Pordenone, il 19 giugno a Casa Madonna Pellegrina, “Le miserabili di Kabul” di e con Fawad e Raufi

Ci siamo incontrati a Pordenone per un brindisi con una tazza di caffè bollente, senza zucchero. C’era da festeggiare l’uscita del suo libro, fresco di stampa: “Le miserabili di Kabul”, ZeL Edizioni.
Fawad e Raufi è ormai un amico. Mi ha raccontato molto della sua vita tormentata a Kabul, degli studi fino alla laurea, dell’insegnamento, della passione per l’arte e la musica, che in Afghanistan doveva tenere nascosta per evitare guai seri. Sogni spezzati di un giovane curioso del mondo con la passione per la cultura.

     Fawad ha dovuto lasciare il Paese: è scappato da dove “la popolazione continua a restare tremendamente sospesa tra la vita e la morte. Violenze di ogni genere, privazioni e ritorsioni sono incompatibili con la sua visione di libertà. Ha affrontato i gironi infernali della rotta balcanica. Dopo un breve periodo in giro per la Germania, da dieci anni vive e lavora in Italia. Fawad è un libero pensatore e scrittore afghano che ama tutto della nostra cultura: letteratura, arte, cinema. Il suo viso si illumina ed esprime la dolcezza dei suoi comportamenti. Sorride trasmettendo la serenità finalmente ritrovata: “Ho scelto di rinascere qui. Sono italiano, anche se ancora non ho il pezzo di carta della cittadinanza. La avrò”. Ama tutto della cucina italiana: “Mangio pasta e pizza a volontà… e tanta polenta, che è una pietanza comune anche in Afghanistan”.

     Fawad, trentacinquenne, è nato a Kabul. Lavora come mediatore culturale. La passione per la scrittura è sancita dalla pubblicazione del quarto libro. Ha cominciato con “Dall’Hindu Kush alle Alpi”, che raccoglie il dramma del suo viaggio verso la libertà: quattro mesi lungo la rotta balcanica, esposto a insidie e violenze. Il secondo, “Ultimi respiri a Kabul”, racconta la sua vita in Afghanistan. Il terzo, “L’amore spezzato”, è una raccolta di poesie, la vera passione. Ne scriverebbe in ogni momento per manifestare i suoi sentimenti, tra alti e bassi. Apre ogni incontro pubblico (ne fa molti in giro per l’Italia, anche nelle scuole) proprio con la lettura di una poesia per introdurre i vari argomenti che affronterà.

“Le miserabili di Kabul” è un romanzo molto duro costruito sulla negazione dei diritti delle donne afghane, ridotte a schiave nell’Afghanistan dei talebani: “Non è cambiato nulla, anzi la situazione è peggiorata”, mi racconta Fawad spegnendo improvvisamente il suo sorriso. Le donne sono respinte completamente dalla vita pubblica, confinate in casa e costrette a coprirsi dalla testa ai piedi. Gli obblighi dei talebani rendono le donne invisibili sin da bambine. Ogni manifestazione di protesta coraggiosa è repressa con violenza dai talebani. In Afghanistan è una maledizione nascere donne, ciò emerge drammaticamente dal libro. Lo scrive Angelo Floramo nella sua prefazione: “Una testimonianza capace di dare voce a chi non ce l’ha, e forse non l’avrà mai”.

Di Afghanistan non si parla più. Il Paese è rimasto nel caos, in mano ai talebani, nonostante lunghi anni di occupazione “in fin di bene” da parte degli occidentali. Soltanto le briciole di tanti finanziamenti sono state destinate a progetti umanitari e di cooperazione. È il fallimento di una visione di “democrazia tascabile”, quella disinvolta, da asporto con l’aiuto delle bombe. Non c’è lezione che si impari, infatti oggi ci siamo ricaduti puntualmente con Trump.

Fawad mi ha invitato a dialogare pubblicamente con lui tenendo a battesimo il suo romanzo. Parleremo di Afghanistan, di cultura, di donne, di libertà negate, L’ho avvisato che non mancherà un riferimento alle religioni in questi tempi inaciditi dall’islamofobia. Fawad è un musulmano molto severo verso ogni forma di fondamentalismo. Mi anticipa il suo pensiero: “L’islam non c’entra nulla con ciò che accade in Afghanistan. La religione è soltanto un pretesto per imporre logiche di potere sfruttando le condizioni radicate di analfabetismo”.

Allora segnatevi l’appuntamento a Pordenone, alla Casa della Madonna Pellegrina, venerdì 19 giugno, alle 17.30. Introdurrà l’incontro Rita Pezzutti, che Fawad chiama con affetto “mamma”. È la mamma che lo ha accompagnato con affetto (ed equilibrata severità) lungo il percorso italiano di crescita.

                                                                                           Giuseppe Ragogna