Friuli Occidentale
Polcenigo, 25 settembre “Il racconto del mulino”
«Il mulino diventa metafora di uno sviluppo economico controverso restituendoci una riflessione molto attuale sulle trasformazioni delle tecniche ed il loro impatto sull’ambiente e sulle condizioni di vita delle persone»: con questa motivazione Bruna Braidotti, autrice, attrice e regista della Compagnia di Arti e Mestieri di Pordenone vinse con lo spettacolo “Il racconto del mulino” il Premio biennale internazionale “La scrittura della differenza” a Capri nel 2008, lavoro che continua a essere rappresentato con successo a distanza di molti anni da quel riconoscimento e che si potrà vedere al Teatro Comunale di Polcenigo venerdì 25 settembre, alle 20.45. Lo spettacolo viene realizzato per la XXVII edizione della rassegna “Teatri fuori dai teatri”, realizzata con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, nell’ambito del progetto “Viaggio nelle lingue venete lungo il Livenza” e parte della rete ItaliaFestival, e proseguirà la tournée al Mulino Belfiore di Pramaggiore (Pn) sabato 17 ottobre ore 18.00.
La sinossi ruota attorno a due sole figure sceniche, che restituiscono le trasformazioni sociali del territorio del Nord-Est italiano. Bruna Braidotti inizialmente veste i panni di una signora che si appresta a tenere una conferenza sul tema del mulino idraulico, per spiegare come solo a partire dall’alto medioevo si diffuse la ruota idraulica in concomitanza con la diminuzione dello sfruttamento degli schiavi. Il racconto poi continua riavvolgendo il nastro del tempo per arrivare ai primi monasteri, ai frati e ai luoghi dove in epoca premoderna compaiono le ruote idrauliche. L’atmosfera si fa più intima, grazie alla musica alla fisarmonica di Nicola Milan ed è lì che incomincia un viaggio nel tempo: si parte dai monasteri d’epoca longobarda e si arriva al mugnaio eretico del Cinquecento, Menocchio, e alla diatriba fra i mugnai e i padroni delle acque che le utilizzano per la fluitazione del legname, alla dominazione veneziana che ha spogliato i boschi del Friuli, alla scomparsa nell’epoca industriale del mulino idraulico e all’affermarsi dell’energia elettrica con un altro stravolgimento delle acque e del territorio, fino agli attuali problemi energetici.
Un itinerario storico tracciato da personaggi femminili, dalla monaca Piltrude alla moglie del mugnaio eretico, alla nobile veneziana, alla contadina friulana, alla borghese industriale per finire con la donna di oggi, che non rinuncia al più inutile elettrodomestico. Le diverse protagoniste ruotano attorno al mugnaio, interpretato dal musicista che con la fisarmonica segue, anticipa e commenta le vicende rivissute sulla scena. Le vicende si ispirano a eventi realmente accaduti in Friuli e la lingua segue le inflessioni dei personaggi rappresentati.
Lo spettacolo nasce dalla ricerca che la Compagnia di Arti e Mestieri compie da oltre vent’anni, mettendo in scena le storie, i miti e le leggende che viaggiano sui confini delle acque fluviali d’Italia: «In tutti i percorsi di ricerca abbiamo sempre incontrato il mulino idraulico. È uno dei temi presenti in tutte le drammaturgie sul territorio e, nello specifico, questo spettacolo nacque su incarico dell’Ecomuseo delle Dolomiti Friulane in collaborazione con il Centro culturale Menocchio. I mulini idraulici sono luoghi emblematici che hanno rivoluzionato il modo di produrre. Con queste prime macchine ad acqua è iniziata la rivoluzione tecnologica che condiziona tuttora nel bene e nel male il nostro modo di vivere. La loro comparsa segna il passaggio dal mondo antico, in cui la schiavitù ed il lavoro umano coatto era il motore produttivo fondamentale, all’era moderna in cui lentamente inizia un processo di liberazione dalla fatica con l’ausilio delle macchine, processo controverso e non lineare, ma in cui siamo ancora immersi». Ingresso libero.