L’Omelia del Vescovo per l’apertura del Giubileo 2025 in Diocesi

Il Vescovo Pellegrini all'apertura del Giubileo 2025 il 29 dicembre 2024, alla Madonna di Tavella
Il Vescovo Pellegrini all'apertura del Giubileo 2025 il 29 dicembre 2024, alla Madonna di Tavella

“Non abbiate paura di mettervi in cammino e spalancare il vostro cuore”

Domenica 29 dicembre alle 10 a Concordia e alle 15 a Pordenone si è tenuta l’apertura dell’anno giubilare diocesano. Alle 10 il rito ha avuto inizio alla Madonna della Tavella da cui è iniziato il cammino che ha condotto alla Cattedrale di Santo Stefano. Alle 15 a Pordenone l’assemblea si è riunita nel Santuario delle Grazie dove poi il crocefisso è stato portato in cammino fino al Duomo Concattedrale di San Marco.

Ecco l’omelia di S.E. il vescovo Giuseppe Pellegrini.

Carissimi, è con grande gioia e commozione che a distanza di nove anni siamo qui per l’apertura del Giubileo nella nostra Diocesi di Concordia-Pordenone con il segno del pellegrinaggio e l’ingresso in Chiesa dietro la Croce. Ringraziamo Dio, Padre di misericordia perché ci manifesta ancora una volta il suo grande amore, invitandoci alla conversione e al perdono. Camminiamo con rinnovata speranza vero il suo Regno di amore, di giustizia e di pace.
La liturgia della Parola della festa della Santa Famiglia ci aiuta a comprendere l’irruzione di Dio nella storia dell’umanità che avviene nella quotidianità della vita di una famiglia che ha il suo fondamento nell’amore di Dio che si è rivelato a noi nel suo Figlio Gesù. Come ogni anno Giuseppe e Maria si erano messi in viaggio per l’annuale pellegrinaggio al Tempio per la festa di Pasqua, conformemente alla legge del Signore. Gesù diventato adulto dal punto di vista religioso sale con loro e vi rimane. Preoccupati dell’assenza, Maria e Giuseppe angosciati ritornano al Tempio a cercarlo. Sorprendente la risposta di Gesù: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Luca 2,49).

Non siamo di fronte al capriccio di un giovane adolescente ma alla sua maturità e consapevolezza della missione che il Padre gli aveva affidato. Gesù si staccò da Giuseppe e da Maria per avvicinarsi ancora più profondamente e totalmente a Dio, ritrovando così la sua identità più profonda. Gesù non scappò fisicamente dalla sua famiglia, infatti ritornò con loro a Nazareth, ma donò totalmente il suo cuore a Dio, consapevole della chiamata e della vocazione che Dio gli aveva affidato nel momento dell’incarnazione. Dio è l’Emmanuele, il Dio con-noi, che si è fatto carne nel Figlio per farci diventare come lui e per riportarci nell’abbraccio del Padre.

“Per accogliere la speranza è necessario anche per noi mettersi in cammino”

È proprio dalla consapevolezza di Gesù di essere amato dal Padre e che il Padre ama tutta l’umanità, che inizia il compito missionario della Chiesa e dei cristiani: annunciare nel mondo l’amore e la salvezza che Dio opera in Gesù. Una Chiesa appassionata di Dio e dell’umanità, che cammina dietro il Maestro insieme ai fratelli e alle sorelle per portare la gioia del Vangelo.
“Se Dio viene – ci ha ricordato papa Francesco nell’apertura dell’Anno giubilare – la speranza non è morta, la speranza è viva e avvolge la nostra vita per sempre! La speranza non delude”. Per accogliere la speranza, è necessario anche per noi mettersi in cammino, meglio, come hanno fatto Maria e Giuseppe, rimettersi in cammino “per rivedere Gesù e rimanere stupiti” (v. 48) di fronte alla graduale manifestazione del Figlio di Dio. Stupirsi è aprirsi agli altri e comprendere le loro ragioni e i loro punti di vista; stupirsi è guardare il mondo da un’altra prospettiva, dalla prospettiva di Dio. Il Giubileo ci offre l’occasione per accogliere l’esperienza viva dell’amore di Dio, per poterla donare agli altri perché susciti nel cuore di chi la incontra la speranza certa della salvezza in Cristo.

La speranza, come ha detto papa Francesco, è la più piccola delle virtù ma la più forte

Carissimi, abbiamo bisogno di questo tempo particolare che è Giubileo per sentirci amati da Dio, per accorgerci che ci è vicino e non ci lascia mai soli e anche per riaccendere la speranza, “la più piccola delle virtù, ma la più forte” (papa Francesco), soprattutto in questo nostro tempo nel quale si fatica sempre più a coglierne le tracce. Se guardiamo l’orizzonte del mondo alla fine di quest’anno e all’inizio dell’anno Giubilare, ne rimaniamo spaventati. L’umanità è lacerata dall’odio e dalla violenza e tutto sembra travolto dal male. La guerra russo-ucraina, dopo quasi tre anni, continua con il suo carico di morti e sofferenze. Gaza e altri paesi del medio oriente sono diventati luoghi di distruzione e di morte e in tante parti del mondo continuano a scoppiare devastanti conflitti. Molte persone, uomini, donne e bambini quotidianamente scappano dai loro poveri paesi alla ricerca di una vita più dignitosa, ritrovandosi ad essere ‘richiedenti asilo’. Vi invito a leggere con attenzione e ad accogliere l’accorato appello, che papa Francesco ha rivolto al mondo intero nel suo messaggio natalizio, di lasciarci perdonare da Dio, di riconciliarci tra di noi e di far tacere le armi.
Non abbiate paura di mettervi in cammino per spalancare la porta del vostro cuore e per aggrapparvi alla speranza senza cedere alla rassegnazione, perché quando il nostro cuore è chiuso diventa duro come una pietra, impedendoci di amare e di credere che il bene vince il male, anche il nostro male. Di fronte alle tante macerie della storia siamo chiamati a scorgere quei piccoli segni e gesti presenti nel mondo di oggi. Sono segni di prossimità, di solidarietà e di amore che ci dicono che la speranza non è morta, perché l’amore è più forte della morte e più lungo del tempo della vita. Ecco perché nella Bolla di indizione del Giubileo ordinario dell’anno 2025 papa Francesco scrive: “Oltre ad attingere la speranza nella grazia di Dio, siamo chiamati a riscoprirla anche nei segni dei tempi che il Signore ci offre. […] È necessario, quindi, porre attenzione al tanto bene che è presente nel mondo per non cadere nella tentazione di ritenerci sopraffatti dal male e dalla violenza” (n. 7).
Il cuore del Padre e di Gesù sono aperti così come sono aperte le porte della Chiesa! Senza paura accogliamo l’invito di metterci in cammino e di entrare. Il Signore ci aspetta sulla soglia, specialmente i più deboli, ci prende per mano invitandoci ad entrare. Potremo così riscoprire il senso vero della nostra umanità e della nostra vita, la sacralità di ogni vita, la gioia della famiglia, della fraternità e l’impegno di donarci agli altri, specialmente ai fratelli e sorelle che sono nel dolore.
Carissime e carissimi, il cammino Giubilare sia per tutti una forte esperienza di misericordia, di conversione e di perdono, anche attraverso l’indulgenza, diventando portatori di speranza là dove è stata smarrita, là dove c’è oscurità, sofferenza e paura.
Buon cammino giubilare!