadini ad andare oltre confine. La Conferenza non farà da passacarte. Pretendiamo chiarezza dalla Regione e un confronto immediato per difendere la dignità dell’offerta ospedaliera e l’equilibrio tra tutti i nostri distretti. Servono fatti, non parole. Il Portogruarese – ha concluso – non è una terra di serie B e il presidio ospedaliero non si tocca”. Più scettici rispetto alla possibilità di salvare il reparto, che dovrebbe sospendere i parti già a fine ottobre, sono le organizzazioni sindacali Uil Fp, Fials e Nursing Up, già concentrate sulla tutela dei lavoratori. “Ci sorprende – hanno dichiarato Francesco Menegazzi, Carlo Foschiani e Stellina Piscitelli a nome di Uil Fp, Fials e Nursing Up – la scarsa attenzione che l’azienda sanitaria sta dimostrando nei confronti del personale. La decisione regionale è di fine maggio, ma le lavoratrici e i lavoratori sono stati convocati soltanto il 13 agosto. Nel recente incontro sindacale del 28 luglio scorso, ci venne detto che era prematuro parlarne perché non vi erano certezze. Francamente, riteniamo che il personale avrebbe meritato un coinvolgimento molto più tempestivo”. Per le organizzazioni sindacali, ostetriche, infermieri e personale di supporto devono sapere con chiarezza quali saranno le loro destinazioni, chi verrà spostata a San Donà, quali attività verranno mantenute a Portogruaro e come verrà organizzata la nuova fase.