Aviano, Cro, 18 febbraio: omelia per le Ceneri del Vescovo Giuseppe Pellegrini

Sorelle e fratelli carissimi, iniziamo oggi un cammino di autenticità, un pellegrinaggio dell’anima, che ci sprona a guardare dentro di noi e a confrontarci con la Parole di Dio, facendo verità nella nostra vita. Lo facciamo in questa cappella del CRO, in un luogo dove la sofferenza e la fragilità della nostra umanità ci aiutano a scoprire che stiamo per iniziare un tempo favorevole per la nostra conversione, accogliendo l’amore del Signore attraverso la cura e la vicinanza di tante persone che vi vogliono bene. Percorrendo con fede questo cammino, in ascolto della Parola di Dio e con il rito austero delle Ceneri che riceveremo sul capo, possiamo trovare luce e nutrimento per illuminare la nostra vita e per giungere ad un vero e profondo rinnovamento del cuore, riconoscendo la nostra fragilità e piccolezza davanti a Dio e orientandoci verso la gioia del Vangelo.

Le letture che la liturgia ci propone per questo giorno, convergono nel segno della sincera conversione, della riconciliazione e della verità del nostro rapporto con Dio. Il profeta Gioele nella prima lettura ci rivolge un grido d’amore urgente: “Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso” (2,13). Spesso pensiamo alla Quaresima come a un tempo di tristezza e di divieti. Al contrario, è il tempo della riconciliazione. Dio non ci sta chiedendo di sentirci in colpa ma di sentire il bisogno e le necessità di accoglierlo nella nostra vita, come la terra arida che aspetta la pioggia e il primo passo da fare è recuperare la nostra interiorità. Non serve cambiare le apparenze esterne o indossare la maschera dei ‘bravi cristiani’, se dentro di noi il cuore rimane indurito, egoista o indifferente. Conversione significa cambiare mentalità, cambiare lo sguardo, smettendo di guardare solo il proprio ombelico, le proprie ferite o i propri successi, per iniziare a guardare il mondo e le persone con gli occhi di Dio. La conversione richiede un cambio di direzione: da mettere noi al centro al metterci alla sequela di Gesù. San Paolo, nella seconda lettura, ci rivolge una supplica toccante: “Vi supplichiamo, in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2Corinzi 5,20). La conversione non è uno sforzo della nostra volontà, non siamo eroi che scalano la vetta della santità. È Dio che bussa alla porta del nostro cuore, ci abbraccia e ci chiede, se lo desideriamo, di metterci alla sua sequela. Perché è proprio questo “il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (6,2). Ogni momento della nostra vita, se lo vogliamo, può diventare un tempo favorevole per incontrarci con il Signore. Carissimi, anche il tempo della sofferenza e della malattia, come molti in questo ospedale stanno vivendo, può diventare un tempo favorevole, non perché il dolore sia un bene in sé, ma perché ci può aiutare a fidarci di Dio e a sentire vicino l’amore di tante persone che ci si prendono cura di noi. Ogni occasione può essere efficace per riallacciare i legami con il Signore.

La pagina del Vangelo di Matteo ci mette in guardia dal rischio più grande della vita spirituale: l’esibizione e lo sfoggio della religiosità. L’ostentazione trasforma spesso la fede da un atto di umiltà a uno strumento di auto-affermazione, a una uno specchio in cui ammirare la propria immagine.La vera sfida non è nascondere la propria fede, ma assicurarsi che essa sia radice e non solo fogliame. Una fede autentica si riconosce dai frutti (le azioni, la compassione, l’integrità) piuttosto che dai segni esteriori.  Gesù parla dei tre pilastri della pietà ebraica e anche cristiana: la carità, la preghiera e il digiuno. In ognuno di essi ripete con forza e novità: “e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6,4.6.18). L’ipocrisia è vivere per il ‘mi piace’ degli altri, è cercare l’approvazione del mondo, il sentirsi giusti perché si compiono dei riti. Ma la cenere ci ricorda che siamo polvere e davanti a Dio le nostre maschere sono destinate a cadere. Il cammino quaresimale ci aiuta a ritrovare il gusto e la bellezza del “segreto”. Pregare nel segreto significa ritrovare un dialogo quotidiano e intimo con Dio, lontano dal rumore. Digiunare nel segreto significa togliere spazio al cibo e alle cose futili e inutili per far spazio alla fame di Dio. Fare l’elemosina nel segreto significa amare senza pretendere nulla ed essere vicini a chi soffre o si trova nel bisogno. La conversione, però, se rimane chiusa nel segreto del cuore senza fiorire in opere e senza testimonianza, rischia di essere solo un’illusione. La vera conversione deve tradursi in gesti concreti di misericordia. Non c’è amore per Dio che non si trasformi in amore per il prossimo.

Nel messaggio quaresimale Ascoltare e digiunare, papa Leone ci invita ad una profonda conversione attraverso il silenzio e la carità, rinunciando alle “parole che percuotono e feriscono il prossimo” e al digiuno che non è mai fine a se stesso ma operoso nella carità. Vi esorto a tradurre nella quotidianità della vita questi suggerimenti del Santo Padre tramite la misericordia. La misericordia dell’ascolto: in un mondo dove tutti gridano, convertiti dedicando ad ascoltare chi è solo, chi è anziano e chi ha bisogno di sfogarsi. La misericordia del perdono: fare il primo passo abbattendo il muro del rancore, attingendo alla sorgente della confessione sacramentale. La misericordia della condivisione: guardate alle necessità delle vostre comunità, a chi è nel bisogno e chi è solo, a chi soffre in casa e negli ospedali. La carità non è il superfluo, è dare una parte di se stessi.

Chiediamo la grazia che, arrivati alla notte di Pasqua, il nostro cuore non sia lacerato dalle divisioni ma guarito dalla misericordia di Dio e che avremo saputo dare ai nostri fratelli e sorelle. Che il Signore benedica questo nostro inizio. Buon cammino di Quaresima.

                                                           + Giuseppe Pellegrini, vescovo