Venerdì 18: il terremoto del Friuli dalle parole di Toni Capuozzo

“Il terremoto in fondo è stata una piccola guerra della nostra generazione: un evento che segna tutti e ciascuno, che ti obbliga a decidere quali sono le cose importanti e quali vuoi conservare, che ti costringere a cominciare daccapo. In quei giorni scoprii di amare il Friuli molto di più di quanto non sapessi”: così scrive il noto giornalista Toni Capuozzo- madre friulana e padre napoletano, giramondo per mestiere di cronista – nel volume edito in occasione del 50° del terremoto: “Una piccola guerra. Il 6 maggio in Friuli” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 157 pag., 16 euro). Lo stesso che viene presentato dall’autore in dialogo con Marco Agrusti venerdì 18 settembre alle 17, al Palafumetto del Parco Galvani.
Il volume ripropone alcuni articoli scritti nel passato per raccontare qualcosa che ai più poteva essere sfuggito: la vita nelle tendopoli, la gestione della paura dei primi giorni, ma vi si legge anche parte di un testo teatrale scritto con Remo Anzovino. Cinque sono i testi riproposti (degli anni 1984, 1986, 2009, 1979) e due gli allegati: il primo dedicato alle indicazioni che vennero date alla popolazione terremotata riguardo alla gestione delle propria salute, il secondo “Vivere il terremoto” suddiviso a sua volta in due parti: “Il terremoto e le sue cause” e “Il terremoto in Friuli”, corredata quest’ultima da una interessante tabella che riassume i grandi terremoti che sconvolsero il Friuli nei secoli – e che vennero dimenticati -, alcuni molto distruttivi come quello del 1348, che fece cadere parte del Castello di Udine e la Basilica di Aquileia.
Gli articoli vibrano dell’emozione ancora fresca di chi li scrisse, fatto di cui la citazione riportata dà buona testimonianza: è un amore che si mescola ad una constatazione che prende via via corpo, ossia che il terremoto, come una piccola guerra appunto, ha rubato tanto, a qualcuno quasi tutto; ma al contempo ha pure portato un di più, che i friulani non avrebbero potuto raggiungere senza: “Tanto cemento, tanti risparmi e crediti e mutui, tanti metri cubi. Tanto di tanto; che non gli sembra nemmeno suo”. Una conclusione dolce amara per un libro di ricordi belli e prese di coscienza anche aspre: scritto da un giornalista nato a Palmanova, che ha ritrovato la sua radice friulana e la sua vena da cronista: due qualità che obbligano alla asciuttezza e alla ricerca della obiettività.
Simonetta Venturin