Pordenonelegge 2026: apre Rushdie e chiude Mattarella

Sarà lo scrittore Salman Rushdie ad aprire il sipario sulla ventisettesima edizione di pordenonelegge, dal 16 al 20 settembre, e sarà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a concluderla. Due presenze che racchiudono il significato di un’edizione destinata a lasciare un segno nella storia del festival: la parola come esercizio di libertà, la lettura come fondamento della democrazia, il libro come spazio di confronto e di dissenso.
Non è soltanto una scelta simbolica: negli ultimi anni, infatti, pordenonelegge ha progressivamente ridefinito la propria identità fino ad assumere ufficialmente il nome di «Festa del libro e della libertà», trasformando una manifestazione letteraria in un laboratorio permanente di riflessione civile. In un tempo attraversato da guerre, crisi geopolitiche, trasformazioni tecnologiche e nuove forme di censura, il festival sceglie di mettere al centro il valore della parola libera e della responsabilità culturale. Non per nulla l’immagine del festival 2026 è quella del tarassaco: una pianta spontanea che cresce ovunque, anche tra le crepe del cemento, “democratica” come la lettura, che è risorsa agile e accessibile. Così, se il libro assomiglia al fiore del tarassaco, le sue pagine e le sue parole ne rappresentano i semi: “semina chi legge”, dunque. Perché l’atto di leggere e condividere un libro assomiglia al soffio del vento, che sparge i semi con leggerezza oltre ogni barriera, talvolta casualmente e inaspettatamente, proprio come la lettura.

L’incontro inaugurale con Rushdie nel Teatro Comunale di Pordenone rappresenta così molto più della presenza di uno dei maggiori scrittori contemporanei. L’autore dei “Versetti satanici”, diventato nel corso della sua vita il simbolo universale della libertà di espressione, dialogherà intorno alla propria opera e ai libri che hanno formato il suo immaginario. Una scelta che definisce immediatamente il tono dell’intera manifestazione.
Altrettanto significativo sarà l’intervento conclusivo del Presidente Mattarella, che suggellerà un’edizione destinata a fare da ideale ponte verso il 2027, quando Pordenone sarà Capitale italiana della Cultura. La sua partecipazione assume il valore di un riconoscimento al percorso costruito dal festival in quasi tre decenni di attività. Non a caso gli organizzatori richiamano il messaggio inviato dal Capo dello Stato nella passata edizione, quando definì la lettura “un patrimonio personale che accresce il valore dell’intera comunità” e uno strumento capace di alimentare spirito critico e partecipazione democratica.
Proprio da questa idea nasce una delle principali novità del 2026: la “Dissensio Arena”, uno spazio dedicato alle voci che nel mondo hanno pagato un prezzo personale per difendere la libertà di parola. Un’agorà pensata per ospitare scrittori, intellettuali e testimoni provenienti da Paesi attraversati da guerre, dittature e persecuzioni, riaffermando il ruolo della cultura come luogo di confronto e non di appartenenza.
Accanto alla nuova arena tornerà anche Arena Europa, ormai diventata uno dei luoghi identitari di pordenonelegge, dove la riflessione sulle grandi questioni del continente si intreccerà con il dibattito sull’attualità internazionale. Non a caso il festival si concluderà simbolicamente anche a Praga, città emblema della libertà riconquistata con la Rivoluzione di velluto, attraverso una serie di appuntamenti in programma nel mese di ottobre.
I numeri confermano la dimensione ormai internazionale della manifestazione: oltre 650 ospiti, circa 350 incontri distribuiti in una cinquantina di sedi tra Pordenone e numerosi comuni del Friuli Venezia Giulia. Ma, più ancora delle cifre, colpisce la capacità del festival – che coinvolge tutta la città – di intrecciare letteratura, saggistica, poesia, filosofia, scienza e politica in un unico grande racconto del presente.
Fra gli autori internazionali spiccano, oltre a Rushdie, Michel Houellebecq, Jean Echenoz, Susan Choi, Assaf Gavron, Leïla Slimani e Andrew Sean Greer. Grande attenzione sarà dedicata anche alle testimonianze provenienti da contesti segnati da conflitti e repressioni, con incontri dedicati all’Ucraina, all’Iran, all’Afghanistan, alla Palestina e alla Cina, riaffermando il ruolo della letteratura come strumento di memoria e di resistenza.
La narrativa italiana sarà rappresentata da alcune delle firme più amate dal pubblico, da Erri De Luca a Concita De Gregorio, da Daria Bignardi a Viola Ardone, da Stefania Auci a Ilaria Tuti, passando per Mauro Corona, Walter Siti, Matteo Bussola, Andrea Vitali, Maurizio De Giovanni, Antonio Manzini, Alessandro Robecchi e molti altri. Una presenza diffusa che conferma la vocazione di pordenonelegge a tenere insieme autori affermati, nuove voci e generi diversi.

Nico Nanni