Regione FVG
50° del Terremoto: libro Ana “Gli Alpini ai fraidis”
“Il ruolo degli Alpini nelle ore tragiche del terremoto del ’76 e in tutti i mesi successivi ha rappresentato il primo germoglio da cui è nata quella straordinaria esperienza che è la Protezione civile italiana: ricordare quella vicenda con un libro e un docufilm con il contributo della Regione era un’operazione doverosa”.
Sono parole dell’assessore regionale con delega alla Protezione civile Riccardo Riccardi che ha introdotto a Trieste la presentazione del volume “Gli Alpini ai fraidis” [Gli Alpini ai fratelli]. Terremoto del Friuli 1976. Le penne nere sul fronte della ricostruzione” curato dall’Ana, l’Associazione nazionale Alpini, per i tipi di Susalibri.
Riccardi ha espresso gratitudine al presidente dell’Ana Sebastiano Favero, presente all’evento, “per un’operazione che non è solo di memoria ma che guarda lontano, con l’attività dei campi scuola e che vedrà l’Associazione nazionale Alpini ricevere lunedì prossimo a Tolmezzo il meritato premio della Fondazione per la Sussidiarietà. Oggi più che mai – ha rilevato l’assessore – abbiamo bisogno di esaltare la cultura della solidarietà”.
Occorre, come ha detto Favero, riportare al centro la parola “insieme” per evitare che la dimensione sociale delle nuove generazioni si consumi nella presunta onnipotenza di un telefonino.
Il libro raccoglie in 224 pagine tantissime foto e testimonianze incentrate sugli undici cantieri nei quali s’impegnarono le penne nere in oltre un milione di ore di lavoro incessante che diede priorità alle scuole e alle strutture per gli anziani. Ne sono curatori il colonnello Mario Renna, intervenuto alla presentazione, e Laura Rosa, del Centro Studi Ana, con il supporto di Mauro Bondi e Paolo Saviolo, quest’ultimo tra i presentatori dell’iniziativa nella Sala Predonzani del Palazzo della Regione.
Il docufilm sarà proiettato per la prima volta il 15 settembre a Milano: una data non casuale, poiché coincide con la giornata di quella seconda lunga scossa di cinquant’anni fa che, come ha ricordato Favero, avrebbe potuto tagliare le gambe ai friulani e alla loro volontà di ricostruzione, ma così non fu.