Udienza del mercoledì: il papa “grazie per il sostegno delle vostre preghiere”

“La prima cosa che vorrei dirvi è grazie: grazie per il sostegno delle vostre preghiere”. Nella prima udienza generale dopo il ricovero, Papa Leone XIV parla a braccio per ringraziare la folla straripante di preghiere che lo ha accolto in piazza San Pietro, nonostante la pioggia battente su Roma. A soli otto giorni dall’operazione al Policlinico Gemelli per un adenocarcinoma polmonare che ha comportato l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, l’udienza di oggi ha segnato un completo ritorno alla normalità per il Santo Padre, che nonostante la convalescenza ha fatto il suo ingresso dall’Arco delle Campane sulla papamobile aperta ai lati e coperta solo nella parte superiore per ripararsi dalla pioggia.

“Grazie a Dio per la sua generosità”, ha proseguito sempre a braccio nell’esordio della catechesi: “Rinnoviamo tutti la nostra fiducia nella bontà e nella misericordia di Dio”,

l’invito. Ad ascoltarlo, una folla immensa di fedeli che ha congestionato tutti i varchi d’accesso già da un’ora prima dell’appuntamento del mercoledì e ha punteggiato tutto il tragitto papale tra i vari settori della piazza delimitati dal colonnato del Bernini con applausi e battimani, scandendo a più riprese e a gran voce, nelle varie lingue, il suo nome. Il ritorno alla normalità del Pontefice è stato sancito anche durante l’udienza, in Sala Clementina, concessa subito prima dell’udienza generale ai partecipanti al Convegno “La santità nella storia” organizzato dal Dicastero delle Cause dei Santi.

“È bello vedere tanto entusiasmo per i santi di oggi”,

il primo saluto, fuori testo, ai presenti.

“Il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare”, ha detto il Papa proseguendo il ciclo di catechesi sulla Gaudium et Spes, nella parte dedicata al sacramento del matrimonio, come “reciproca donazione dell’uomo e della donna” e alla fecondità matrimoniale. “Non limitandosi all’attrattiva erotica, che pure integra in sé, l’amore coniugale coinvolge tutta la volontà degli sposi, ravvivandone gli affetti dell’animo ed esprimendosi mediante sentimenti e gesti di tenerezza”, ha spiegato Leone XIV: “Abbracciando il bene di tutta la persona dell’uomo e della donna, uguali nella dignità, quest’amore pervade tutta quanta la vita dei coniugi, trovando espressione negli atti esclusivamente propri del matrimonio. Mentre significa l’amore integrale da persona a persona, la singolare intimità degli sposi ne favorisce la mutua donazione e arricchisce la loro vicendevole gioia”.

Sono i figli, ha ribadito il Pontefice, “il dono più eccellente del matrimonio”: da ciò consegue sia che “la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura”, scongiurando “l’aborto come l’infanticidio”; sia che “gli atti specifici della vita coniugale, ordinati secondo la vera dignità umana, devono essere rispettati con grande stima”.

Soffermandosi sulla “funzione sociale della famiglia”, che nel documento conciliare è definita “una scuola di umanità più ricca” e “il fondamento della società”, Leone ha richiamato “tutti coloro che hanno responsabilità sociali, specialmente in ambito politico e culturale, al dovere di

collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia”.

“Quest’impegno è più che mai urgente”, l’appello: “La Chiesa lo sa bene, come dimostra la sollecitudine pastorale dei Papi che si sono succeduti dopo l’ultimo Concilio, fino alla duplice Assemblea sinodale voluta da Papa Francesco, sulla quale sono ritornati, nei giorni scorsi, i Capi delle Chiese Orientali Cattoliche e i Presidenti delle Conferenze Episcopali”.

“La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana”,

le parole dalla Sala Clementina. La santità canonizzata “richiede di essere provata da testimonianze autentiche, credibili e al di sopra di ogni sospetto”, ha spiegato il Papa, ricordando che “fu proprio un autorevole storico come Papa Pio XI a istituire nell’allora Sacra Congregazione dei Riti la Sezione Storica, aprendo le cause dei santi all’utilizzo specifico del metodo storico-critico”. “Anche la trattazione delle cause recenti non può prescindere da una verifica seria e rigorosa di tutto il materiale raccolto”, la tesi di Leone XIV: “Le cause dei santi utilizzano gli strumenti propri dello studio della storia, anche se il loro fine non è fare storiografia, quanto piuttosto far emergere l’esemplarità, la spiritualità e la fama di santità dei candidati agli altari”.

MN