Settimanali cattolici: mons. Olivero a convegno Fisc Trento, “Serve un ecumenismo in uscita”

Foto Gianni Zotta

“Tutti noi siamo il nostro punto di vista, anche se ogni tanto ce ne dimentichiamo. E, quando ce ne dimentichiamo, il nostro punto di vista diventa quasi la verità”. Da questa consapevolezza è partita la riflessione di monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, intervenuto questa mattina a Trento nella giornata conclusiva del convegno Fisc “Pianeta in prima pagina. Cronisti del clima” che ha visto la partecipazione di Walter Lamberti, direttore del settimanale La Fedeltà. Nel contesto di un mondo “post-secolare”, segnato dalla fine di un’epoca in cui “angeli, santi, Dio e Madonna erano di casa”, il presule ha sottolineato come oggi cresca una ricerca spirituale che però non si rivolge più alle istituzioni religiose. Da qui la necessità, per le Chiese, di ripensare il proprio ruolo nello spazio pubblico: “non devono più essere alla ricerca di un proprio spazio, ma nello spazio comune – dove ci sono il problema dell’ambiente e della pace – devono essere capaci di fare da scaletta verso una dimensione spirituale”. Una prospettiva che implica il superamento dell’autoreferenzialità: “una delle grandi tentazioni delle Chiese è quella di essere autocentrate”. Il rischio, ha osservato mons. Olivero, è quello di trasformarsi in “isole” separate, mentre la sfida è abitare uno spazio condiviso e plurale. In questo senso, il compito non è “gestire spazi nostri, ma, nello spazio comune, indicare una lettura particolare del mondo, da credenti”, con un approccio culturale capace di dialogo e presenza. In un contesto in cui “uno spazio pubblico non è confessionale ma nemmeno neutro: è plurale”, le religioni sono chiamate a un riposizionamento: non più da “padroni”, ma nemmeno da esclusi o ripiegati su se stessi. Citando Richard Sennet, Olivero ha indicato la via: “Vivere come uno tra i molti coinvolto in un mondo che non rispecchia solo se stessi”. Una prospettiva esigente, che richiede ai cattolici di imparare a stare “al tavolo alla pari con tutti”. Da qui la proposta di un “ecumenismo in uscita”, capace di superare il “secolarismo escludente” e di restituire alle religioni un ruolo attivo e condiviso nello spazio pubblico, nella consapevolezza che la sfida decisiva riguarda oggi il modo di essere presenti, con passione e responsabilità, in una società profondamente cambiata.

(Foto Gianni Zotta)