Pasqua a Gerusalemme dove si celebra a porte chiuse

Lampade del Santo Sepolcro in Gerusalemme (foto Pixibay di OrnaW)

Le tensioni in Medio Oriente fanno sentire le loro ripercussioni anche sulla Terra Santa. Dal 28 febbraio i luoghi santi più importanti di Gerusalemme di tutte e tre le religioni, tra cui la basilica del Santo Sepolcro, sono chiusi. Secondo la legge israeliana, in una situazione di tensione come quella presente gli assembramenti sono permessi solo dove c’è un rifugio raggiungibile in un minuto: dal momento che la Città Vecchia non ne dispone, si è deciso di evitare possibili problemi di sicurezza. Per tutta la quaresima non è stato possibile vivere con la solita solennità le tradizionali celebrazioni che si svolgono nei santuari dedicati alla Passione di Cristo e nel Santo Sepolcro. Si è diffusa la voce, falsa, che ai sacerdoti sia stato vietato di celebrare: in realtà le funzioni quaresimali si sono svolte quasi regolarmente, ma a porte chiuse. È stata, quindi, cancellata la tradizionale processione della domenica delle Palme, che ogni anno riunisce migliaia di fedeli in cammino da Betania alla piscina di Betzatà, dietro la spianata delle moschee, ed è stata sostituita da un più semplice momento di preghiera nella basilica del Getsemani. La Messa crismale del Giovedì Santo è stata rinviata a data da destinarsi, non appena la situazione lo consentirà, possibilmente entro il tempo pasquale. Le chiese della diocesi restano aperte, facendo il possibile per favorire la preghiera e la partecipazione dei fedeli locali alle celebrazioni pasquali. Uno spiacevole incidente si è verificato al mattino della domenica delle Palme, quando al Patriarca e al Custode di Terra Santa, p. Francesco Ielpo, la polizia israeliana ha negato l’ingresso al Santo Sepolcro; ma nella stessa serata è arrivato il chiarimento tra autorità israeliane e cattoliche, con un successivo accordo per lo svolgimento delle liturgie pasquali.

Il card. Pizzaballa in una lettera inviata lo scorso 22 marzo ha esortato i fedeli a non scoraggiarsi e a seguire l’invito di Gesù ai suoi discepoli a pregare sempre, senza stancarsi mai (Lc 18,1), valorizzando in modo particolare la preghiera in famiglia e nelle comunità religiose. Ha poi espresso un auspicio per la pace: “Desideriamo la pace, innanzitutto per i nostri cuori turbati. Solo la preghiera può donarla. La Pasqua, che celebriamo nel segno della passione, morte e risurrezione di Cristo, ci ricorda che nessuna oscurità, nemmeno quella della guerra, può avere l’ultima parola. Il sepolcro vuoto è il sigillo della vittoria della vita sull’odio, della misericordia sul peccato. Lasciamo che questa certezza illumini i nostri passi e sostenga la nostra speranza”.

L’eccezionalità del momento presente è messa in evidenza dall’eccezionalità delle misure prese: mai, neanche durante la pandemia del Covid-19, era capitato che il luoghi santi, anche cristiani, rimanessero chiusi per così tanto tempo. I pellegrinaggi, spariti da due anni e mezzo, mettono in seria difficoltà i cristiani locali, rendendo ancora più urgente la nostra solidarietà attraverso la colletta del Venerdì Santo per la Terra Santa. E non meno importante dell’aiuto economico è la vicinanza spirituale e nella preghiera verso coloro che, eredi dei primi cristiani, custodiscono assieme ai frati francescani i luoghi da cui è tornato alla vita il Principe della pace, vincitore del peccato e della morte.

d. Stefano Vuaran